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I dubbi della commissione Affari costituzionali sul ddl Tortura

tortura 26 giugno 2017

ROMA (Public Policy) - Valutare se la previsione della pena fissa di 30 anni di reclusione, prevista dall'aggravante del reato di tortura in caso di morte non voluta, "sia coerente con la giurisprudenza richiamata in premessa in tema di pene fisse e sia ragionevolmente 'proporzionata', per la natura dell'illecito sanzionato e per la misura della sanzione prevista, rispetto all'intera gamma di comportamenti riconducibili allo specifico reato di tortura".

È la condizione contenuta nel parere favorevole della commissione Affari costituzionali della Camera al ddl per l'introduzione del reato di tortura, atteso in aula.

Il riferimento è ad alcune sentenze della Consulta per cui l'ordinamento costituzionale richiederebbe "una commisurazione 'individualizzata' della sanzione penale poiché 'l'adeguamento delle risposte punitive ai casi concreti – in termini di uguaglianza e/o differenziazione di trattamento – contribuisce da un lato, a rendere quanto più possibile 'personale' la responsabilità penale".

Ben sette, invece, le osservazioni contenute nel parere. Rispetto alla fattispecie base del reato di tortura la richiesta della I commissione riguarda il requisito della gravità delle violenze e delle minacce ("violenze e minacce gravi"), per cui andrebbe chiarito "se la locuzione 'violenze o minacce gravi' consenta o meno di riferire la gravità anche alle violenze". Rispetto alla locuzione  "verificabile trauma psichico" la richiesta è di eliminare la parola "verificabile" in quanto "superflua", atteso "che ogni elemento di qualsiasi fattispecie criminale richiede di essere accertato in sede giudiziale".

Ancora, rispetto alla fattispecie base, "quanto al riferimento alla illiceità della tortura in quanto trattamento inumano e degradante per la dignità della persona - si legge in un'altra osservazione - valuti la commissione di merito la sussistenza di una eventuale limitazione dell'ambito applicativo della fattispecie, considerato che, secondo un'interpretazione letterale della norma, sembrerebbe necessaria la sussistenza di entrambi i requisiti (trattamento inumano e degradante), diversamente da quanto previsto nell'ambito delle fonti sovranazionali, che li pongono come presupposti non coessenziali".

All'articolo 4 del ddl ("Esclusione dall’immunità. Estradizione nei casi di tortura") la richiesta è di "esplicitare che le disposizioni in tema di esclusione dall'immunità e di estradizione nei casi di tortura, ivi contenute, siano in ogni caso applicabili nel rispetto del diritto internazionale".

Rispetto alla fattispecie di istigazione del pubblico ufficiale a commettere tortura la commissione Affari costituzionali chiede di "chiarire a cosa sia riferito il requisito della concreta idoneità della istigazione alla tortura" e di valutare il rapporto tra queato nuovo reato e quello di istigazione e delinquere (articolo 414 del codice penale), "il quale prevede una sanzione più severa (da uno a cinque anni), oltre che una fattispecie aggravante per l'utilizzazione di strumenti informatici o telematici".

L'ultima osservazione chiede infine di valutare "il rapporto tra la nuova disciplina introdotto con il provvedimento in esame e quella sul concorso materiale di reati o del concorso formale di norme, soprattutto in relazione alle conseguenze sull'entità della sanzione". (Public Policy) NAF

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