Public Policy
Facebook Twitter Feed RSS

Egitto, la ricostruzione del governo sulla morte di Giulio Regeni

egitto 09 febbraio 2016

ROMA (Public Policy) - "Giulio Regeni era uno studente dottorando all'Università di Cambridge e da settembre si trovava al Cairo come visiting researcher presso l'American University della capitale egiziana. I suoi studi erano economici e riguardavano principalmente il ruolo dei sindacati indipendenti in Egitto. Il ragazzo, che studiava l'arabo, conosceva bene il Paese, in cui si era già recato in passato, e per il quale nutriva grande interesse".

Con queste parole il sottosegretario agli Esteri, Benedetto Della Vedova, ha ripercorso in III commissione alla Camera la vicenda del ricercatore italiano Giulio Regeni, il cui cadavere è stato trovato abbandonato lungo una strada in Egitto.

LA SPARIZIONE
"Il 25 gennaio - giorno del quinto anniversario della rivoluzione in Egitto - Regeni era atteso per cena da alcuni amici presso un ristorante della capitale, ma non è mai giunto al luogo dell'appuntamento", ha detto Della Vedova.

"Tra questi c'era il signor Gennaro Gervasio, professore universitario presso la stessa università e del quale era amico, che non vedendolo arrivare si è allarmato e - tra le 22,30 e le 23 della stessa sera - ha avvisato la nostra ambasciata al Cairo. Gervasio gli aveva infatti parlato telefonicamente verso le 19,40. Regeni gli aveva spiegato che sarebbe uscito di casa verso le 20 per avviarsi alla vicina stazione della metropolitana, sarebbe sceso alla fermata Mahamed Naguib da dove avrebbe proseguito a piedi fino al ristorante. La fermata indicata da Regeni si trova nei pressi di piazza Tahrir, luogo simbolo della rivoluzione, che in quei giorni era presidiato dalle autorità egiziane, preoccupate di possibili questioni di sicurezza legate all'imminente anniversario".

"Gervasio - ha continuato il sottosegretario - ha riferito all'ambasciata di avere ripetutamente provato a chiamare Giulio tra le 20,18 e le 20,23, senza ottenere risposta; a partire dalle 20,25, invece, il cellulare del ragazzo risulta spento. Dunque, avvisata dal signor Gervasio, l'ambasciata si è immediatamente attivata interessando formalmente le autorità locali, e verificando contemporaneamente tutti i possibili canali di contatto per rintracciare Giulio. Nelle ore immediatamente successive alla scomparsa, l'ambasciatore Maurizio Massari ha sensibilizzato, attraverso il ministro per la produzione militare, il ministro dell'Interno egiziano, sottolineando la delicatezza del caso e l'attenzione con cui le ricerche erano seguite dall'Italia".

LE RICERCHE
Le autorità egiziane "hanno assicurato che sarebbero stati effettuati tutti gli sforzi necessari per trovare il connazionale. La polizia e l'intelligence militare hanno escluso che Giulio Regeni fosse stato fermato o arrestato. In quei giorni infatti si è diffusa la notizia del fermo di uno straniero, risultato poi un cittadino statunitense rilasciato dalle autorità locali. Anche la ricerca presso gli ospedali del Cairo non ha dato alcun esito. Su istruzioni del ministro Gentiloni, l'ambasciatore ha quindi avuto contatti con il consigliere per la sicurezza nazionale del presidente al-Sisi, Fayza Aboul Naga, e con il viceministro degli Esteri, Hossam Zaki".

Le ricerche - ha spiegato Della Vedova - "sono proseguite e hanno coinvolto anche il coinquilino di Giulio, Mohamed El Sayed, e la sua collega ricercatrice Nura Medhat, principali punti di riferimento del connazionale in Egitto, insieme al signor Gervasio. Tutti hanno infatti offerto la massima disponibilità a collaborare alle indagini. In questo contesto, la domenica 31 gennaio, lo stesso ministro Gentiloni ha chiamato personalmente al telefono l'omologo egiziano Sameh Shoukry, al quale ha espresso la forte preoccupazione del governo italiano per la sorte del connazionale ed ha sollecitato il massimo impegno per ritrovarlo e ottenere informazioni sulle sue condizioni".

L'ambasciata "è stata da subito sempre in contatto con i genitori, Claudio Regeni e Paola Deffeni. Giunti al Cairo il sabato 30 gennaio, hanno ricevuto dall'ambasciata ogni possibile assistenza. In quelle ore, rivolgendosi alla stampa, i coniugi Regeni avevano chiesto di mantenere il riserbo sulla vicenda del figlio. L'azione della Farnesina è quindi proseguita il martedì 2 febbraio, allorché l'ambasciatore Massari ha incontrato il ministro dell'Interno egiziano Magdi Adel Ghaffar, al quale ha rappresentato la forte preoccupazione del governo italiano per la vicenda, sottolineando il crescente interesse dell'opinione pubblica nazionale e dei media e rinnovando l'appello per una rapida e positiva soluzione del caso. Il ministro dell'Interno ha assicurato che le indagini erano in corso e che tutte le informazioni raccolte dai servizi di intelligence egiziani, che hanno una consolidata esperienza nella localizzazione di persone, sarebbero state condivise con l'ambasciata".

"Il ministro Ghaffar ha ribadito a più riprese che Giulio aveva numerosi contatti e relazioni con cittadini egiziani e italiani, attraverso cui si sarebbe potuto localizzarlo e su cui le Autorità inquirenti stavano investigando".

Mercoledì 3 febbraio la ministra dello Sviluppo economico Federica Guidi, giunta al Cairo alla testa di una missione imprenditoriale programmata da tempo, "ha sollevato il caso di Giulio durante un colloquio riservato con il presidente al-Sisi, chiedendo al capo dello Stato egiziano il massimo impegno per ritrovare il connazionale. Il colloquio con al-Sisi ha rappresentato un ulteriore tassello dell'azione a tutto campo e ai più alti livelli avviata fin dal primo momento dal governo, anche attraverso l'ambasciata. Un'azione fatta di innumerevoli contatti e incontri con le autorità egiziane e che aveva condotto, come ho già detto, il ministro Gentiloni a chiamare il ministro Shoukry già la domenica 31 gennaio".

IL RITROVAMENTO
"La stessa sera del mercoledì 3 febbraio, attorno alle 20, durante il ricevimento ufficiale organizzato dall'ambasciata in occasione della visita della delegazione imprenditoriale e della ministra Guidi, l'assistant minister per gli Affari europei del ministero degli Affari esteri, ambasciatore Zaki, ha ufficiosamente annunciato all'ambasciatore Massari il ritrovamento di un corpo la cui descrizione corrispondeva a quella di Giulio Regeni. L'ambasciatore Massari e il ministro Guidi si sono immediatamente recati dai genitori per comunicare personalmente la tragica notizia e portare loro le condoglianze del governo italiano".

"Da quel momento, i signori Regeni sono stati trasferiti presso la residenza dell'ambasciatore, che li ha ospitati fino al loro rientro in Italia. La ministro Guidi, di concerto con il ministro Gentiloni, ha contemporaneamente deciso di cancellare la visita in corso e di fare immediato rientro in Italia. Il ministro Gentiloni, che si trovava a Londra, dopo aver espresso il cordoglio del governo italiano e suo personale alla famiglia di Giulio, ha chiesto all'Egitto di fare chiarezza su quanto avvenuto attraverso indagini che prevedano la partecipazione anche di esperti italiani".

SUL CORPO TAGLI ALLE SPALLE E AL TORACE
La notte tra il 3 e il 4 febbraio, "continuando a mancare da parte delle autorità egiziane la conferma dell'identificazione del cadavere ritrovato come quello di Giulio Regeni, l'ambasciatore Massari si è recato all'obitorio per prendere visione del corpo ritrovato in un fosso, nella zona di Giza, quartiere del Cairo lontano dal luogo in cui Giulio si sarebbe dovuto recare a cena la sera del 25 gennaio".

"La conferma ufficiale egiziana è giunta il pomeriggio di giovedì 4 febbraio, anche a seguito delle pressioni dell'ambasciata. Il corpo trovato presenta, secondo quanto è poi emerso dalle risultanze preliminari dell'esame autoptico condotto al Cairo dal medico legale egiziano, ecchimosi, segni di bruciature e di tagli alle spalle e al torace. Si tratterebbe pertanto di una morte violenta ad opera di ignoti, che è stata preceduta da sevizie e le cui circostanze sono adesso oggetto di indagine".

"La mattina del giovedì 4 febbraio, a Londra, a margine della Conferenza internazionale dei donatori della Siria, in un apposito incontro bilaterale, il ministro Gentiloni ha espresso al suo omologo egiziano Shoukry sconcerto per la sorte del connazionale ed ha chiesto la massima collaborazione dell'Egitto, anche attraverso l'inclusione di esperti italiani nelle indagini".

"In parallelo, su istruzione del ministro Gentiloni, il segretario generale del ministero degli Esteri ha convocato d'urgenza alla Farnesina l'ambasciatore egiziano a Roma esprimendo lo sconcerto dell'Italia per la tragica fine del nostro giovane connazionale e ribadendo le attese di una collaborazione totale, efficiente e trasparente. L'ambasciatore ha espresso a nome del suo paese profondo cordoglio per la morte di Regeni ed ha assicurato la massima collaborazione dell'Egitto per individuare i responsabili di questo 'atto criminale'".

Nelle stesse ore, al Cairo, "l'ambasciatore Massari ha consegnato personalmente al capo di gabinetto del ministro degli Affari esteri egiziano una nota verbale contente la richiesta di immediata ufficializzazione della notizia del ritrovamento del corpo di Giulio, nonché lo svolgimento di una inchiesta esaustiva cui possano prendere espressamente parte esperti italiani, nonché, infine, la restituzione della salma del nostro connazionale per il rimpatrio in Italia".

"Sempre il giovedì 4 febbraio, il presidente al-Sisi ha telefonato al presidente del Consiglio Matteo Renzi, riferendogli di aver ordinato al ministero dell'Interno e alla procura generale di perseguire ogni sforzo per togliere ogni ambiguità e svelare tutte le circostanze della morte di Giulio Regeni".

INVIO NUCLEO ESPERTI ITALIANI E RIMPATRIO SALMA
Il presidente Renzi "ha quindi ottenuto l'assicurazione di al-Sisi della piena cooperazione delle Autorità egiziane, dando così il suo assenso all'invio di un nucleo di esperti italiani che possano partecipare alle indagini in corso al Cairo. Nel frattempo, l'ambasciatore Massari ha avuto - il pomeriggio del 4 febbraio - un secondo colloquio con il capo di gabinetto del ministro degli Esteri egiziano, durante il quale l'ambasciatore Din ha assicurato che la salma avrebbe potuto essere rimpatriata in tempi brevissimi, cosa che è poi effettivamente avvenuta sabato 6 febbraio. Come noto, il feretro di Giulio Regeni è rientrato in Italia sabato scorso, accompagnato dai genitori, i quali sono stati accolti all'Aeroporto di Roma Fiumicino da autorità istituzionali italiane e dall'ambasciatore egiziano a Roma Helmy".

Sul piano giudiziario, "nei giorni scorsi, l'ambasciata ha trasmesso la segnalazione alla procura della Repubblica di Roma della scomparsa del connazionale, e successivamente ha inviato anche la notizia del decesso. La procura ha quindi aperto un'inchiesta. Il nucleo di investigatori italiani inviato da Roma è giunto al Cairo la sera del 5 febbraio scorso. Da allora, oltre ad aver ascoltato i genitori di Giulio Regeni la sera stessa, ha avuto un lungo incontro il giorno successivo con alti rappresentanti del ministero dell'Interno e un ulteriore lungo incontro con livelli più tecnici degli organi di polizia. In ogni caso siamo in una fase ancora molto preliminare ed é quindi prematuro trarre conclusioni; fino a questo momento è stato assicurato, sul piano formale, un sufficiente livello di collaborazione. Le autorità egiziane hanno preso nota delle richieste di elementi da parte dei nostri inquirenti, che sono ora in attesa di avere i necessari riscontri". (Public Policy) SOR

© Riproduzione riservata