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ELEZIONI, PD E SEL VICINI ALLA MAGGIORANZA IN SENATO. MA MONTI SARÀ DECISIVO

bilancio 29 gennaio 2013

(Public Policy per Il Fatto Quotidiano)

Se autosufficienza è parola magica per la coppia Pier Luigi Bersani-Nichi Vendola, per allontanare lo spauracchio di una vittoria elettorale a metà, l’ultimo sondaggio Tecnè per Sky dovrebbe far sorridere i due leader di centrosinistra. ‘Dovrebbe’, perché nei fatti quella che si profila dai numeri sarebbe la riedizione di un film già visto, nel 2006, con l’Unione di Romano Prodi: la coalizione guidata dal segretario Pd sarebbe infatti a un solo punto da quota 158, il “magic number” in grado di controllare il Senato (dove il premio di maggioranza è regionale).

Un controllo risicato, che aprirebbe inevitabilmente a un’alleanza (o quantomeno una stretta collaborazione) con i montiani (dati a quota 36). Un risultato che il centrosinistra raggiungerebbe riuscendo, secondo il sondaggio Tecnè, a imporsi soprattutto nella regione più in bilico di tutte, laLombardia (dove sono in palio 49 seggi). Qui il centrosinistra arriverebbe al 32,9% (27 seggi), il centrodestra (Pdl, Lega e altri) al 31,4% (12 seggi); seguono i montiani e il Movimento 5 stelle. E se il Veneto resterebbe saldamente in mano al centrodestra (al 37,3%, 14 seggi contro 5) l’altra sopresa potrebbere essere la Sicilia recentemente conquistata alla regionali da un’alleanza Pd-Udc: qui, secondo Tecnè, il centrodestra sarebbe sì in vantaggio, ma di molto poco: 28,1% contro 27,6%, con il Movimento 5 stelle addirittura al 21,1% (e Monti al 17,4%).

“In realtà – spiega Alessandro Chiaramonte, politologo del Cise-Luiss e professore a Firenze – queste differenze, che appaiono ampie in termini di numeri e di seggi, possono dipendere da scarti di voto piccolissimi. Vincere o perdere in Lombardia oggi è questione di una manciata di voti, così in Sicilia o in Campania. Può essere questione di poche migliaia di voti, lo zero virgola qualcosa”. E qui si spiegherebbero gli inviti alla desistenza, di qualche settimana fa, da parte del Pd, nei confronti di Rivoluzione civile di Antonio Ingroia, che a livello nazionale, al Senato, è accreditata di un 4,8% (zero seggi), ma che in Sicilia ha sicuramente un seguito che va oltre il dato nazionale (vedi Leoluca Orlando a Palermo). “Pochi voti di differenza – dice ancora Chiaramonte – possono fare un’enorme differenza al Senato, rendendo il centrosinistra o autosufficiente o dipendente da qualche altro alleato, plausibilmente Monti”.

(segue sul Fatto Quotidiano)

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