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Editoria, cosa cambia con la legge approvata alla Camera

giornalismo 05 ottobre 2016

di Francesco Ciaraffo

ROMA (Public Policy) - Durata decennale dell'affidamento in concessione del servizio pubblico radio-tv, incentivi per gli investimenti pubblicitari anche su radio e tv locali e tetto agli stipendi Rai.

E ancora: deleghe al governo per la ridefinizione della disciplina del sostegno pubblico per il settore dell'editoria e dell'emittenza radiofonica e televisiva locale, della disciplina di profili pensionistici dei giornalisti e della composizione e delle competenze del Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti, interventi sulle edicole.

Sono alcuni dei contenuti principali della proposta, approvata in via definitiva dalla Camera, che istituisce il Fondo per il pluralismo e l'innovazione dell'informazione con una dotazione, fissata con l'ultima legge di Stabilità, di circa 47 milioni di euro l'anno dal 2016 al 2018.

Il Fondo è alimentato dalle risorse statali destinate al sostegno dell'editoria quotidiana e periodica già previste negli strumenti esistenti, le risorse statali destinate all'emittenza radiofonica e televisiva in ambito locale, iscritte nello stato di previsione del Mise, quota parte, fino ad un massimo di 100 milioni di euro annui per il periodo 2016-2018, delle eventuali maggiori entrate derivanti dal canone Rai.

C'è poi un contributo si solidarietà, pari allo 0,1%, del reddito dei concessionari della raccolta pubblicitaria sulla stampa quotidiana e periodica e sui mezzi di comunicazione radiotelevisivi e digitali; delle società operanti nel settore dell'informazione e della comunicazione che svolgono raccolta pubblicitaria diretta; degli altri soggetti che esercitano l'attività di intermediazione nel mercato della pubblicità.

Sarà compito del governo, contenuto in una delega, a ridefinire la disciplina dei contributi diretti alle imprese editrici e sostegno agli investimenti delle imprese editrici e dell'emittenza radiofonica e televisiva locale.

In base alla delega, potranno accedere al Fondo, inoltre: le cooperative giornalistiche; enti senza fini di lucro, ovvero imprese editrici di quotidiani e periodici il cui capitale sia da essi interamente detenuto; limitatamente a un periodo di cinque anni dalla data di entrata in vigore della legge, imprese editrici di quotidiani e periodici, il cui capitale sia detenuto in misura maggioritaria da cooperative, fondazioni o enti morali non aventi fini di lucro. Nessuna possibilità di accesso per giornali di partito e si docietà quotate in Borsa.

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@fraciaraffo

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