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DIRETTIVA UE RIFIUTI ELETTRONICI: COSTI QUADRUPLICATI

AMBIENTE, DA OGGI SISTRI OPERATIVO. ECCO LE ISTRUZIONI DEL MINISTERO 03 ottobre 2012

(Public Policy) - Roma, 2 ott - (di Andrea Curiat) Quanto
vale l'industria della gestione rifiuti da apparecchiature
elettriche ed elettroniche (Raee) in Italia? Circa 200
milioni di euro, suddivisi tra 180 operatori pubblici e
privati, che trattano ogni anno 740 mila tonnellate di
rifiuti elettronici.

Ma il settore potrebbe conoscere un forte impulso nel corso
dei prossimi anni: entro il 14 febbraio del 2014 l'Italia
dovrà recepire la nuova direttiva europea Wee ("Waste of
electric and electronic equipment") che fissa i nuovi
obiettivi di raccolta e smaltimento dei rifiuti elettronici.
In base alla normativa, il tasso di raccolta ufficiale dovrà
salire dal 22% attuale dell'immesso totale sul mercato, al
45% nel 2016 e al 65% nel 2019.

Il primo identikit completo del settore è stato tracciato
da ReMedia (il consorzio nazionale di imprese che si
occupano della gestione di tutti i rifiuti tecnologici)
nello studio "Il sistema nazionale di gestione dei Raee.
Studio dei flussi e proposte per il raggiungimento dei
target europei", presentato oggi a Roma in occasione del
convegno organizzato dalla Fondazione Symbola per analizzare
l'impatto della nuova Direttiva europea.

I RISULTATI DELLO STUDIO
In base ai risultati dell'indagine e alla luce della
normativa comunitaria, nel 2019 il sistema ufficiale
italiano potrebbe essere chiamato a riciclare 980 mila
tonnellate di rifiuti elettrici ed elettronici, pari a 16,3
kg per abitante. I costi di sistema potrebbero raggiungere i
740 milioni di euro, quadruplicando rispetto al 2011.
Contemporaneamente, il fatturato del settore potrebbe
aumentare del 50% circa.

L'indagine trae le proprie conclusioni a partire da un
quadro dettagliato dello scenario attuale. Nel 2011,
osservano gli analisti ReMedia, è stato immesso sul mercato
italiano un quantitativo pro-capite di apparecchiature
elettriche ed elettroniche domestiche compreso tra i 19 e i
21 kg per abitante. A questi si sommano i prodotti B2B (le
apparecchiature professionali) per ulteriori 17,5 milioni di
unità su tutto il territorio nazionale, pari a 460 mila
tonnellate di prodotti dal valore commerciale di 25 miliardi
di euro.

In totale, fra B2B e B2C (business to consumer), sul
mercato italiano sono state immessi nel 2011 1,2 milioni di
tonnellate di prodotti elettronici, per un totale di oltre
500 milioni di unità vendute e 43 miliardi di euro di
valore. La crisi ha comunque sortito i propri effetti: in
alcuni settori (come l'elettronica di consumo e i grandi
elettrodomestici) il calo delle vendite ha raggiunto anche
il 20%. C'è poi il problema dei 'free riders', produttori di
apparecchiature elettriche ed elettroniche che immettono sul
mercato senza essere iscritti al registro e senza finanziare
i costi della gestione dei rifiuti.

Secondo le stime ReMedia, i free raiders costano ai
produttori che rispettano la legge circa 15 milioni di euro
l'anno. Spendere il 10% di questo importo in azioni di
enforcement potrebbe permettere di recuperare circa il 50%
della quota di contribuzione evasa.

COME AVVIENE LO SMALTIMENTO
In questo scenario si inserisce l'industria di smaltimento
e gestione dei rifiuti elettrici ed elettronici italiana.
Da un lato vi è il sistema ufficiale, che include il centro
di coordinamento, il sistema di distribuzione, gli enti
locali, 16 sistemi collettivi, 200 impianti di riciclo e 70
impianti di trattamento accreditati che hanno gestito nel
corso dell'anno passato 260 mila tonnellate per un giro
d'affari da 68 milioni di euro.

Dall'altro vi è un canale informale costituito invece da
operatori privati, intermediari, riciclatori, recuperatori
di metalli e organizzazioni per il riutilizzo, che
raccolgono, trattano e smaltiscono almeno altre 300 mila
tonnellate (il 35% dei rifiuti domestici generati) con
risultati qualitativamente altalenanti.

Si tratta di un settore estremamente frammentato, in cui
l'Ebitda medio è del 7%, il fatturato medio è di 1,1 milioni
di euro e i volumi medi trattati per impianto non superano
le 4.300 tonnellate. Sommando i risultati conseguiti dal
canale informale a quelli del sistema ufficiale, il tasso di
efficacia nello smaltimento di rifiuti salirebbe al 64%: ci
sono quindi circa 300 mila tonnellate di rifiuti elettronici
che vanno disperse nell'ambiente ogni anno.

I COSTI DEL RICICLO
Secondo le stime ReMedia, il sistema ufficiale di gestione
ha un costo che sfiora i 180 milioni di euro: 680 euro per
ogni tonnellata di rifiuti.

Gli eco-contributi raccolti dai consumatori, visibili ed
invisibili, coprono circa un terzo del costo complessivo del
sistema. L'attuale raccolta dei rifiuti dal cittadino ha un
costo stimato di 63 milioni di euro (242 euro ogni
tonnellata di costo unitario). Il costo medio per la
collettività, fra tasse ed eco-contributi, è di circa 430
euro per tonnellata di rifiuti, pari a 1,8 euro l'anno per
ogni cittadino.

Per raggiungere i risultati previsti dalla normativa
sarebbe necessario quadruplicare nel giro di sei anni i
volumi attuali di rifiuti gestiti dal sistema ufficiale, con
una crescita media annua del 36%. Un traguardo praticamente
inarrivabile, concludono gli analisti di ReMedia, a meno che
non si trasformi il quadro normativo attuale per sostenere
in maniera coerente la crescita del sistema ufficiale di
smaltimento.

L'unica speranza starebbe nell'adottare un nuovo
eco-contributo (possibilità già prevista dalla Direttiva)
con una durata di 6 anni e un'incidenza media del 6 per
mille sul valore economico dei prodotti, quattro volte
superiore rispetto ai livelli del 2011. (Public Policy)

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