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ELEZIONI, DALLA A ALLA Z IL DIZIONARIO DELLE POLITICHE 2013 /SPECIALE

21 febbraio 2013

(Public Policy) - Roma, 21 feb - (di Mario Nanni) Una serie
di istantanee, di spunti, di particolari messi in evidenza:
così è nato questo dizionario (diario) elettorale, scandito
in 'voci', che tratteggiano, isolano e legano fatti, episodi
figure, situazioni, curiosità di questa campagna elettorale
un po' sui generis, a partire dal periodo in cui si svolge.
Per la prima volta dal 1948, infatti, si andrà a votare per
il Parlamento e alcune Regioni in pieno inverno.

Si tratta della quarta e ultima puntata del dizionario: la
serie completa (uscita sul notiziario dei giorni scorsi: da
lunedì 18) è disponibile qui.

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(QUARTA PUNTATA)

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OSSIMORO
Ce n'è più d'uno. Rivoluzione civile, per esempio, lo è, se
pensiamo alla carica semantica della parola rivoluzione, che
non evoca certo il festival delle buone maniere. Poi c'è il
movimento di Samorì, l'imprenditore che ha fondato 'Moderati
in rivoluzione' (Mir), un partito che ricorda, quale
ossimoro, la formazione politica che attualmente governa il
Messico: il Pri; che non è il partito repubblicano di La
Malfa redivivo, ma il 'Partito rivoluzionario istituzionale'.

QUIRINALE
L'elezione del presidente della Repubblica avverrà in
aprile (il settennato di Napolitano scade a metà maggio). Il
tema del successore al Colle sembrava 'in sonno' nella
cronaca politica quando Berlusconi l'ha messo all'ordine del
giorno lanciando la candidatura di Mario Draghi, che ha
subito risposto: no grazie, resto dove sono (alla presidenza
della Bce).

L'argomento ora sembra essere tornato sotto traccia perché
prematuro. Ma lo è solo apparentemente. Monti aveva provato
a proporre la rielezione di Napolitano, che però aveva in
precedenza dichiarato la sua indisponibilità. L'elezione
quirinalizia è stata sempre un'elezione sui generis e
complessa, quasi mai priva di sorprese e colpi di scena: non
sempre i nomi che si fanno in anticipo poi risultano quelli
giusti, e talvolta li si lanciano per bruciarli. Suona più
che mai attuale l'antico detto: chi (in conclave) entra
Papa, poi esce cardinale.

Perciò i candidati al Colle - ce ne sono - se ne stanno
abbastanza coperti. Sanno che chi fa il loro nome troppo
presto, spesso finisce, con intenzione o no, col bruciarlo.
Mai come in questo caso vale la legge del teatro: è
fondamentale saper entrare in scena al momento giusto.

PARIGI (VAL BENE UNA MESSA)
Candidare o no gli inquisiti? E se certi inquisiti
eccellenti portano voti, si deve scegliere la
moralizzazione, che porterebbe a escluderli dalle liste, o
tenersi i voti imbarcando i candidati chiacchierati o
indagati turandosi il naso?

Tranne casi molto limitati (ad esempio Cosentino, Papa per
il Pdl campano; Crisafulli, Papania per il Pd siciliano), ha
vinto la logica del 'Parigi val bene una messa'. E molti
inquisiti o sotto processo sono stati inseriti in lista.
Ma se Parigi val bene una messa - ammonì una volta
Benedetto Croce in Senato, critico verso il Pci che votò per
l'inserimento in Costituzione (art.7) dei Patti Lateranensi
- 'ci sono cose che valgono infinitamente più di Parigi'.
Gli inquisiti restano (in lista) e Grillo prospera al grido
'mandiamoli tutti a casa'.

PRETERIZIONE
I politici spesso ricorrono all'uso di figure retoriche,
soprattutto alla preterizione, un modo per significare
'dico e non dico'. Questi sono solo alcuni esempi: 'Ho fatto
un sogno: ho sognato un governo con Ingroia alla Giustizia,
Fini alla Fogne, e non dico cosa faceva la Bindi' (sogno di
Berlusconi raccontato in tv); Ingroia, impegnato in un duro
contrasto con Ilda Boccassini, che gli rimproverava di
'paragonarsi a Falcone' risponde così: 'Non dico cosa
pensava Borsellino di lei'.

PORTE GIREVOLI
Sono state evocate a proposito dei magistrati che si danno
alla politica e che una volta concluso il mandato elettivo
tornano a vestire la toga. Il problema è stato posto dallo
stesso Ingroia. All'accusa di non essersi dimesso da
magistrato prima di candidarsi in politica, ha risposto
preannunciando una proposta di legge per regolamentare la
questione nel senso di 'niente porte girevoli per i
magistrati'. E per i giornalisti?

RINCORSA E RIMONTA
È quanto si nota con le promesse dei candidati leader in
questa campagna elettorale. Lo schema di solito prevede che
uno lanci la proposta, faccia una promessa, e gli altri a
seguire rincarando, alzando la posta, offrendo di più.
Esempi? Berlusconi annuncia: zero tasse per le aziende che
assumeranno. Una settimana dopo Monti promette: zero tasse
per le imprese che assumeranno gli under 30.

E ancora il leader del Pdl: restituirò l'Imu sulla prima
casa. Bersani: 40 miliardi per le imprese. Qual è il
criterio valutativo per orientarsi in questa foresta di
promesse? Mi aspetto che prima o poi escano offerte di
pentole, ha ironizzato Renzi. È più importante chi fa la
promessa per primo? O chi dà maggiori garanzie di
credibilità? Ah, saperloà.

ROTTAMAZIONE
Martin Sorrell (citato prima) si è così espresso sulla
parola-slogan lanciata dal sindaco di Firenze nella sua
battaglia delle primarie Pd: 'Non conta la gioventù; si
pensi a comunicatori come Reagan e Thatcher. L'importante è
la capacità di coinvolgere emozionalmente, di comunicare una
visione; Obama, per esempio, è capace'.

SCHERMITRICE
Valentina Vezzali, la pluricampionessa olimpionica di
scherma, è in lista con Mario Monti. Quando ha appreso la
notizia, Iosefa Idem, campionessa mondiale ed olimpica di
canoa, candidata nel Pd, ha commentato: 'Ah sì?! Io ero
rimasta al 'tocco' di Berlusconi'.

La campionessa di canoa si riferiva a una trasmissione tv -
ospiti la Vezzali e Berlusconi - in cui a un certo punto la
campionessa di scherma dice rivolgendosi al Cavaliere: 'Io
da lei mi farei 'toccare''. Honni soit qui mal y pense (sia
vituperato chi pensa male, citato sopra in un'altra 'voce'
del dizionario).

Motto dell'ordine inglese della Giarrettiera, istituito,
secondo una tradizione leggendaria, dal re d'Inghilterra
Edoardo III in onore della propria amante, la contessa di
Salisbury, alla quale durante un ballo era caduta una
giarrettiera; il re si precipitò a raccoglierla e rimproverò
con tali parole i cortigiani che sorridevano
dell'episodio.

STORIA (RIDOTTA A CORTILE)
Il gesto delle dimissioni del Papa, comunque lo si voglia
valutare, è - sembra quasi banale sottolinearlo - un fatto
storico; e come si parla dell'analoga decisione di
Celestino V, che risale al 1294, delle dimissioni di
Benedetto XVI se ne parlerà tra 700 anni. Se questa è la
prospettiva, e stiamo parlando di storia, appare francamente
ridicolo immiserire la decisione papale misurandola con
l'ottica del cortile di casa, in questo caso della campagna
elettorale italiana.

Eppure c'è stato chi (spiace dirlo, tra questi Roberto
Saviano) ha ipotizzato, dietrologicamente, qualche possibile
nesso intenzionale tra le elezioni politiche e la decisione
del Papa. Alla Chiesa si possono forse muovere molte
critiche, da credenti e/o da laici, ma il passo e
l'orizzonte di questa istituzione millenaria hanno una
logica universale e planetaria che prescinde da situazioni
contingenti e provinciali, siano pure elezioni politiche
importanti per l'avvenire di un Paese, del Paese in cui ha
sede il Papato. Su Saviano sono piovute non poche critiche.
Ma l'autore di 'Gomorra' si consoli: 'Quandoque bonus
dormitat Homerus'.

TAROCCHI
Il gioco delle carte non c'entra, ma il verbo taroccare sì.
Lo si è visto quando alcuni simboli elettorali sono stati
presi di mira, leggermente cambiati per creare confusione
negli elettori. Taroccati anche gli slogan. E così 'L'Italia
che sale' (manifesto di Monti), è diventato, in
italo-inglese, 'L'Italia for sale' (Italia in vendita).

TOMBALE
Non è proprio un termine che susciti allegria, ma se si
tratta di tasse fa un certo effetto (anzi un doppio
effetto). E così abbiamo sentito promettere da Berlusconi il
'condono tombale'; mentre è un 'silenzio tombale' quello che
la sondaggista Alessandra Ghisleri teme possa cadere sulla
campagna elettorale (che finirà il 22 febbraio) dopo
l'annuncio di Benedetto XVI che lascerà la cattedra di
Pietro il 28 dello stesso mese.

TWITTER
È la novità assoluta di questa campagna elettorale, che mai
come questa volta si svolge e si articola sui blog e su
Facebook. Twitter è il social network che, per la sua
immediata leggibilità e velocità di comunicazione, ha
surclassato gli altri strumenti.

Con un tweet Monti nel giorno di Natale ha annunciato la
sua decisione di 'salire' in politica. Via Twitter i
politici mandano in continuazione messaggi, dichiarazioni,
commenti, spesso bypassando le stesse agenzie di stampa,
costrette a seguire Twitter come una delle principali fonti
d'informazione.

Da quando poi il Papa ha fatto il suo ingresso con un suo
account, guadagnandosi in poco tempo milioni di followers,
Twitter ha avuto una impennata su un palcoscenico mondiale,
che del resto è il suo orizzonte naturale.

Utili spunti per sociologi e studiosi delle comunicazioni
di massa: politici che comunicano via Twitter contribuiranno
ad avvicinare di più i cittadini alla politica, alle
istituzioni? Questa de-mitizzazione della figura carismatica
del leader rischia di omologarlo e massificarlo, e fargli
perdere la sua (presunta) aura istituzionale o gli dà uno
spessore umano maggiore?

UNO CHE DIVENTA CINQUE
È il destino subito da An, il partito fondato a Fiuggi e
poi confluito insieme a Forza Italia nel Pdl. Ora Fini
considera quella fusione il suo più grave errore politico.
Quello che era stato un partito a due cifre si è scisso in
cinque parti: quelli che sono rimasti con Berlusconi nel
Pdl; La Destra di Storace, che fu la prima a staccarsi;
quelli che si sono accasati con Monti; quelli che stanno con
Fini; quelli che hanno fondato Fratelli d'Italia.

VENDETTA
Bondi, ovvero gli ultimi giorni di Pompei. Le cronache
hanno a lungo parlato, durante la compilazione delle liste
Pdl, che ha portato a esclusioni eccellenti, del ruolo
svolto da Sandro Bondi, ex ministro dei Beni Culturali, uno
dei coordinatori del Pdl, uomo mite ma dalla memoria
implacabile ('Attenti all'ira dei calmi', ammonisce
l'Ecclesiaste).

Bondi, narrano le cronache, si presentava alle riunioni del
partito portando al comitato liste delle cartelline dove
veniva esaminato il grado di fedeltà a Berlusconi e al Pdl
di alcuni esponenti in odore di eresia e di montismo
(Pisanu, Sacconi, Quagliariello, Frattini ed altri); erano
peraltro passati pochi giorni da quando lo stesso
Berlusconi aveva proposto al Professore di diventare il
federatore dei moderati.

Nelle cartelline di Bondi c'erano i testi di dichiarazioni
politicamente 'compromettenti', a basso tasso di
berlusconismo, che avrebbero influito sulla decisione di
candidarli o meno. In alcuni casi hanno funzionato. In
altri, per esempio Sacconi, Berlusconi ha perdonato. Bondi
ha sempre smentito questo suo ruolo, però in pochi gli hanno
creduto.

VOLTASPALLE
Sta per voltagabbana. Neologismo usato da Sandro Bondi del
Pdl per stigmatizzare coloro che si erano (si sono)
allontanati dal Pdl e da Berlusconi, 'dimentichi dei
benefici ricevuti'.

WEB
In questa campagna elettorale è il grande protagonista
tecnologico sul piano della comunicazione, nelle sue varie
declinazioni (internet, social network). Diamo ancora la
parola a un esperto del ramo, il già citato Martin Sorrell:

'Grillo è l'esempio di come il web possa essere potente. Tra
l'altro si tratta di un media low-cost. È un mezzo ritenuto
freddo? Invece penso che possa essere molto personalizzato.
Anche la tv comunque conta, basti pensare all'eco enorme di
certi duelli televisivi: Obama-Romney durante le elezioni
presidenziali, o Cameron-Clegg in Inghilterra'.

WEIMAR
Il nome della Repubblica tedesca travolta dall'avvento di
Hitler è stato evocato in un articolo del Financial Times su
Monti: 'Non è l'uomo giusto per l'Italia', ha sentenziato il
giornale britannico. Il motivo? 'La politica di austerità di
Monti', paragonato a Heinrich Bruning, penultimo Cancelliere
della Repubblica di Weimar, 'che con le sue politiche
economiche contribuì ad aggravare il disagio sociale
favorendo l'ascesa del nazismo'. Monti ha liquidato
l'articolo con un'alzata di spalle: 'Conosco l'autore
dell'articolo, è un nemico della Merkel'.

Per la verità, il Financial Times nei giorni successivi ha
corretto il tiro sul premier italiano, ridimensionando le
critiche dell'articolo precedente. (Public Policy)

MAN

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