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Dl Competitività, Cattaneo: furbata anti-ogm, introduce divieti illegittimi

Ogm 11 luglio 2014

ROMA (Public Policy) - Il comma del dl Competitività che individua alcuni strumenti per assicurare l'effettività dei divieti e dei limiti imposti per la coltivazione di ogm (organismi geneticamente modificati) in Italia è, "se mi è consentito usare una terminologia adeguata allo stile comunicativo del Governo, una 'furbata'". Lo scrive la senatrice a vita Elena Cattaneo in una lettera indirizzata ai presidenti delle commissioni Industria e Ambiente al Senato, massimo Mucchetti e Francesco Maria Marinello.

Riferendosi al comma, la senatrice scrive che "si tratta di un chiaro tentativo di produrre manipolazioni di fatti scientificamente controllati, ovvero di sovvertire per scopi politici il metodo razionale nella valutazione dei rischi e il principio della libertà d'impresa". La relazione di accompagnamento del Governo, spiega la senatrice, afferma che si tratta di introdurre sanzioni per chi viola i divieti del regolamento comunitario sulla sicurezza alimentare.

"Ma questo è inesatto perché il regolamento in questione non contiene divieti, né può farlo", scrive Cattaneo. Negli ultimi anni, "dopo che la giurisprudenza nazionale e comunitaria si è orientata a negare la validità delle norme statali che vietavano la coltivazione di ogm già autorizzati a livello Ue, l'Italia e altri Paesi hanno optato per un'altra strada, cioè emanare provvedimenti d'urgenza, che, giocando sulla lentezza della Commissione europea a decidere, si inventavano nuovi studi scientifici che ponevano in dubbio la sicurezza dei mais ogm già autorizzati al fine di introdurre un divieto temporaneo (fino a 18 mesi) di coltivazione", sottolinea la senatrice.

Con il dl Competitività "il Governo vuole essere libero di reiterare misure di urgenza in via continuativa, senza timore che qualche temerario nel frattempo lo provochi. Viene da chiedersi - si domanda la senatrice - qualora il comma fosse mantenuto sfidando quella che a me sembra una palese incostituzionalità della norma cosa succederà se, una volta violata la norma di divieto, il coltivatore sia sottoposto a giudizio penale e nel frattempo arrivi una pronuncia Ue che dichiari l'invalidità della misura temporanea. Il che è ovviamente possibilissimo, ed anzi è già avvenuto".

L'intento della legge "è chiaramente quello di fare da norma di chiusura, impedendo ulteriori sfide individuali alle varie disposizioni di urgenza che si susseguiranno una dopo l'altra, senza soluzione di continuità finché l'Italia e altri Paesi non riusciranno finalmente a strappare all'Ue la libertà di vietare in toto sul territorio nazionale la coltivazione di ogm".

Di fatto, "il decreto criminalizza con la reclusione fino a tre anni la sola coltivazione di piante geneticamente migliorate, lasciando campo libero alle grandi multinazionali sementiere che potranno continuare a produrre mais e soia oltreoceano a partire da semi ogm per poi far arrivare nei nostri mangimifici, e quindi sulle nostre tavole, circa 8 milioni di tonnellate di soia e mais", si legge nella lettera. Nel 2010 e poi ancora nel 2013 sono stati coltivati in Italia con mais ogm circa tre ettari per una produzione media stimabile di circa 30 tonnellate di mais.

"Appare avventuroso sostenere che la competitività italiana avrà un qualche stimolo vietando la produzione di 30 tonnellate di mais ogm (il valore di tali merci è di seimila euro totali ai prezzi attuali del mais) dal momento che buona parte dei quattro milioni di tonnellate di mais che importeremo quest'anno possono derivare da quello stesso tipo di mais ogm estero contro cui si erge severo il dl Competitività". (Public Policy)

FRA

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