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DISSESTO IDROGEOLOGICO, BARCA: TROPPE AUTORITÀ RALLENTANO I PIANI

31 ottobre 2012

(Public Policy) - Roma, 31 ott - I fondi c'erano, poi non
c'erano più, e poi sono stati ritrovati, almeno in alcuni
casi. Quella delle risorse per i Piani straordinari di
intervento nelle situazioni "a più alto rischio
idrogeologico", è una vicenda complicata: l'ha raccontata
oggi il ministro per la Coesione territoriale, Fabrizio
Barca, intervenendo in audizione alla commissione Ambiente
della Camera.

NEL 2010 UN MILIARDO DI EURO
Lo stanziamento iniziale era di un miliardo di euro,
previsto dalla legge Finanziaria 2010. Le risorse, ha
spiegato Barca, erano "a valere sulle originarie
disponibilità del Fondo sviluppo e coesione (Fsc, uno
strumento nazionale, già Fondo aree sottoutilizzate; ndr) a
parziale modifica delle normali procedure di utilizzo". Su
questa base, nel 2010 erano stati sottoscritti accordi di
programma con le Regioni, per finanziare interventi
prioritari, coinvolgendo le autorità di Bacino e la
Protezione civile. Veniva anche nominato un commissario
straordinario in ogni regione, per l'attuazione degli
accordi.

LA RIDUZIONE DEL FONDO
Negli anni successivi, secondo quanto riferito da Barca,
sono stati ricavati dallo stanziamento 200 milioni di euro
per far fronte all'alluvione del dicembre 2009 in Liguria,
Toscana ed Emilia Romagna, e per le spese conseguenti allo
stato di emergenza in Veneto, Liguria, Campania e Sicilia.
Al ministero dell'Ambiente sono stati poi trasferiti altri
184 milioni. Sui restanti 616 milioni di euro del Fsc sono
intervenute le manovre finanziarie di luglio e agosto 2011,
che, hanno previsto tagli i quali, ha detto Barca, "per come
quantificati nella legge di stabilità 2012, hanno azzerato
le risorse disponibili a tale scopo, nonostante gli accordi
di programma fossero stati già sottoscritti".

653 MILIONI SALVAGUARDARE GLI INTERVENTI URGENTI
"Prendendo atto di questa situazione - ha dichiarato il
ministro per la Coesione territoriale - [...] mi sono fatto
promotore col ministro dell'Ambiente di una concertazione
con le regioni del Sud, preordinata a salvaguardare gli
interventi urgenti [...] già ricompresi negli accordi di
programma sottoscritti con le stesse Regioni".

Il 12 gennaio 2012, ha
quindi ricordato Barca, sono stati siglati con i presidenti
delle regioni interessate accordi che hanno reintegraoto la
dotazione per 653 milioni di euro. La decisione è stata
ratificata da una delibera del Cipe del 20 gennaio, e ha
riguardato Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia,
Sardegna e Sicilia. La reintegrazione è avvenuta attraverso
risorse dei Programmi attuativi interregionali (Pain)
Energie rinnovabili e risparmio energetico 2007-13 e
Attrattori culturali, naturali e turismo (sempre 2007-13), e
dei Par (Programmi attuativi regionali).

L'ATTUAZIONE DEGLI ACCORDI
A garantire l'attuazione degli accordi, la delibera del
Cipe aveva previsto la costituzione di un Gruppo tecnico di
sorveglianza, composto dai rappresentanti del Governo e
delle Regioni interessate, "con poteri di impulso e verifica
sull'avanzamento degli interventi e di proposta della loro
rimodulazione". Le verifiche del Gruppo, ha riferito Barca,
avvengono con cadenza almeno semestrale.

TROPPE AUTORITÀ DECISIONALI
Parlando dell'operato del gruppo, Barca ha espresso
preoccupazione, anche a nome del ministro dell'Ambiente, per
la "sovrapposizione di responsabilità degli enti locali e
dei commissari". Per verificare se il sistema è praticabile,
ha detto il ministro, "sono stati avviati quattro
sopralluoghi 'prototipo' su situazioni di dissesto. [...] Da
tali sopralluoghi sono emerse criticità originate proprio
dalla contemporanea presenza sul territorio di una
molteplicità di autorità decisionali, alcune delle quali
coincidenti con le vecchie gestioni commissariali". Il
rislutato, ha spiegato eufemisticamente Barca, sono
"previsioni assai negative sui tempi d'attuazione: fra 7 e
12 mesi per l'avvio dei cantieri, fra i 13 e 24 in un caso".
(Public Policy)

LEP

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