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Dl Pa, Rgs: poche risorse per le Camere di commercio? Possibile compensazione del fondo

camere commercio 18 luglio 2014

ROMA (Public Policy) - Nella futura determinazione "del fabbisogno" delle Camere di commercio (effettuata una volta all'anno) "si terrà conto" del taglio del 50% degli oneri che le imprese devono alle Camere "prevedendo un eventuale adeguamento del fondo perequativo per far fronte agli eventuali equilibri registrati a seguito della riduzione".

È quanto scrive la Ragioneria dello Stato rispondendo ai rilievi del Servizio bilancio della Camera in merito alle norme del decreto Pa-Expo. Come anticipato nei giorni scorsi, i tecnici del Bilancio hanno chiesto al governo chiarimenti sugli effetti finanziari dell'articolo 28, che riduce gli oneri delle Camere di commercio: Il governo - ha scritto il Servizio bilancio - "fornisca i dati e gli elementi" che dimostrino "l'assenza di riflessi onerosi per la finanza pubblica dovuti alla riduzione" dei diritti camerali.

In particolare, il governo prevede "la possibilità di compensare le minori entrate attraverso riduzioni di spesa" delle stesse Camere di commercio, ma secondo i tecnici questo richiederebbe "la sussistenza di spesa, di pari entità (rispetto al taglio; Ndr), riguardanti interventi non obbligatori o non vincolanti giuridicamente, tali da poter essere ridotti i soppressi". I tecnici della Camera, nel loro dossier, chiedevano "un'indicazione circa la quota degli introiti provenienti dai diritti annuali attualmente destinata a interventi di carattere non obbligatorio", quindi che potrebbero essere utilizzati per compensare il taglio dei diritti camerali.

Per questo, nella sua relazione tecnica, la Rgs elenca i dati relativi al bilancio delle Camere del 2012: "Il fabbisogno per gli oneri inderogabili di personale degli enti camerali - si legge - è pari a 400 milioni di euro, mentre il gettito complessivo del diritto annuale ammonta a circa 800 milioni di euro, cui si aggiungono le altre entrate previste dalla legge 580 del 1193 (come i diritti di segreteria; Ndr) che continuano comunque ad affluire ale Camere, per un ammontare di circa 470 milioni di euro".

In particolare, si legge ancora, "la residua parte delle predette entrate - che potrà essere destinata agli interventi promozionali non obbligatori, programmati dai singoli enti annualmente - è determinata a seguito della riduzione introdotta dall'articolo in esame e previa destinazione dell'importo di 70 milioni di euro al sostegno dell'accesso al micro credito per le Pmi, attraverso il rafforzamento dei confidi". Secondo la Rgs, "ne deriva che l'attuazione degli interventi già programmati, ed eventualmente impegnati per il 2014, non subiscano pregiudizio, mentre dal 2015 gli interventi verranno programmati nei limiti delle entrate disponibili".

VERSO EMENDAMENTO PER SPALMARE TAGLIO Come anticipato nei giorni scorsi, per quanto riguarda i diritti camerali, il governo potrebbe accogliere la richiesta - arrivata in particolare da Ncd e dal Pd - di spalmare in tre anni (e quindi non più a partire dal prossimo anno) il taglio degli oneri. Ma non solo perché, secondo quanto viene riferito, il governo sarebbe intenzionato anche a togliere alle Camere il registro delle imprese per affidarlo direttamente al ministero dello Sviluppo economico. (Public Policy)

SOR

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