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ECONOMIA, "PMI CHE RESISTONO": DIRETTIVA SUI PAGAMENTI? È TARDI / INTERVISTA

small_110323-144249_ro240704pol_0221 (1) 17 ottobre 2012

(Public Policy) - Roma, 17 ott - (di Gaetano Veninata)
Il problema dei ritardi nei pagamenti della pubblica
amministrazione, dei grandi gruppi industriali verso le
piccole realtà imprenditoriali raggiunge ogni giorno nuovi
record negativi: si parla di cifre che vanno dai 90 ai 110
miliardi di euro in attesa di essere sbloccati.

C'è una direttiva europea, entrata in vigore il 15 marzo
2011 e da recepire entro lo stesso mese del 2013, che impone
il limite di 30 giorni per i pagamenti (con deroghe
particolari fino a 60 giorni per "enti pubblici che
forniscono assistenza sanitaria", come Asl e ospedali, e
"imprese pubbliche").

Doveva essere inserita nella legge di
stabilità approvata martedì 9 ottobre dal Consiglio dei
ministri, ma all'ultimo è slittata, sembrerebbe, al prossimo
mese (si parla del 15 novembre).

Luca Peotta, imprenditore piemontese e animatore di
"Imprese che resistono" (www.impresecheresistono.org), un
gruppo di Pmi che si sono associate per "resistere alla
crisi", parla di un provvedimento che invece che aiutare,
adesso potrebbe essere addirittura "deleterio".

D. PERCHÈ, NON È QUELLO CHE VOLEVATE?
R. La questione va vista da entrambe le prospettive
(crediti privato-Pa e crediti tra privati; ndr).
Diventerebbe infatti deleteria adesso, nella situazione in
cui siamo, tra privato e privato.

Questo non significa che il rapporto che abbiamo
con lo Stato non debba essere risolto immediatamente,
ovvero che se lo Stato ha in pancia novanta miliardi da
pagare verso il privato non debba farlo subito.

Ma fra privato e privato, invece, se io vado a comperare o
riesco a vendere un bene e dico al mio cliente mi devi
pagare 100 mila euro entro 30 giorni, diventa pericoloso,
per cui anche questa roba qua doveva essere fatta un po' di
tempo fa: ma i tempi della politica, ed evidentemente anche
del Governo tecnico, non sono adeguati al ritmo delle
imprese.

Quando si trovano le soluzioni, vanno applicate nel
giro di breve tempo, perchè se vengono applicate quando il
problema è stagnante da tempo, creano solo altri
problemi.

D. DOVE DOVREBBE PRENDERE I SOLDI LO STATO?
R. Se aumentano le tasse vuol dire che stanno cercando di
far cassa in tutti i modi. Dovrebbero andare ad attingere
dalle fondazioni bancarie, tutte e 88, oppure prendere i
soldi dalla Cassa depositi e prestiti. E dovrebbero farlo
domani mattina.

D. A GIUGNO LEI DISSE CHE SAREBBE STATA FONDAMENTALE L'IVA
PER CASSA, OVVERO LA POSSIBILITÀ DI DECIDERE DI PAGARE L'IVA
SOLO QUANDO SI INCASSA LA FATTURA. DAL 1°GENNAIO SARÀ LEGGE,
NON SIETE SODDISFATTI?
R. Sì, ma come sempre mancano i decreti attuativi, per cui
sembrerebbe che solo a gennaio il tutto sarà approvato in
maniera definitiva. Sarebbe certo una boccata d'ossigeno,
fermo restando però che siamo molto in ritardo, adesso il
mercato è fermo. Quindi la gente non spende e le imprese non
acquistano perchè non hanno commesse. Anche questa è una
cosa che andava fatta almeno un anno e mezzo fa.

D. E ALL'ESTERO?
R. In Francia, "Imprese che resistono" francese (Les
Pigeons: mouvement de défense des entrepreneurs français;
ndr), 65 mila persone, si è già seduta al tavolo con Fracois
Hollande (presidente francese, ndr).

Qui invece prima guardiamo ai poteri forti,
se alle lobbies sta bene un provvedimento, cosa c'è da
guadagnare, cosa c'è da perdere: in Italia troviamo una
cura sempre quando il malato è già morto. (Public Policy)

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