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DIRITTI, BOLDRINI: IO MINACCIATA DI MORTE OGNI GIORNO. BASTA ANARCHIA WEB

DIRITTI UMANI, AMNESTY: RESTANO ANTICHI VIZI E TABÙ 03 maggio 2013

(Public Policy) - Roma, 3 mag - Fotomontaggi con il suo
volto su corpi di donne violentate, o sgozzate, sangue che
riempie il catino, centinaia di lettere con messaggi
volgari, macabri e violenti. Pagine Facebook da cui
rimbalzano frasi razziste, xenofobe, sessiste. È la
quotidianità con cui la presidente della Camera Laura
Boldrini è costretta a vivere e che oggi rivela a Concita De
Gregorio in un colloquio a Repubblica. Il quesito che tutta
la squadra che lavora accanto a lei si pone è sempre lo
stesso: "Dare la visibilità e amplificarli, facendo il loro
gioco, o tacere, subire, reagire sul piano della denuncia
individuale senza offrire un più largo palcoscenico a quelle
miserevoli gesta".

"Io non ho paura - afferma la presidente della Camera - ho
paura quando i fotografi inseguono mia figlia di 19 anni in
motorino, ho paura che possa spaventarsi e avere un
incidente. Ho paura quando si appostano sotto casa di mio
fratello Enrico, il più piccolo dei miei fratelli che soffre
di una grave forma di autismo".
"Ma non ho paura io, adesso, di aprire un fronte di
battaglia, se necessario".

La denuncia individuale, precisa Boldrini, è un'arma
spuntata. "La giustizia cammina lentamente - aggiunge - al
cospetto della Rete, quando arriva la minaccia è già altrove
moltiplicata per mille".

La presidente tuttavia non si lascia intimidire e rilancia
con due temi "di cui - incalza - dobbiamo parlare a viso
aperto. Il primo è che quando una donna riveste incarichi
pubblici si scatena contro di lei l'aggressione sessista:
che sia apparentemente innocua, semplice gossip, o violenta
assume sempre la forma di minaccia sessuale, usa un lessico
che parla di umiliazioni e di sottomissioni".

Per Boldrini si tratta di una "cultura sotterranea, in
qualche forma condivisa. Io dico: c'è un'emergenza, in
Italia. Perché le donne muoiono per mano degli uomini ogni
giorno, ed è in fondo considerata sempre una fatalità, un
incidente, un raptus".

La presidente della Camera è convinta che "se questo accade
è perché chi poteva farlo non ha mai sollevato con vigore il
tema al livello più alto, quello istituzionale. Dunque
facciamolo finalmente".

La seconda questione, osserva Boldrini, è se possibile
ancora più delicata, riguarda i reati commessi via web.
"Ogni volta che si interviene per cancellare un messaggio,
ad oscurare un sito - riferisce il portavoce della
presidente della Camera, Roberto Natale - c'è una reazione
fortissima che invoca la libertà e parla di censura". Con
situazioni paradossali.

"Abbiamo individuato un sito
- racconta Valentina Loiero, responsabile comunicazione - di
cui è titolare Antonio Mattia, che aveva diffuso la foto di
una nudista spacciandola per Laura ed aveva dato il via a
commenti sessisti. Abbiamo informato la polizia postale. La
reazione dell'uomo alla visita delle forze dell'ordine è
stata una denuncia di violazione della privacy a cui hanno
fatto seguito in rete accuse di abuso di potere, subito
riprese da esponenti politici della destra".
"So bene - chiarisce Boldrini - che la questione del
controllo del web è delicatissima. Non per questo non
dobbiamo porcela. Se il web è vita reale, e lo è, se produce
effetti reali, e li produce, allora non possiamo più
considerare meno rilevante quel che accade in Rete rispetto
a quel che succede per strada".

La campagna contro Laura Boldrini si è impennata
all'indomani della sua visita alla comunità ebraica il 12
aprile scorso, quando ha parlato della necessità di
"ripristinare il rigore della legge Mancino" a proposito
dell'incitamento al razzismo e all'odio razziale sul web.
Dopo le dichiarazioni rilasciate sulla sparatoria davanti a
Palazzo Chigi, hanno cominciato a circolare centinaia di
messaggi che dicono: "Dovevano sparare a te", "la prossima
sei tu".

La magistratura è avvertita, le denunce sono partite "ma è
come svuotare il mare con un bicchiere", dice. "Credo che ci
dobbiamo fermare un momento e domandarci due cose: se
vogliamo dare battaglia - una battaglia culturale alle
aggressioni alle donne a sfondo sessuale. Se vogliamo
cominciare a pensare alla rete come a un luogo reali, dove
persone reali spendono parole reali, esattamente come
altrove. Cominciare a pensarci, discuterne quanto si deve,
poi prendere delle decisioni misurate, sensate ed efficaci.
Senza avere paura dei tabù che sono tanti a destra come a
sinistra. La paura paralizza. - conclude - La politica deve
essere coraggiosa, deve agire". (Public Policy)

SAF

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