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ELEZIONI, DALLA A ALLA Z IL DIZIONARIO DELLE POLITICHE 2013 /SPECIALE

Camera, Giunta approva testo base nuovo regolamento 19 febbraio 2013

elezioni simboli

(Public Policy) - Roma, 19 feb - (di Mario Nanni) Una serie
di istantanee, di spunti, di particolari messi in evidenza:
così è nato questo dizionario (diario) elettorale, scandito
in 'voci', che tratteggiano, isolano e legano fatti, episodi
figure, situazioni, curiosità di questa campagna elettorale
un po' sui generis, a partire dal periodo in cui si svolge.
Per la prima volta dal 1948, infatti, si andrà a votare per
il Parlamento e alcune Regioni in pieno inverno.

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(SECONDA PUNTATA)

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DILEMMA
Dove non si va a intrufolare la fantasia dei cronisti,
inventandosi presunti dilemmi o contrapposizioni, a
proposito di Monti: loden o guantoni? Aplomb o sciabola? Il
premier li ha tolti dall'imbarazzo della scelta e ha usato
tutte e due le opzioni; più la seconda, per la verità,
dopo l'esortazione del guru di Obama, David Axelrod, a
essere 'cattivo' nel confronto elettorale. Monti si è subito
adeguato, ma si è visto subito che la parte non gli veniva
bene. Lui è portato più per il fioretto, lasciando il segno
a colpi di ironia e humour, che per la sciabola o, peggio,
la daga.

DE GASPERI
Il nome dello statista trentino è comparso in diverse
occasioni in questa campagna elettorale, ed è stato 'usato'
con varie finalità. L'ex ministro del Pdl Maurizio Sacconi
ha rischiato il posto per aver paragonato Monti a De
Gasperi. Forse dimentico che a ispirarsi a De Gasperi, nelle
scorse legislature, era stato lo stesso Cavaliere, nel
vantare la longevità dei suoi governi, suscitando proteste e
ironie dei cattolici.

Ma ad accostarsi alla figura di De Gasperi è stato poi lo
stesso Monti: lo ha fatto nella conferenza stampa del 23
dicembre, apparentando la propria situazione di premier del
governo tecnico che si doveva presentare a un'Europa
diffidente verso l'Italia 'berlusconiana', con il De Gasperi
del '46 alla Conferenza di pace di Parigi, dove disse la
celebre frase ai rappresentanti delle potenze vincitrici del
conflitto mondiale: 'So di avere in questo consesso tutto
contro di me, al di fuori della vostra personale cortesia'.

Questa rievocazione poi Monti ritenne di rafforzarla con
una citazione di De Gasperi: il politico guarda alle
elezioni, lo statista guarda alle nuove generazioni. Frase
che forse deve aver ispirato un famoso calembour di
Montanelli riferito proprio a De Gasperi e Andreotti suo
braccio destro: 'Quando vanno in chiesa, De Gasperi parla
con Dio, Andreotti con il prete' ( per i voti; Ndr).

DESISTENZA
Nel 1996 l'allora segretario di Rifondazione comunista
Fausto Bertinotti fece una desistenza con i Ds in alcune
regioni, nella consapevolezza che Ds e Prc avrebbero
governato insieme. Ma quando Bersani ha proposto, peraltro
non ufficialmente, a Ingroia di desistere dal presentare
liste al Senato in alcune Regioni chiave, il leader di
Rivoluzione Civile ha avuto buon gioco a trovare il punto
debole della proposta: 'Come fa il Pd a chiedere la
desistenza a una forza politica quando si sa in partenza che
non saranno alleati ma antagonisti, e il Pd si alleerà con
Monti, che noi combattiamo?'.

ETEROGENESI DEI FINI
Casini si è speso per Monti come nessuno in Italia. Mentre
Berlusconi era ancora al governo, il leader Udc già
auspicava l'avvento del Professore. Quando è nato il governo
tecnico, Casini ne è stato il più fideistico sostenitore,
senza obiezioni, senza riserve. Poi Casini ha insistito
perché Monti scendesse (salisse) in politica.

Ma dopo che Monti si è lasciato convincere, sono cominciati
i primi screzi, e i primi dissensi politici, e poi vere e
proprie divergenze: se fare una lista unica anche alla
Camera, come chiedeva Monti e anche Passera (che poi se n'è
andato sbattendo la porta) o più liste, come chiedeva e ha
ottenuto alla fine Casini; ma una volta decise le tre liste,
per la Camera, Monti ha negato l'uso di un simbolo comune
(peraltro c'era una norma che non lo consentiva).
Ma l'eterogenesi dei fini si è ancor più materializzata
quando Casini ha visto via via i sondaggi, che penalizzavano
l'Udc a vantaggio della lista Monti. Quasi un travaso dal
partito degli udiccini alla lista del Professore,
accreditata di quasi il doppio delle liste Casini e Fini
messe insieme.

E le cose potrebbero non finire qui: Casini e Monti hanno
in mente differenti carriere personali, e potrebbe accadere
che i loro progetti si incrocino pericolosamente. Ipotesi:
la presidenza del Senato. Dicono che Casini ci tenga molto.
Ma se Bersani la offrisse a Monti? Forse i cronisti
politici, che scherzosamente chiamano Casini Pierfurby,
invece di Pierfedinando, sorridono. Forse pensano di aver
esageratoàà

ENDORSEMENT
È uno dei termini più gettonati di questa campagna
elettorale, per denotare un cambio di posizione, un annuncio
di atteggiamento (favorevole) verso questo o quel partito o
candidato. Se, come per i dischi e i libri, ci fosse una hit
parade delle parole, 'endorsement' sarebbe, se non in testa
alla classifica, certamente ai primissimi posti.

Nel pigro conformismo lessicale attribuito ai giornalisti,
questo termine impazza. Per cui leggiamo titoli spesso
uguali: endorsement del Vaticano verso Monti (poi corretto);
endorsement degli industriali verso..., endorsement del
quotidiano dei vescovi; tra i più recenti, endorsement degli
Stati Uniti verso il centrosinistra.

EPIDERMIDE
Da una intervista di Cesare Romiti su Agnelli, nel
decennale della morte, ricordato in piena campagna
elettorale. 'Berlusconi non gli era simpatico?
(all'Avvocato; Ndr) No. Lo divertiva, ma gli dava fastidio
epidermicamente, non riusciva a stargli vicino. In questi
casi il suo giudizio diventava severo. Mentre era incline a
perdonare in altri casi, in cui riconosceva una qualche
forma di stile. Per questo, oltre che per l'affetto, perdonò
Montezemolo'.

EQUAZIONE
Destra e sinistra non hanno molto senso (Monti). Fini dice
più o meno la stessa cosa. E lo dice forse con qualche
consapevolezza in più sulla propria pelle, avendo percorso
una parabola politica e ideologica che da destra lo ha
portato su posizioni tematiche ((bioetica, immigrazione),
tacciate 'di sinistra' dai suoi oppositori e amici politici
di un tempo.

A dire il vero, per Fini, anche il termine 'moderati' è
privo di senso politico, infatti tutte le volte che viene
evocata questa categoria politologica, si affretta a
contrapporre la dicotomia conservatori/progressisti, o
conservatori /riformisti o riformatori. Ma già negli anni
Ottanta Ciriaco De Mita esprimeva un concetto simile, non
analogo, anche se in modo più articolato (alla De Mita,
appunto): destra e sinistra sono categorie che non hanno più
la stessa valenza di un tempo. Ma c'è chi annota: chi dice
che destra e sinistra non significano più nulla, non è
certamente 'di sinistra'.

FANTASCIENZA
Casini: un governo con Vendola? Fantascienza. Vendola: un
governo con Monti? È fantascienza. Monti a Bersani: devi
scegliere: o me o Vendola. 'Non toccare il mio polo',
reagisce il segretario del Pd. Baruffe elettorali, si dirà,
destinate a essere superate dopo il voto, soprattutto se i
risultati 'costringeranno' i contendenti di oggi a diventare
gli alleati di domani. Non c'è da scandalizzarsi per
questo, le campagne elettorali non sono un pranzo di gala.

E peròà fa lo stesso un certo effetto sul cittadino, che in
questi comportamenti contraddittori vede - a torto o a
ragione - qualcosa di irrisolto, di ambiguo. Si alimenta
anche così, goccia dopo goccia, il virus della cosiddetta
antipolitica.

FACT CHECKING (verifica del fatto, della veridicità di
un'affermazione)
È una rubrica apparsa, in campagna elettorale, su La
Stampa, ispirata a un criterio molto semplice: si prende la
dichiarazione di un politico, in odore di errore, e la si
confuta con dati di fatto e cifre, indicate in una scheda a
fianco. Un esempio lodevole di giornalismo-verità, che aiuta
il cittadino e, in questa circostanza, l'elettore, a farsi
una corretta opinione. Che poi contribuirà alla formazione
di un convincimento per esprimere il proprio voto.

FILO DIRETTO ('tra Arcore e il cielo')
'Lo Spirito Santo ha illuminato il presidente Berlusconi:
nel segno di Cosentino vinceremo in Campania' (messaggio del
Pdl di Pompei su Twitter). Il giorno dopo a Nick o'Mericano
la dirigenza nazionale Pdl sbarrò la porta della
candidatura. Questo episodio ne ha fatto ricordare a Gian
Antonio Stella un altro, sempre in tema 'religioso'.

Durante un'udienza di Giovanni Paolo II a Berlusconi, il
Cavaliere disse al Papa: 'Santità, mi lasci dire che Lei
assomiglia al mio Milan. Infatti Lei, come noi, è spesso in
trasferta a portare nel mondo un'idea vincente, che è quella
di Dio'. Cosa le ha risposto il Papa? chiesero a Berlusconi.
'Mah! Niente di preciso. Mi ha dato la sua benedizione. Ma
con l'aria di pensare che non ne avessi un bisogno
particolare'. (da un articolo di Gian Antonio Stella, 'Filo
diretto tra Arcore e il cielo', Corriere della sera).

FOTO FANTASMA
Quando non solo l''agenda' ma anche la 'foto' diventa
simbolo di un'alleanza, di un programma. C'era una volta la
'foto di Vasto', un modo anche metaforico per indicare
l'alleanza tra Bersani, Vendola e Di Pietro, ritratti
insieme nella cittadina abruzzese. Poi uno dei tre - Di
Pietro - è stato messo da parte (o si è autoescluso
differenziandosi vistosamente dalla linea Pd) e si guarda ad
altre foto. Ma dove sono? Nell'infuriare dello scontro
elettorale, Bersani ha sfidato Monti a farsi fotografare con
Fini e Casini, suggerendo l'idea di un presunto imbarazzo
del Professore a farsi fotografare con i due suoi compagni
di strada.

La 'provocazione' di Bersani potrebbe trovare anche altre
applicazioni: a quando una foto di Ingroia con Ferrero, Di
Pietro e Diliberto? Ma queste foto non ci sono, e forse non
ci saranno. La campagna elettorale però non è ancora finita.
(Public Policy)

(continua)

MAN

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