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DL IMU, PD FA RICORSO SU EMENDAMENTI IVA E IRPEF

stabilita', verso ok commissione. Voto su pacchetto governo-relatore 07 ottobre 2013

DL IMU, PD FA RICORSO: RIAMMETTERE EMENDAMENTI SU IVA E IRPEF

aggiornamento ore 18,11

(Public Policy) Roma, 7 ott - È stato riammesso dalle commissioni Bilancio e Finanze della Camera l'emendamento del Pd al dl Imu che prevede di far pagare la tassa sulla casa alle abitazioni con rendita superiore ai 750 euro. L'emendamento, a prima firma Maino Marchi, è stato però riformulato ed è stata eliminata la previsione di riportare l'Iva al 21% dal 1 novembre al 31 dicembre.

APPUNTAMENTO A DOMANI
Sono 14 gli emendamenti al dl Imu giudicati inizialmente inammissibili e poi riammessi dalle commissioni Finanze e Bilancio alla Camera. In totale i ricorsi arrivati nelle commissioni sono stati 52. Tra questi anche l'emendamento Pd sul pagamento per le rendite superiori ai 750 euro. In totale, questa mattina, erano stati giudicati inammissibili 321 emendamenti su 454 presentati in origine (vedi Public Policy "DL IMU...", delle 13,14). Gli emendamenti che rimangono quindi in piedi sono 145.

Le commissioni riunite Bilancio e Finanze stanno svolgendo ora la discussione generale sugli emendamenti e inizeranno a votare domani mattina alle 9,30. Il dl è atteso nell'Aula della Camera mercoledì pomeriggio (inizialmente doveva approdare martedì ma le commissioni hanno già chiesto un rinvio). Rimane tra le ipotesi però un ulteriore rinvio a giovedì mattina.

LA PRECEDENTE BOCCIATURA
Salta l'emendamento del Pd al dl Imu che chiedeva di far pagare la tassa sulla casa alle abitazioni con rendita catastale superiore ai 750 euro per finanziare, tra le altre cose, la riduzione dell'aliquota Iva dal 22 al 21% dal 1 novembre al 31 dicembre 2013. L'emendamento, a prima firma Maino Marchi del Pd, è stato giudicato inammissibile dalle commissioni Bilancio e Finanze alla Camera per "estraneità di materia".

L'emedamento prevedeva di far pagare la prima rata dell'Imu alle abitazioni con rendita catastale superiore ai 750 euro e con le entrate recuperate (circa 1,2 miliardi di euro) ripristinare l'Iva al 21% dal 1 novembre al 31 dicembre 2013, aumentare il rifinanziamento della Cig in deroga da 500 a 900 milioni di euro e dotare di 50 milioni per il 2013 il fondo per gli affitti. L'emendamento, a prima firma Maino Marchi del Pd, stabiliva che "per l'anno 2013 non" fosse "dovuta la prima rata dell'imposta municipale propria limitatamente agli immobili con una rendita risultante in catasto inferiore a 750 euro". L'emendamento stabiliva anche che "per l'anno 2013, la prima rata dell'imposta municipale propria sull'abitazione principale e relative pertinenze" venisse "riservata allo Stato".

I deputati del Pd, in sede di presentazione, avevano fatto notare che, "secondo le stime Mef, su 2.011 milioni circa di perdita di gettito ex abolizione prima rata Imu, 1.230 milioni sono attribuibili agli immobili con rendita superiore a 750 euro. Il ripristino dell'aliquota Iva al 21% dovrebbe costare all'incirca 706 milioni. Rimangono più di 500 milioni, che attribuiamo al fondo affitti (50 milioni) e alla cassa in deroga (400 milioni)". Su questo emendamento, sin da subito, il Pd aveva comunque chiarito che l'intento era più che altro aprire un dibattito per introdurre modifiche alle aliquote Iva nella legge di Stabilità.

L'EMENDAMENTO SULL'IRPEF
Oltre all'emendamento che prevedeva il pagamento della prima rata Imu per le rendite sopra i 750 euro per ridurre l'Iva al 21%, salta anche l'altro emendamento Pd al dl Imu, che prevedeva di ripristinare l'Irpef sulle case sfitte come copertura per introdurre, tra le altre cose, la deducibilità dell'Imu sugli immobili strumentali per le imprese. L'emendamento, anche questo a prima firma Maino Marchi, è stato dichiarato inammissibile per "estraneità di materia" dalle commissioni Bilancio e Finanze alla Camera. La richiesta di modifica rendeva deducibile dal reddito d'impresa la metà dell'Imu versata. Per coprire questa deducibilità il Pd proponeva di includere nell'imponibile Irpef la metà del reddito degli immobili sfitti che, secondo i calcoli dei proponenti, vale 805 milioni di euro.

Secondo le stime del Mef la deducibilità al 50% sul reddito di impresa dell'Imu pagata sugli immobili strumentali costerebbe 626 milioni circa. Con la copertura prevista dell'Irpef sulle case sfitte quindi il Pd proponeva anche di "assimilare all'abitazione principale le unità immobiliari concesse in uso gratuito ai parenti entro il primo grado e ai fratelli e alle sorelle del soggetto passivo, che le utilizzino come abitazione principale limitatamente alla quota di rendita risultante in catasto eccedente il valore di euro 500".

Inoltre l'emendamento proponeva detrazioni fiscali per gli affittuari "pari a 500 euro, se il reddito complessivo non supera euro 15.493,71 e pari a 250 euro, se il reddito complessivo supera euro 15.493,71 ma non euro 30.987,41". Inoltre l'emendamento Pd proponeva che "ai lavoratori dipendenti che hanno trasferito o trasferiscono la propria residenza nel comune di lavoro o in uno di quelli limitrofi nei tre anni antecedenti quello di richiesta della detrazione, e siano titolari di contratti di locazione di unità immobiliari adibite ad abitazione principale degli stessi e situate nel nuovo comune di residenza, a non meno di 100 chilometri di distanza dal precedente e comunque al di fuori della propria regione, spetta una detrazione, per i primi tre anni complessivamente pari a 1.500 euro, se il reddito complessivo non supera euro 15.493,71" e pari a "800 euro, se il reddito complessivo supera euro 15.493,71 ma non euro 30.987,41". (Public Policy)

VIC

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