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Dizionario ragionato
del referendum

costituzione 17 ottobre 2016

di Mario Nanni

Dizionario ragionato del referendum (scarica il documento completo)

Estratto:

ABBASSARE I TONI. O CAMBIARE PROPRIO MUSICA?
Ogni volta che la polemica politica diventa rovente, fino a superare il livello di guardia della civiltà e della decenza - sta accadendo anche in questo referendum sulla riforma costituzionale - risuona puntualmente il ritornello o l'appello: abbassiamo i toni! Ma è solo questione di volume?

Se lo fosse, allora sarebbe lecito insultarsi a voce più bassa? Forse sarebbe meglio cambiare ritornello: non abbassare i toni ma cambiare proprio la musica, lo spartito. Perché di questo si tratta.

L’appello ai due opposti fronti del Sì e del No, rivolto dal presidente Mattarella, per un confronto composto e rispettoso, non solo per il prima ma anche per il dopo referendum, è stato un richiamo alla responsabilità e al rispetto reciproco delle opinioni. Ma sarà accolto solo a parole o sarà messo in pratica?

ACCELERARE LE LEGGI O FINIRE NEL LABIRINTO?
Uno dei pregi attribuiti dai fautori del Sì alla riforma costituzionale che modifica il bicameralismo paritario: farà accelerare, velocizzare l’approvazione delle leggi, eliminando l’attuale ping pong tra i due rami del Parlamento.

Si dice: la Camera approverà le leggi ma il Senato potrà dire la sua in varie occasioni e circostanze e su determinate materie. Ma qui i fautori del No obiettano: altro che accelerare, la strada sarà più tortuosa.

Dice il professor Stefano Rodotà: quante sono le nuove e diverse procedure di approvazione delle leggi previste nella riforma? Neppure gli studiosi più esperti sono riusciti a dare una lettura univoca del loro numero. Quindi si passerebbe - è la tesi di Rodotà - dal bicameralismo paritario al bicameralismo pasticciato ( e labirintico).

ACCERCHIAMENTO
Banca d’Italia, Fondo monetario internazionale, Ufficio parlamentare di bilancio: autonomamente, ma in modo convergente, da questi tre interlocutori sono arrivate al Governo docce gelate: hanno corretto le previsioni di crescita del pil, e ridimensionato scenari di crescita non autorizzati da fatti concreti. Poi si è messo in mezzo il Financial Times scrivendo che la riforma renziana è un ‘’ponte verso il nulla’’, il Wall Street Journal analogamente critico.

E ancora: il ricorso al Tar contro la scheda referendaria mostrata da Renzi in tv che non indicherebbe gli articoli da cambiare in Costituzione, come prevede una legge del 1970; i sondaggi che continuano a dare il No in vantaggio; le tirate d’orecchi da parte di Napolitano per gli errori iniziali d’impostazione che potrebbero compromettere la campagna referendaria favorendo la causa del No; lo scambio di accuse sanguinose con D’Alema. E l’elenco potrebbe continuare.

Non stupisce, dunque, che negli ambienti renziani si respiri un clima da accerchiamento, da cittadella assediata. Da qui – nonostante la promessa di non personalizzare più il referendum- la ricorrente tentazione ‘’napoleonica’’ di abbandonarsi allo schema della guerra contro tutti. O , come ironizza D’Alema, di uno contro il resto del mondo. E si spiega anche, all’opposto, la frase del premier pronunciata a Torino: non lasciatemi solo, da solo non ce la faccio. Parole che un Renzi orgoglioso mai avrebbe detto nella stagione del consenso.

APPELLO A RENZI: NON DISTRUGGERE IL PD, SI RISCHIA IL DESERTO
Lettera aperta del presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi ( che al prossimo congresso del Pd ha in mente di candidarsi alla segreteria, su una piattaforma di recupero dei valori del socialismo).

Rossi si è schierato per il Sì ma è allarmato dal clima da ‘’guerra civile verbale’’ che si respira nel Pd e tra gli elettori. E gli ha indirizzato un accorato appello: ‘’ Non ti accorgi che in questo braccio di ferro stai logorando il tuo partito, che stai incurvando le travi che reggono la tua casa?’’ Poi lo taccia di illiberale: ‘’ Nell’etica della diversità e della distinzione c’è il germe del pensiero liberale. Dovresti riscoprirlo’’. Infine , parafrasando Tacito, avverte: si rischia il deserto e non lo chiameremo pace’’

ARCHIMEDE, SERVE UNA LEVA ANCHE IN POLITICA
Come lo scienziato siracusano, che cercava una leva per sollevare il mondo, anche il premier ha bisogno di una. “A Renzi serve un’idea per salvarsi dal duello rusticano sul referendum’’ ( Stefano Folli, su Repubblica)

AUTOELOGIO, PREMIER GENIO DEL MARKETING?
"Nessun genio del marketing: il testo della scheda referendaria è il testo del titolo della riforma, su cui entrambi i fronti ( del No e del Sì) hanno raccolto le firme per chiedere l’indizione del referendum confermativo. Così il premier ha replicato a chi ha fatto il ricorso al Tar contro la scheda ‘’semplificata’’ mostrata in Tv ( una scheda fatta di slogan propagandistici, accusano gli avversari).

Renzi deve aver studiato bene le figure retoriche. Con questa precisazione, senza fare dello psicologismo, qualcuno è indotto a supporre che il genio del marketing si creda proprio lui. Quindi si tratterebbe di un auto-elogio subliminale. Non senza qualche fondamento, bisogna riconoscere. (Public Policy)

@NanniMario

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