Public Policy
Facebook Twitter Feed RSS

DIRITTI, ONU: TRAFFICO ESSERI UMANI IN AUMENTO, ITALIA FACCIA DI PIÙ

immigrati 20 settembre 2013

DIRITTI, ONU: TRAFFICO ESSERI UMANI IN AUMENTO, ITALIA FACCIA DI PIÙ

(Public Policy) - Roma, 20 set - "La tratta di esseri umani
rimane un fenomeno per dimensioni enormi e il problema è
molto più importante di quanto venga documentato
ufficialmente". Lo dice la relatrice speciale dell'Onu sulla
tratta di esseri umani, Joy Ngozi Ezeilo che ha presentato i
risultati preliminari della sua visita in Italia alla Sioi
di Roma.

Si è trattato di un viaggio iniziato il 12 settembre che
l'ha portata a Roma, Venezia, Torino, Palermo, Napoli,
Caserta e Castelvolturno
dove ha incontrato associazioni
della società civile e istituzioni che si occupano di
contrastare il fenomeno.

L'Italia rimane un Paese di destinazione e transito di
esseri umani sfruttati che provengono principalmente
dall'Africa e dall'est Europa.

"La Nigeria continua a essere il principale Paese da cui
provengono ragazze e donne sfruttate sessualmente
" continua
la relatrice Ezeilo, anche se ci sono "prove di una più
grande internazionalizzazione del fenomeno con vittime
provenienti dall'America latina e dall'Asia".

Arrivano in Italia, in aereo, per mare o in treno e anche
attraverso altri Paesi europei, precisa la relatrice. Le
primavere arabe"hanno esacerbato il problema della tratta
per ragioni sessuali e di lavoro".

La principale causa di traffico di esseri umani è la
prostituzione
, seguita dal lavoro nei settori
dell'agricoltura, delle costruzioni e tessile, spiega la
relatrice, a cui si aggiunge il settore delle collaboratrici
domestiche, dello sport (calcio), dell'accattonaggio e dei
piccoli furti, "che è in aumento e che coinvolge minori
specialmente dalla Romania".

La legislazione italiana "è adeguata e copre il fenomeno della tratta,
che è considerata al pari della mafia e del terrorismo" continua
la relatrice Onu ma problemi ci sono "nel riconoscimento veloce delle
vittime, in particolare dei minori". Fa l'esempio del Cie di
Lampedusa dove la capacità di identificazione delle vittime
"è palesemente inadeguata
. Inoltre c'è molto poco personale
specializzato nell'identificazione delle vittime di tratta.

Alcune donne che avevano dichiarato di avere 18 anni a me
sembravano minori". Inoltre il rischio, "è che la legge
sull'immigrazione corre il rischio di criminalizzare e
portare a non identificare
" coloro che vengono venduti per
diventare schiavi in Italia. I Cie, per Ezeilo, sono
"diventati prigioni per gli immigrati irregolari dove le
condizioni di detenzione sono aggravate da assistenza
inadeguata e scarse condizioni igieniche".

Ezeilo elabora, dopo aver ringraziato il governo italiano
per la cooperazione che ha prestato durante tutta la sua
visita, alcune raccomandazioni preliminari. Quelle finali
saranno presentate alla commissione dei diritti umani delle
Nazioni unite che si riunirà a giugno.

"Un meccanismo centralizzato di monitoraggio e raccolta
dati
" che attualmente non c'è, con dati divisi per genere,
età e nazionalità, un Piano di azione nazionale,
"adeguatamente finanziato e con continuità" per coordinare
gli interventi e che coinvolga anche le associazioni della
società civili e le Ong, una struttura di coordinamento con
un Relatore speciale presso il dipartimento delle pari
opportunità, training al personale di polizia e dei Cie.

Inoltre si raccomanda l'adozione della direttiva 36 del 2011
dell'Ue, la convenzione dell'Ilo n. 189 e quella
internazionale sulla protezione dei diritti dei migranti e
dei loro famigliari.

Infine serve un approccio bilaterale e multilaterali fra
Paesi, conclude la relatrice, e prevenzione tra cui una
campagna d'informazione "che aumenti la consapevolezza e
cambi l'atteggiamento nei confronti delle persone vittime di
tratta
" in particolare in coloro che costituiscono la
domanda di prestazioni sessuali e lavoro illegale "così che
ci sia la consapevolezza che coloro che forniscono questi
servizi sono vittime di uno sfruttamento inumano e
degradante". (Public Policy)

LAP

© Riproduzione riservata