Public Policy
Facebook Twitter Feed RSS

ELEZIONI, GIANNINO(FARE): LA PATRIMONIALE LA PAGHI LO STATO /INTERVISTA

ILVA, SE CON LA NUOVA NORMA SI SOSPENDONO I DIRITTI DI PROPRIETÀ /INTERVISTA 30 gennaio 2013

oscar-giannino-jpg-crop_display

(Public Policy) - Roma, 30 gen - (di Sonia Ricci) La
patrimoniale la deve pagare lo Stato, bisogna tagliare i
costi della politica e della pubblica amministrazione,
trovare una "soluzione sistemica" per le banche italiane. E
poi c'è il problema governabilità di un Senato a rischio
stallo. Di tutto questo parla a Public Policy Oscar
Giannino, leader del movimento Fare per Fermare il declino.
Primo punto però, per far cambiare rotta all'Italia, è il
lavoro.

D. COME GIUDICA LE PROPOSTE AI PARTITI SUL LAVORO DI
CONFINDUSTRIA E CGIL?
R. Mi ha stupito che in entrambi i piani (Piano sul lavoro
della Cgil e "Crescere si può si deve di Confindustria",
ndr) siano richiesti troppi sussidi e incentivi. Nella Cgil
condivido la parte volta al potenziamento dei finanziamenti
degli ammortizzatori sociali. Però sui 40 miliardi di
risorse da recuperare dalla lotta all'evasione fiscale e
dalla patrimoniale, non ci siamo proprio. L'ammontare del
prelievo fiscale aggiuntivo è l'esatto opposto di quella che
è la premessa valida per pensare di dare respiro alle
imprese e al lavoro.

Invece, l'impostazione del piano della Confindustria è
generalmente condivisibile, ma anche lì ci sono cose che non
mi convincono. Primo, mi aspettavo un impegno sulle
dismissioni del patrimonio pubblico più forte. Secondo, non
sono d'accordo con l'abbattimento della bolletta energetica
esclusivamente per le imprese: la liberalizzazione deve
avvenire tramite una revisione della borsa elettrica e
degli incentivi a tutti i produttori di energia, deve essere
una revisione degli oneri in bolletta, altrimenti diventa un
sussidio alle imprese.

Nella nostra proposta esiste una sola forma di incentivo
alle imprese, quella per l'innovazione tecnologica e la
ricerca. Pur condividendo l'iniziativa dello straordinario
detassato, faccio notare che questa può funzionare per le
imprese che ancora esportano, che hanno domanda, sicuramente
non per chi lavora nel mercato interno, che oggi produce il
75% del Pil.

D. DITE DI VOLER ABBASSARE IL CUNEO FISCALE SULLE IMPRESE,
MA DOVE TROVERETE LE COPERTURE FINANZIARIE PER FARLO?
R. Noi indichiamo due premesse per realizzare veramente
l'abbattimento della pressione fiscale. Primo, se non
svincoliamo il conto economico annuale (spese e tasse)
dall'obiettivo di abbattere gradualmente il debito pubblico,
non ci saranno mai spazi per una riduzione della pressione
fiscale. Quindi, l'abbattimento del debito pubblico, di
cinque punti di Pil in cinque anni, va fatto attraverso le
dismissioni pubbliche. La patrimoniale la deve pagare lo
Stato, altrimenti i pochi tagli di spesa fatti serviranno
sempre per coprire altre spese.

La seconda: i tagli di spesa non saranno lineari ma scelti
caso per caso. Due punti di Pil si possono recuperare
tagliando i costi della pubblica amministrazione, delle
forniture e della politica. Poi proponiamo l'abbattimento
integrale dell'Irap, 34 milioni di euro, e ci concentreremo
sul reddito disponibile nelle tasche dei lavoratori
abbattendo l'Irpef per gli scaglioni più bassi per arrivare
in cinque anni alla totale esenzione per chi guadagna fino a
15 mila euro.

D. COSA È GIUSTO FARE: CONTINUARE A FINANZIARE GLI
AMMORTIZZATORI SOCIALI O GARANTIRE UN SUSSIDIO DI
DISOCCUPAZIONE, IMITANDO IL MODELLO DANESE?
R. Su questo mi adeguo a quello che sostengono Bersani e la
Cgil, perché è l'unico quadro realistico possibile, oggi non
possiamo fare a meno di finanziare milioni di ore di cassa
integrazione, tagliare sarebbe la fine.

L'altra cosa da fare è trovare risorse adeguate per la
totale copertura dell'Aspi (Assicurazione sociale per
l'impiego, Ndr), introdotta dalla riforma Fornero. Sono
anche d'accordo, però, per il futuro, sull'introduzione del
sussidio per i disoccupati.

D. COSA PENSA DELLA RIFORMA DEL LAVORO?
R. I problemi principali sono due: il giro di vite, di
procedure e di costi sui contratti di ingresso nel mercato
del lavoro, diversi da quelli a tempo indeterminato. I
contratti rimangono quelli classici che le piccole imprese
oggi cercano di chiudere perché troppo onerosi e troppo
pieni di adempimenti. È stato un errore che paghiamo con più
disoccupazione.

Il secondo aspetto della riforma che non condivido è che
non c'è alcun accenno al collocamento, al sistema d'incontro
tra domanda e offerta di lavoro. Il collocamento oggi è di
competenza delle vecchie regioni italiane e, mi passi il
termine, è uno schifo. Serve solo alla politica, al
sindacato, ma non intermedia nemmeno il 2% dell'incontro tra
la domanda e l'offerta. Questo passaggio la riforma Fornero
nemmeno lo cita, parla di una delega in generale, ma non lo
affronta.

D. PASSANDO ALLA CRONACA, GRILLI RELAZIONANDO SUL CASO MPS
HA RASSICURATO SULLA SOLIDITÀ DEL SISTEMA BANCARIO ITALIANO.
È D'ACCORDO?
R. Il Governo e la Banca d'Italia esistono anche per
questo, per dire che "tutto va bene". Gli osservatori
specializzati come me hanno un altro compito, quello di
indicare i problemi e le possibili soluzioni. Oltre al caso
Mps, il problema dell'Italia è l'intero sistema bancario,
che si avvia ad avere sofferenze per dieci punti di Pil, 150
miliardi di euro. Quando un sistema ha redditività prossima
allo zero e gli attivi bancari non sono in grado di generare
liquidità per fare impieghi a lungo termine, vuol dire che
continueremo ad avere una restrizione di credito molto forte
per le imprese e le famiglie.

Solo nazionalizzando Mps de iure oltre che de facto la si
può ristrutturare e pulire con i severi paletti del fondo
Salva-Stati (Esm, ndr). Sarebbe meglio pensare di accedere
al fondo per una cifra pari ad un terzo di questi 150
miliardi, simile ai 50 miliardi utilizzati in Spagna. Qui
non si tratta di salvare banche fallite, ma di organizzare
una soluzione sistemica. Capisco il tono usato da Grilli,
capisco che alla Banca d'Italia non gli piaccia sentir
parlare di queste sofferenze che aumentano, ma la realtà è
che sarebbe meglio per l'Italia e più rassicurante per
l'Europa, accedere al Salva-Stati.

D. IN CONCLUSIONE, CON I PROBLEMI DI NATURA ECONOMICA E IL
RISCHIO DI STALLO AL SENATO, SARÀ POSSIBILE GOVERNARE
REALMENTE NELLA PROSSIMA LEGISLATURA?
R. Se le cose dovessero rimanere come sono ora nei sondaggi,
con il rischio che chiunque vinca, anche se si allea con
Monti, abbia solo un pugno di senatori in più, mi auguro che
a quel punto i capi delle tre maggiori coalizioni, Monti,
Bersani e Berlusconi si assumano l'impegno di fronte agli
elettori, di votare una nuova legge elettorale e di andare
ad elezioni in autunno. Molto meglio così per l'Italia e per
l'Europa, l'esperienza ci ha insegnato che così non si
governa. (Public Policy)

SOR

© Riproduzione riservata