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Ecoreati, Bratti: con la non punibilità per colpa si vanifica la legge

ecoreati 05 febbraio 2015

ROMA (Public Policy) - "Ci siamo accorti, come commissione bicamerale d'inchiesta sugli ecoreati, che una modifica apportata dalle commissioni del Senato sui delitti contro l'ambiente commessi per colpa, vanifica completamente l'impianto legislativo contrastando anche con le altre norme di tipo colposo, come l'incendio colposo, che prevedono una riduzione della pena e non una non punibilità del reato. Speriamo che si sia trattato di un errore e che la proposta venga presto modificata".

A dirlo a Public Policy è il presidente della commissione di inchiesta sugli Ecoreati Alessandro Bratti, riferendosi alla proposta di legge sugli Ecoreati così come varata dalle commissioni congiunte Ambiente e Giustizia a Palazzo Madama e che dovrebbe arrivare in aula il 10 febbraio.

Il riferimento in particolare è a un emendamento del Movimento 5 stelle - riformulato dai relatori - che, come anticipato da Public Policy, prevede che, nel caso in cui uno dei nuovi delitti contro l'ambiente, venga commesso per colpa - anziché per dolo - e il colpevole, prima dell'apertura del dibattimento di primo grado, provveda alla messa in sicurezza, alla bonifica e, ove possibile, al ripristino dello stato dei luoghi, "la punibilità è esclusa".

Si tratta di un comma aggiuntivo all'articolo sul ravvedimento operoso che prevede, al contrario della modifica apportata, solo una riduzione di pena dalla metà a due terzi in caso il ripristino del luogo avvenga prima dell'inizio del dibattimento di primo grado. Al contrario il comma aggiunto grazie alla riformulazioni dei relatori prevede che: "Per il delitto di cui all'articolo 452-quater (Delitti colposi contro l'ambiente, che prevedono una diminuzione delle pene per inquinamento e disastro ambientale da un terzo a due terzi; Ndr), la punibilità è esclusa nei confronti di colui che, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, provvede alla messa in sicurezza, alla bonifica e, ove possibile, al ripristino dello stato dei luoghi".

La modifica introdotta sembra andare incontro alle richieste arrivate da Confindustria nel corso del giro di audizioni svolte dalle commissioni del Senato: "Un'efficace politica legislativa - aveva dichiarato il direttore generale degli industriali Marcella Panicucci - dovrebbe colpire con lo strumento penale le condotte intenzionalmente lesive dell'ambiente, ricorrendo invece a misure di tutela civile e/o amministrativa per le ipotesi di violazioni incolpevoli commesse in assenza di dolo o grave negligenza, così come previsto dalla normativa comunitaria". Per questo gli industriali chiedevano una "netta distinzione tra l'agire della criminalità organizzata in materia ambientale e quello di chi, pur operando nel rispetto degli standard di legge nell'esercizio dell'attività di impresa, talvolta incorre a titolo di colpa in violazioni di norme a tutela dell'ambiente".

LA RISPOSTA DEL RELATORE "La ratio di quella norma non è escludere la punibilità a priori ma escluderla nel caso in cui, prima dell'apertura del dibattimento di primo grado, avvenisse una bonifica con il ripristino dei luoghi e dell'ambiente. In questo modo evitiamo anche di fare dei processi che potrebbero durare anni e che non avrebbero nessun impatto sull'ambiente. Non escludo, comunque, modifiche in aula". A dirlo a Public Policy è stato il relatore della proposta sugli ecoreati in commissione Ambiente del Senato, Pasquale Sollo (Pd). (Public Policy) NAF

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