Public Policy
Facebook Twitter Feed RSS

ELEZIONI, TINAGLI (LISTA MONTI): CON IL PREMIER OLTRE LE IDEOLOGIE

tinagli 16 gennaio 2013



(Public Policy) - Roma, 16 gen - (di Laura Preite) Irene
Tinagli, 38 anni, docente all'Università Carlos III di
Madrid e consigliera per il ministro dell'Istruzione
Francesco Profumo sul progetto Smart city, è capolista alla
Camera in Emilia Romagna nella lista "Scelta civica con
Monti per l'Italia".

Responsabile di Welfare e politiche
sociali per l'associazione Italia Futura, parla del suo
impegno in politica, di quel tentativo fallito con i partiti
tradizionali e di un nuovo welfare che ribalti la logica che
ha portato l'Italia al più alto tasso di inattività
femminile.

D. È ARRIVATO IL MOMENTO PER I TRENTENNI DI FARSI SENTIRE,
DI "SALIRE IN POLITICA"?
R. Candidarmi non è mai stato mio interesse, ciò che mi ha
spinto è che ci fosse una lista completamente civica, dove
non ci fossero ex parlamentari, dove fosse possibile portare
in modo propositivo le proprie proposte, elaborate insieme a
molti dei miei compagni di Italia Futura in questi tre anni.
Con loro abbiamo fatte tante campagne, analisi, report.

Nei primi anni si sperava che le nostre idee fossero accolte dai
partiti esistenti, quando ci siamo resi conti che i partiti
erano completamente refrattari, ci siamo messi in gioco noi
facendo questa lista civica.

D. LE HANNO MAI PROPOSTO UNA CANDIDATURA?
R. Il sistema politico si è dimostrato refrattario, non
tanto alle candidature (sono stata contattata da altri
partiti negli anni scorsi) ma al rinnovamento sostanziale,
alla parte costruttiva. All'interno dei partiti i trentenni
si accettano se sono cresciuti nelle segreterie da quando
avevano 15 anni, e sono praticamente dei cloni dei
segretari, così però è difficile che si porti innovazione
nella politica.

Quando Monti ha dato la disponibilità a candidarsi, è stato
naturale supportare la sua candidatura, cercare di
supportare un Governo che ha lavorato con serietà, tra
l'altro è stato il primo Governo che ha consultato i
giovani.

D. A QUALI INIZIATIVE SI RIFERISCE?
R. C'era stato un incontro di Monti con i rappresentanti
del Forum dei giovani, la stessa cosa aveva fatto il
ministro Fornero. La riforma del mercato del lavoro per la
prima volta dopo quindici anni introduce degli
ammortizzatori sociali diretti specificatamente ai giovani.

Per la prima volta questo Governo ha fatto provvedimenti
diretti alle start up innovative legate alle nuove tecnologie,
per sostenere un rinnovamento e una riqualificazione del nostro
sistema produttivo. Tutti ne hanno parlato in passato, ma
nessuno ha mai fatto niente. In questi 12 mesi,
il Governo ha messo mano a un decreto
sull'agenda digitale che contiene delle proposte
interessanti. Sono dei primi passi ma sono tutte proposte
fatte con una logica aperta, poco ideologica.

D. LOGICA CHE VOI APPREZZATE?
R. Quando, come associazione, ci siamo confrontati con i
politici sulle idee, molto spesso la risposta era "questo
non è di destra o non è di sinistra". In questi dodici mesi
si è, invece, cercato di superare la dicotomia, cercando di
trovare la soluzione a dei problemi che ci tiriamo dietro da
vent'anni e che nessuno ha avuto il coraggio di affrontare
in maniera organica.

È chiaro che sono processi lunghi che
richiederanno ancora tempo, ma mi è sembrato di vedere
intenzioni diverse rispetto a quelle del passato, minor
attaccamento ideologico a posizioni prese in partenza.

D. LEI È RESPONSABILE WELFARE E POLITICHE SOCIALI DI ITALIA
FUTURA, CONTINUERÀ AD OCCUPARSI DI QUESTI TEMI, QUALI SONO
LE SUE PROPOSTE?
R. Ci sono molte persone all'interno della lista
preparatissime su questi temi. Stiamo lavorando tutti
insieme, per esempio con il senatore Ichino, con Andrea
Olivero delle Acli a una piattaforma, a proposte concrete
per il welfare e le politiche sociali.

D. PARLANDO DI OCCUPAZIONE FEMMINILE, QUALI SONO LE
PROPOSTE SU QUESTO PUNTO?
R. Anche su questo voglio sottolineare l'intervento del
presidente del Consiglio che è stato inusuale: non ho mai
sentito un presidente che chiuda il suo mandato portando
tutta l'attenzione sull'occupazione femminile, è un segnale
di novità e di discontinuità rispetto al passato in cui
questi problemi venivano considerati secondari, se ne
parlava ai convegni delle donne e non nelle occasioni
ufficiali.

Anche su questo fronte ci stiamo confrontando con tante
associazioni e movimenti. In questo momento le proposte sono
varie, in particolare c'è un disegno di legge elaborato del
senatore Ichino sulla detassazione del lavoro femminile che
incentiverebbe le donne a rientrare al lavoro. Questa
proposta c'è già e la stiamo riprendendo.

D. STATE ANCHE PARLANDO DELL'INTRODUZIONE DEL QUOZIENTE
FAMILIARE COME PROPOSTO DA PIER FERDINANDO CASINI?
R. No, in questo momento no. Ma al di là delle proposte
specifiche mi preme sottolineare la logica che sottende a
ciò che andremo a fare: esuliamo dal mero assistenzialismo,
pietismo, o logica riparatrice del passato. Cerchiamo di
puntare su politiche di attivazione, di supporto alle mamme
lavoratrici, non più al prepensionamento, o al supporto per
stare a casa, perché ciò ha portato a un tasso di inattività
femminile che è il più alto di tutta Europa.

Sulle iniziative concrete, oltre a un piano per le
assunzioni femminili, ne stiamo elaborando uno sugli asili,
e poi c'è il bonus baby sitter lanciato a dicembre dal
ministro Fornero.

Sono tutte misure legate dallo stesso intento, supportare una
maggior partecipazione al mercato del lavoro, altrimenti
il mercato rinuncia, com'è stato finora, ad energie preziose
e una donna non riesce ad esprimere il proprio potenziale.

Naturalmente non vuol dire che se si vuole stare a casa e si
è felici non lo si possa fare. Ma molti sondaggi ci dicono
che la maggior parte di coloro che stanno a casa vorrebbero
lavorare.
Poi c'è il problema del disagio sociale.

D. QUAL È IL COLLEGAMENTO CON L'OCCUPAZIONE FEMMINILE?
R. Tutti i dati ci dicono che le famiglie a maggior
rischio povertà sono in larga parte monoreddito. Invece,
laddove entrambi i coniugi hanno un'occupazione, hanno
maggior resistenza alla crisi e minor rischio di povertà,
una sicurezza in più anche per i bambini.

La logica che supportiamo, di incentivare le donne a realizzarsi, ha
questa doppia valenza: da un lato aiutare il mercato del
lavoro a impiegare i talenti che ora sono inutilizzati e dall'altro
riuscire ad arginare il disagio che purtroppo colpisce
soprattutto le famiglie monoreddito.

D. LA NATALITÀ DOVREBBE IN QUESTO MODO RIPRENDERE.
R. Anche la concezione che il lavoro delle donne sia in
conflitto con la natalità è smentito da molti Paesi del Nord
Europa, dove ci sono tassi di occupazione femminile più
elevati e alti tassi di natalità, naturalmente supportati da
politiche che aiutano le famiglie.

Ma dobbiamo parlare di genitorialità, anche gli uomini
devono partecipare alla cura dei figli. Siamo stati
penalizzati dalla mentalità che fare gli asili è fare un
favore solo alle donne. Preoccuparsi dell'occupazione
femminile e degli asili è fare un servizio ai bambini (che
hanno la possibilità di socializzare) e alle famiglie che
hanno la sicurezza di potersi occupare dei figli, con
maggiore serenità economica, grazie a genitori che lavorano
entrambi. È un modo nuovo per l'Italia ma in molti Paesi si
segue questa logica già da molti anni. (Public Policy)

LAP

© Riproduzione riservata