Public Policy
Facebook Twitter Feed RSS

ELEZIONI, MARZANO (PD): SUI DIRITTI SEGUIAMO L'ESEMPIO FRANCESE /INTERVISTA

gender 11 febbraio 2013

gender gap-resize-380x300

(Public Policy) - Roma, 11 feb - Dovrà dividersi fra
l'Italia e la Francia, una volta in Parlamento. Ha un po' di
timore, ma è pronta all'impegno, considera il momento
straordinario, bisogna impegnarsi in prima persona, dice.

Michela Marzano, filosofa, autrice di "Sii bella e stai
zitta" (Mondadori, 2010), in cui denunciò la mercificazione
italiana del corpo della donna, è candidata in Lombardia
alla Camera per il partito di Pier Luigi Bersani. È stato lo
stesso segretario a volerla. Parità di genere, fecondazione
eterologa e matrimoni gay sono alcuni degli obiettivi
presenti nella sua agenda politica. La incontriamo a Roma,
all'incontro organizzato da "Se non ora quando" al teatro
Piccolo Eliseo.

D. QUALI SONO LE PRIORITÀ CHE PORTERÀ IN PARLAMENTO?
R. Sicuramente il tema dei diritti. Al primo posto ci sono
le donne: l'uguaglianza dichiarata non è stata ancora
raggiunta, quindi poter conciliare vita pubblica e privata.
Poi bisogna modificare la legge 40 (sulla fecondazione
assistita; Ndr) con un'apertura alla fecondazione
eterologa, come avviene in Francia, da tanto tempo, la
Francia è il mio punto di riferimento. Poi bisogna fare
approvare una legge contro i femminicidi che rafforzi la
presenza sul territorio dei centri antiviolenza e agire a
livello culturale per cambiare la mentalità.

Sempre sul tema dei
diritti, bisogna perseguire l'uguaglianza fra eterosessuali
e omosessuali, per un chiarimento sulle coppie di fatto. Io
vorrei che ci si spingesse più in là, al matrimonio gay e
alle adozioni.

Ultimo tema che riguarda i diritti, è il testamento
biologico con l'autodeterminazione dei pazienti. Bisogna
mettere in primo piano il principio di autonomia, che in
Italia ha ancora difficoltà ad essere riconosciuto come il
cardine delle questioni etiche.

D. LEI PONE CHIARO, GIÀ DAL SUO LIBRO, UNA QUESTIONE
CULTURALE PER LE DONNE IN ITALIA, COME SI INTERVIENE?
R. Il punto di partenza è l'educazione, bisogna ripensare i
rapporti tra bambini e bambine dall'infanzia, per cercare di
spiegare che c'è una differenza, ma far capire, da subito,
che c'è pari dignità e uguaglianza. Bisogna cercare di
scardinare gli stereotipi, per esempio, non bisogna educare
i bambini a determinati colori o giochi da quando sono
piccoli, bisogna smetterla di chiamarli femminucce o
maschietti. Per far ciò si può intervenire sui programmi
scolastici. In Francia, gli abbecedari degli elementari sono
stati riscritti, perché riproducevano stereotipi di genere.

Poi bisognerebbe educare alla sessualità, cercare di
spiegare dall'adolescenza che le ragazze non sono dei giochi
a disposizione dei ragazzi. Anche qui, bisognerebbe seguire
l'esempio francese, con corsi di sessualità nella scuola
dell'obbligo. (Public Policy)

LAP

© Riproduzione riservata