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Dlgs Jobs act: i dubbi Cgil, le richieste Confindustria

imprevisti monopoli 12 luglio 2016

ROMA (Public Policy) - Il dipendente che non si presenta a lavoro per un periodo continuato senza dare comunicazione al datore e senza un giustificato motivo venga considerato automaticamente dimissionario, senza che sia attivata la procedura per il licenziamento.

Lo ha detto Massimo Marchetti, rappresentante di Confindustria, in audizione in commissione Lavoro alla Camera in merito al dlgs correttivo del Jobs act.

Confindustria ha sottolineato come uno dei principali problemi della riforma del lavoro, sia la mancata attuazione della delega in merito alle dimissioni in bianco che prevedeva anche la necessità di assicurare la certezza della cessazione del rapporto nel caso di comportamento concludente del lavoratore.

Confindustria ha sottolineato come non sia raro che lavoratori, senza comunicarlo al datore e senza giustificato motivo, non si presentino più a lavoro. In questo caso è l'azienda che deve farsi carico della procedura di licenziamento per inadempimento.

Fattispecie che fa scattare la cosiddetta 'tassa sul licenziamento' a carico delle imprese e consente al lavoratore di accedere al sussidio di disoccupazione.

Come risolvere il caso? La proposta di Confindustria mira a prevedere che il lavoratore inadempiente sia presuntivamente dimissionario se non si presenta a lavoro. Quindi non sarebbe necessario attivare la procedura stabilita dalla legge che presuppone la presenza del lavoratore.

DALLE PARTI DEL SINDACATO
Se fosse approvato il limite di 7mila euro per il lavoro accessorio in agricoltura (invece dell'attuale 2.000) "comporterebbe una drastica riduzione del lavoro strutturato, a favore di quello precario e senza tutele".

Lo ha detto Serena Sorrentino, della Cgil, anche lei in audizione in commissione Lavoro.

Inoltre, con la fattispecie che i voucher in agricoltura abbiano una durata di 7 giorni (dalla data di comunicazione di attivazione) "esclude la piena tracciabilità, privando di fatto il sistema della necessaria trasparenza", ha aggiunto.

La Cgil, quindi, chiede che, per il settore agricolo, rimangano in vigore gli attuali limiti, quindi il massimo di 2mila euro di compenso per ciascun committente, e la tracciabilità piena dei voucher.

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FRA

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