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DISOCCUPAZIONE GIOVANI UE, LETTA SU FT: LA POSTA IN GIOCO È L'EUROPA

24 giugno 2013

CRISI, UNA QUESTIONE DI SALARI

L'ARTICOLO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO SUL FINANCIAL TIMES

(Public Policy) - Roma, 24 giu - S'intitola "L'Europa deve
agire per porre fine alla piaga della disoccupazione
giovanile" l'articolo del presidente del Consiglio Enrico Letta
pubblicato dal quotidiano britannico "Financial Times".
"Quasi 15 milioni gli europei di età inferiore ai 30 -
scrive Letta - non sono né occupati, né seguono corsi di
istruzione o di formazione. 15 milioni corrispondono a un
Paese dell'Unione europea di medie dimensioni. In Italia
sono 2,2 milioni, quasi un giovane su quattro".

Le conseguenze di questo stato di cose, continua il
presidente, non possono essere ignorate. E spiega che "la
disoccupazione nelle prime fasi di una carriera lascia
cicatrici permanenti", che "la perdita di capitale umano a
causa della disoccupazione costituisce una minaccia per il
potenziale di crescita", e che "con l'ascesa del populismo,
solleva questioni circa la sostenibilità del nostro modello
sociale e la stabilità dei nostri sistemi democratici".
È per questi motivi, aggiunge Letta, che il problema ora è
ai primi posti nell'agenda dei leader europei.

"Alla riunione del Consiglio europeo entro questa settimana
- scrive - siamo invitati a concordare un pacchetto comune
di misure", giacché è "soltanto attraverso una serie di
iniziative nazionali e comunitarie complementari che sarà
trovata una soluzione al problema della disoccupazione
giovanile".

Il presidente Letta ha anche ricordato l'incontro a Roma
tra i ministri del Lavoro e delle Finanze di Francia,
Germania, Italia e Spagna, sottolineando che fino ad ora, i
ministri delle Finanze e del Lavoro hanno lavorato
separatamente e che "non ci sarà nessuna crescita economica
né riduzione del debito, senza riforme strutturali nel
mercato del lavoro". E aggiunge: "Allo stesso tempo, le
riforme sono socialmente e politicamente insostenibili senza
crescita e occupazione".

Poi si chiede: "Cosa possiamo fare, sia come singoli Paesi
che collettivamente, per favorire la crescita e alleviare la
crisi del lavoro giovanile?". La risposta, dice, va trovata
senza usare il vecchio strumento del deficit spending. Letta
rimarca che "la crescita basata sul debito ha dimostrato di essere
miope", per cui va stimolata la fiducia. In questa direzione
va l'Italia anche decidendo "di pagare i debiti che la
Pubblica amministrazione ha con società private" in modo da
dare liquidità alle imprese.

"In linea con le raccomandazioni dell'Unione europea -
scrive Letta sul Financial Times - abbiamo appena approvato
misure volte a migliorare l'accesso ai finanziamenti per le
imprese e la promozione degli investimenti in
infrastrutture. Abbiamo anche semplificato la giustizia
civile per ridurre i procedimenti in corso", ma "per quanto
riguarda il mercato del lavoro, c'è ancora molto da fare".

"Questa settimana - annuncia - il mio Governo prenderà
misure significative per ridurre il costo del lavoro su
nuove assunzioni" ma nel contempo "c'è bisogno di un impegno
europeo per individuare strumenti che aiutino i giovani a
trovare un posto di lavoro o di formazione".

Letta scrive che già dal prossimo anno l'Ue deve garantire
che ogni persona sotto i 30 anni riceva un'offerta di
lavoro, o di formazione o di tirocinio e che abbia un lavoro
entro quattro mesi dalla fine della formazione.

Letta chiede più flessibilità nell'uso dei fondi e delle
risorse strutturali dell'Ue in modo che siano efficaci già
dal 2014-15. Chiama in causa la Bei ("La Banca europea per
gli investimenti ha un ruolo chiave da svolgere in questo")
e annuncia: "Una dichiarazione di intenti al vertice di
questa settimana non sarà sufficiente. Dovranno essere prese
misure che rispondano alle esigenze e aspirazioni dei nostri
giovani".

In caso contrario, avverte Letta, "il risentimento può
diventare fertile terreno per i movimenti populisti ed
estremisti", con il rischio che a maggio 2014 venga eletto
un Parlamento europeo di euroscettici.

"La posta in gioco - conclude - non è solamente il futuro
di una generazione, ma le prospettive della stessa Europa".
(Public Policy)

SPE

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