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ELEZIONI, DALLA A ALLA Z IL DIZIONARIO DELLE POLITICHE 2013 /SPECIALE

20 febbraio 2013

(Public Policy) - Roma, 20 feb - (di Mario Nanni) Una serie
di istantanee, di spunti, di particolari messi in evidenza:
così è nato questo dizionario (diario) elettorale, scandito
in 'voci', che tratteggiano, isolano e legano fatti, episodi
figure, situazioni, curiosità di questa campagna elettorale
un po' sui generis, a partire dal periodo in cui si svolge.
Per la prima volta dal 1948, infatti, si andrà a votare per
il Parlamento e alcune Regioni in pieno inverno.

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(TERZA PUNTATA)

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GAFFE
'Fassina in Parlamento ha prodotto poco'. Il responsabile
economico del Pd, sempre molto critico verso Monti, è quasi
un incubo per il premier che lo vede anche in Parlamento. Ma
l'esponente Pd non è ancora parlamentare(ora è candidato).
'Ah non è deputato? Strano, perché contava così tanto. Però,
questi bocconiani sono forti': e così Monti si è salvato in
calcio d'angolo.

'Il Quirinale? Non l'ho considerato tra le mie aspirazioni
perché non considero quella carica incidente in modo
decisivo sui destini del Paese'. Non si è mai saputo quali
possano essere stati i commenti del presidente Napolitano a
questa osservazione del premier, al limite di una gaffe
istituzionale.

GIORNALISTI
Dopo i magistrati, sono numerosi anche i giornalisti i
della carta stampata e della tv, all'assalto, si fa per
dire, data la comodità del Porcellum, di un seggio
parlamentare: da Massimo Mucchetti a Sandra Amurri, da
Sandro Ruotolo ad Augusto Minzolini, a Corradino Mineo,
Francesco Giorgino, Francesco Pionati, e tanti altri
operatori di quello che una volta veniva chiamato il 'quarto
potere'.

GIOSAFAT
Non nel senso della valle biblica, ma del cognome di un
candidato di Trapani nella lista di Oscar Giannino. È uno
dei dirigenti di Confindustria Sicilia. Ma il Fatto
Quotidiano è andato a scoprire che era stato indagato da
Falcone tanti anni fa anni fa e poi condannato a 1 anno e
otto mesi per favoreggiamento di Vito Ciancimino. Per il
leader della lista 'Fare per fermare il declino', apprendere
la notizia, chiamare il Fatto per complimentarsi e cacciare
il candidato è stato un tutt'uno.

GIUSTIZIA (COSÌ È SE VI PARE)
Tre processi a Berlusconi a Milano, tre decisioni
procedurali differenti sulla richiesta della difesa di
sospendere in concomitanza con la campagna elettorale. E
così per il processo Ruby lo stop viene negato, per il
processo Unipol la sentenza viene fatta slittare, e per il
processo per i diritti Mediaset si va avanti. Una volta l'ex
ministro della Giustizia Alfredo Biondi, incline al bon
mot, parodiò il noto adagio latino 'Tot capita tot
sententiae' e lo trasformò in 'tutto capita nelle sentenze'.

H COME CAPO HORN
Registrata questa fulminante metafora di Matteo Renzi:
'Monti innovatore? Con Fini e Casini vicino è come doppiare
Capo Horn con un pedalò'. Questa battuta ha dato origine a
un siparietto a distanza tra Bersani e lo stesso Renzi. Il
sindaco di Firenze disse di non aver capito il proverbio
tedesco citato dal segretario Pd durante un confronto in tv
al tempo delle primarie: 'Meglio avere un passerotto in
mano che un tacchino sul tetto' (nella traduzione esatta il
tacchino era in realtà una colomba, perché il senso del
proverbio è nel confronto tra volatili).

'Poi me lo spieghi', aveva detto Renzi a Bersani; che si è
prontamente rifatto dicendo al sindaco di Firenze: 'Tu poi
mi spiegherai questa storia del pedalò, non l'ho capita'.

HONNI SOIT QUI Y MAL PENSE
'Agnelli intese il valore del seggio senatoriale' (cioè di
senatore a vita). Dalle dichiarazioni del presidente della
Repubblica Giorgio Napolitano a Torino, nel decimo
anniversario della morte dell'Avvocato. Ogni riferimento a
Mario Monti è 'puramente casuale', come si avverte nelle
didascalie introduttive e bugiarde di certi film che
vogliono evitare malevole interpretazioni e querele. I
dietrologi potrebbero citare il noto adagio di Andreotti: a
pensare male si fa peccato, ma spesso s'indovina.

Sempre Monti: disponibili a
collaborare con il Pdl a condizione però che questo partito
sia emendato del 'tappo'. Altro calembour montiano: quando
ha reso omaggio alla 'statura accademica' di Renato
Brunetta, che aveva contestato alcune cifre sui conti
pubblici. Il battagliero economista del Pdl, ventriloquo
economico di Berlusconi, spesso preso di mira per la sua
bassa statura (una volta D'Alema lo definì 'energumeno
tascabile') è stato la bestia nera di Monti da quando il
governo dei tecnici è caduto; ma giorni fa il premier gli ha
quasi reso l'onore delle armi, quando ha detto: 'Meglio
Brunetta di Tremonti'.

I HAVE A DREAM
Sarà vero che la storia o, più banalmente, le cose si
ripetono: la prima volta in modo serio, la seconda in modo
parodistico (Il detto, in verità, suona esattamente così:
la storia la prima volta si svolge come tragedia poi si
ripete come come farsa). Qui però non si parla di storia ma
di cronaca. E quindi viene più acconcia la versione più soft
se si passa da: 'I have a dream' di Martin Luther King a 'Ho
fatto un sogno' (in realtà l'ha chiamato incubo) di
Berlusconi; dove 'Ingroia era ministro della Giustizia, Fini
'ministro alle Fogne' e Rosi Bindi 'non vi dico cosa
faceva'. Fini ha incassato con eleganza: 'Ministro alle
Fogne, che vorrà dire poi?!'.

IMPRESENTABILI
La politica, si sa, può diventare anche una contesa anche
aspra e feroce, e i primi segni si notano nel linguaggio.
Complici anche i titolisti dei giornali, il lessico politico
spesso conosce delle torsioni piuttosto dolorose
(specialmente per i destinatari di certe formule). E così,
in questa campagna elettorale, hanno avuto larga
circolazione termini come 'gli impresentabili',
'rottamazione', 'asfaltati', 'pulizia etnica' (a danno di
intere componenti di partiti), anatemi trasformati in
'lettere scarlatte' (la definizione è di Mario Landolfi, ex
An, escluso dalle liste Pdl).

'Nomina sunt consequentia rerum', o, se si preferisce, 'le
parole sono pietre'. Ci si deve rassegnare a questa
'barbarie del linguaggio'? O si possono dire le stesse cose
con termini meno offensivi e umilianti? Rino Formica, ex
ministro socialista, incline a fulminanti battute, era
solito dire: 'La politica è sangue e m.'.

LINGUAGGIO
Non solo i contenuti, ma anche il linguaggio ha determinato
polemiche e impennate del contrasto elettorale. Certe
espressioni, in particolare, non sono risultate gradite. È
accaduto quando Monti ha usato il termine 'silenziare',
giudicato allarmante; 'silenziare', cioè ridurre al
silenzio, togliere la parola (riferito alle ali estreme
dello schieramento Pd-Sel, Vendola e Fassina).

Ma poi è toccato a Monti reagire alla frase di Bersani 'Non
vorremmo trovare, una volta al governo, polvere sotto il
tappeto' (a proposito dei conti pubblici); e ha invitato il
segretario del Pd per due volte con toni da 'avvertimento' a
'non usare certe espressioni che potrebbero allarmare i
mercati'.

Con ciò dimostrando, il premier, una certa allergia
terminologica. Come quando, nel discorso alla Camera sulla
fiducia al suo Governo tecnico, pregò Berlusconi di non
usare la frase 'staccare la spina'. Perché non si sentiva un
elettrodomestico.

E infatti Berlusconi per un po' smise di usare questa
formula ma poi ricominciò. Fino a quando a staccare la spina
ci pensò Alfano con un discorso alla Camera, che segnò la
fine del governo dei tecnici.

LACRIME
Chi dice che i politici sono senza cuore? Anche loro, come
i bancari (titolo di un film) 'hanno un'anima'. Le lacrime
del ministro del Lavoro Fornero non sono state un caso
isolato. Al premier Monti sono luccicati gli occhi quando si
è intenerito parlando dei suoi nipotini. L'ex procuratore
nazionale antimafia Pietro Grasso si è commosso parlando
della sua candidatura (nel Pd).

Bersani non è rimasto insensibile quando Bruno Vespa gli ha
fatto vedere in tv l'intervista al padre benzinaio a
Bettola, e alla madre. Poi ci sono le lacrime del prefetto
donna Iurato. Ma quelle erano finte, per fare scena, mentre
si faceva fotografare davanti alla casa dello studente
distrutta nel terremoto dell'Aquila.

LUTTI E CANDIDATURE
Candidare al Parlamento familiari di personaggi uccisi
nell'adempimento del dovere, o di persone vittime di casi
tragici, non è tipico solo di queste elezioni. Nelle liste
di Ingroia, per esempio, c'è il figlio di Pio La Torre,
dirigente del Pci assassinato dalla mafia. E c'è Gildo
Claps, fratello di Elisa Claps, la ragazza trovata morta
dopo mesi nel sottotetto di una chiesa in Basilicata.

In precedenti elezioni, ci sono state le candidature di
parenti di vittime del terrorismo: la vedova del professor
D'Antona, la figlia del giornalista Walter Tobagi, Sabina
Rossa, figlia di un eroico operaio dell'Ansaldo che pagò con
la vita la denuncia di complici delle Br in fabbrica, la
sorella del giudice Borsellino, la sorella di Falcone. E
altri casi ancora.

Questo tipo di candidature ha suscitato qualche domanda:
vengono candidati dai partiti che in tal modo sfruttano la
notorietà del nome, o queste candidature sono un modo per
ricordare e onorare e in certi casi proseguire le battaglie
delle illustri vittime?

Le opinioni non sono univoche. Se Rita Borsellino ha scelto
di candidarsi, c'è per esempio il fratello Salvatore che ha
fatto una scelta diversa: non posso candidarmi per il
cognome che porto, il nome di mio fratello non può essere
oggetto di contesa elettorale.

MAGISTRATI
È la prima campagna elettorale che vede un partito, una
lista, così affollata da personaggi della magistratura:
Ingroia capeggia lo schieramento; in lista Di Pietro, nella
veste di comprimario; dietro le quinte ma non troppo un
altro ex magistrato: Luigi De Magistris, sindaco di Napoli
che lavora perché Rivoluzione Civile abbia il quorum in
Campania anche al Senato (la soglia è dell'8%).

NOSTRADAMUS
Ancora non si è votato, ancora non si sa quale tipo di
Parlamento uscirà dalle urne, e già pullulano cattivi
presagi, pronostici pessimistici, quasi infausti, sulla
tenuta e sulla durata della legislatura. Il primo, in ordine
di tempo, della lista di questi Nostradamus fatti in casa è
stato Casini, quando si è dichiarato pessimista sulla durata
delle prossima legislatura.

Il senatore Beppe Pisanu, ex ministro Pdl, antemarcia dei
critici dall'interno del Pdl verso Berlusconi e poi
inclinato verso Monti, senza però essere candidato, teme una
vita breve della legislatura e una fase di instabilità
politica del Paese.

Nel Pd Stefano Fassina pensa che se non ci saranno i numeri
per governare, si dovrà tornare a nuove elezioni. Ma Bersani
ha frenato: non si può mica votare ogni giorno. L'ultimo in
ordine di tempo è stato Grillo quando è stato ancora più
esplicito: torneremo a votare in autunno.

Martin Sorrell, guru della comunicazione e fondatore del
colosso Wpp (gruppo mondiale di agenzie di pubblicità), in
un'intervista sulla campagna elettorale italiana ha detto:
'La cosa che mi ha più colpito? Che si dica che dopo il voto
di febbraio, ci possano essere a breve altre elezioni'.

NUOVI ITALIANI
È una delle grandi novità di queste elezioni, insieme alla
maggiore presenza di donne in Parlamento. Kalid Chaonki,
Marocco, in Italia da quando aveva 9 anni; Fernando Biagne,
Guinea Bissau, in Italia da 27 anni; Cecile Kyenge, Congo,
medico; Nona Eughenie, nata in Romania, in Italia dal 2002:
tutti candidati al Parlamento. (Public Policy)

(continua)

MAN

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