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Dl Missioni, in aula alla Camera si votano gli emendamenti

M5s: fine dell'ostruzionismo a una condizione 13 novembre 2013

Dl Missioni, in aula alla Camera si votano gli emendamenti

ROMA - (Public Policy) - E' iniziato questa mattina in aula alla Camera il voto sugli emendamenti al dl Missioni, approdato in assemblea lo scorso 5 novembre. Si tratta di un decreto che proroga fino alla fine del 2013 le missioni militari internazionali e stanzia risorse integrative per interventi di cooperazione in almeno 10 Paesi, dove sono in corso "processi di pace e di stabilizzazione". Assente, nella seduta di questa mattina, il ministro della Difesa Mario Mauro, che è poi intervenuto nel pomeriggio.

I Paesi considerati direttamente oggetto d'intervento nel decreto sono: Afghanistan, Iraq, Pakistan, Libia, Somalia, Myanmar, Sudan, Siria e Mali. Nettamente contrari Sel e Movimento 5 stelle: "Vogliamo - scrive su Twitter Arturo Scotto, deputato di Sinistra ecologia e libertà - il ritiro dall'Afghanistan e più fondi alla cooperazione".

L'INTERVENTO DEL MINISTRO

"Questa mattina ero a Firenze per l'inaugurazione di una scuola militare. Mi scuso per l'assenza". Esordisce così, rispondendo alle critiche per l'assenza di questa mattina, il ministro della Difesa Mario Mauro, intervenendo in aula alla Camera durante il dibattito e il voto del dl Missioni. Prima di tutto il ministro ha precisato che la missione della portaerei Cavour in Africa (oggetto di polemiche nei giorni scorsi) "non ha alcuno scopo di vendere sistemi d'arma all'estero".

Poi Mauro è passato al tema Afghanistan. Sel e Movimento 5 stelle chiedono infatti il ritiro immediato: "Nel complesso il processo di transizione verso le autorità afghane, di responsabilità nella sicurezza, è nel pieno della quinta ed ultima fase". "Stiamo quindi parlando - precisa il ministro - dell'ultima fase della nostra presenza in Afghanistan; alla fine di questa quinta fase tutti i rimanenti distretti passeranno sotto la responsabilità afghane. Oggi l'87% della popolazione afghana è sotto il controllo delle autorità locali".

"Dei 43 distretti appartenenti alle 4 province a guida italiana, 31 sono già sotto il controllo afghano, gli altri 12 lo saranno entro la fine del corrente anno. Entro fine anno rientreranno ulteriori 486 militari italiani. L'attuale esercito afghano è di più di 186mila unità. La polizia conta invece 152mila unità. La transizione inoltre deve essere analizzata non solo dal punto di vista della sicurezza, perchè bisogna prendere in considerazione la capacità di governance e il processo di sviluppo economico e sociale".

"Alla fine del 2014 rimarranno al massimo 800 unità Isaf. Entro la fine del prossimo anno, infatti, ci dovremmo porre il problema di come non abbandonare, con il ritiro delle truppe, lo sviluppo e la pace in Afghanistan". (Public Policy)

GAV

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