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Così il dm sulle rinnovabili punisce l'eolico. Intervista a Simone Togni

energia 27 maggio 2015

ROMA (Public Policy) - di Francesco Ciaraffo - Il governo è al lavoro sul decreto che ridefinisce gli incentivi alle fonti rinnovabili non fotovoltaiche che andrà a sostituire quello del 6 luglio 2012. Il ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi, ha assicurato in più occasioni che la firma arriverà entro la fine del mese.

In base a una bozza che Public Policy ha avuto modo di anticipare le scorse settimane, gli incentivi saranno rimodulati al ribasso per tutte le fonti, mentre aiuti consistenti saranno destinati al solare termodinamico. Abbiamo chiesto a Simone Togni, presidente dell'Associazione nazionale energia del vento - Anev un giudizio sulla bozza del provvedimento.

D. COSA NE PENSA DI COME IL GOVERNO STIA RIMODULANDO GLI INCENTIVI ALLE RINNOVABILI NON FOTOVOLTAICHE?

R. Il testo del decreto inviato dal ministero dello Sviluppo economico alla Conferenza Stato Regioni per il parere da apporre prima dell'approvazione definitiva è punitivo per l'eolico. I livelli di partenza dell'incentivo sono troppo bassi e i contingenti individuati non consentiranno al settore di raggiungere gli obiettivi al 2020, indicato dalla Strategia energetica nazionale. L'intero comparto eolico subirà un ulteriore grave colpo se il testo del decreto resterà invariato.

D. QUALI SONO I PROBLEMI PRINCIPALI CHE RISCONTRA SULL'EOLICO?

R.Purtroppo il nuovo provvedimento è fortemente penalizzante sia in termini di contingenti, che di taglia e tipologia di impianto, sia per le tariffe: in sostanza nessuna buona notizia. Per il grande eolico il contingente messo ad asta per il biennio di riferimento è pari a 700 MW e quindi 350 MW all'anno, valore fortemente penalizzante considerando i livelli di installazione che fino a tre anni fa procedevano ad un ritmo costante di oltre 1.000 MW all'anno, con una tariffa a basa d'asta in decisa diminuzione e pari a 110 euro/MWh. Forte riduzione registrata anche per i piccoli impianti con tariffe in diminuzione del 30% e contingente pari a 60 MW complessivi nel biennio, accesso diretto invece per gli impianti al di sotto dei 60 kW.

D. SECONDO LEI I LIVELLI DEGLI INCENTIVI SONO TALI DA CONSENTIRE UN ULTERIORE SVILUPPO DELLA FONTE IN ITALIA?

R. Dai dati relativi alle tre procedure d'asta fin ad oggi svolte si è potuto constatare un tasso di realizzazione degli impianti pari a circa il 50%, circostanza che ha visto crollare la potenza annuale installata rispetto a quella prevista. Detto ciò, è prevedibile che nei prossimi due anni, in cui si vedranno gli effetti del nuovo decreto, è possibile prevedere un tasso di realizzazione degli impianti pari al 70/80%.

Considerando gli impianti che termineranno il periodo di incentivazione (80 MW nel 2015, 250 MW nel 2016 e oltre 500 MW nel 2017) e i nuovi impianti entrati in esercizio, relativi alle aste e registri del nuovo e vecchio sistema, è ipotizzabile un valore pari a circa 8.000 MW di potenza eolica incentivata nel biennio 2015/2016 con un valore in lieve flessione di circa 300 MW nel 2017.

D. SI CONFERMA IL MECCANISMO DELLE ASTE CHE IN PASSATO AVETE GIÀ CRITICATO. CHE NE PENSA?

R. Quello delle aste è un meccanismo che in altri Paesi europei funziona. È necessario quindi che lo stesso sistema venga migliorato e fatto funzionare a dovere anche in Italia. In particolare nel nuovo decreto vengono introdotte alcune misure che permetteranno una decisa selezione tra i progetti che parteciperanno alle procedure, prima tra tutte la circostanza che risulterà necessario che i progetti siano in possesso di titolo autorizzativo e che il preventivo di connessione sia accettato in via definitiva.

Sarà inoltre necessario disporre sia della dichiarazione di un istituto bancario che attesti la capacità finanziaria che di una capitalizzazione pari almeno il 10% dell'investimento previsto per la realizzazione dell'impianto. È prevista inoltre la possibilità di rinuncia entro 6 mesi dall'aggiudicazione da parte dei soggetti aggiudicatari a fronte dell'escussione del 30% della cauzione definitiva e dà luogo allo scorrimento della graduatoria.

D. PARE CHE IL DM NON RINNOVI LE ASTE NÉ I REGISTRI PER L'EOLICO IN MARE. L'ITALIA SI CONFERMA OFF LIMITS PER L'OFFSHORE. PERCHÈ?

R. Per l'offshore viene definita la tariffa ma non si fa alcun riferimento al contingente previsto per i due anni di riferimento. In Italia il potenziale stimato di sviluppo dell'offshore è pari a 200 MW con 1.000 posti di lavoro stimati.

Tuttavia, a causa di questo provvedimento, i molti progetti che hanno già ricevuto l'autorizzazione non potranno essere realizzati, bloccando ulteriormente i lavori delle aziende coinvolte nei progetti, con grave danno economico e occupazionale. Ciò a conferma del fatto che l'intero settore non sta ricevendo il giusto sostegno e che la mancanza di regole certe e stabili si aggiunge agli ingenti costi già pagati dal settore. (Public Policy)

@fraciaraffo

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