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ELEZIONI: VALERIA FEDELI, DALL'IMPEGNO SINDACALE EUROPEO AL SENATO /INTERVISTA

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(Public Policy) - Roma, 10 gen - (di Laura Preite) Valeria
Fedeli, ex dirigente Cgil dallo scorso novembre,
vicepresidente di Federconsumatori, sarà capolista Pd in
Toscana per il Senato alle prossime elezioni politiche.

Militante del Pd, una vita nella Confederazione con un
profilo internazionale: dal luglio del 2000 è segretaria
generale della Cgil-Filtea (tessili, abbigliamento, cuoio e
calzature), poi nell'aprile del 2001 diventa presidente del
sindacato europeo del tessile e nel 2012 è, unica italiana e
donna, ad essere eletta vice presidente del sindacato
europeo dell'industria (Etuf:Tcl), che raggruppa tutte le
sigle sindacali dei lavoratori del settore metalmeccanico,
chimico e tessile. È tra le fondatrici del movimento
femminile "Se non ora quando".

D.LA SUA CANDIDATURA È ARRIVATA A SORPRESA O È STATA
MEDITATA?
R. Assolutamente a sorpresa, ho ricevuto la telefonata
lunedì alle 18,06, me lo sono segnato. Non mi aspettavo un
riconoscimento così importante, sono molto onorata e
orgogliosa di essere indicata dal Pd di Bersani a guidare
questa lista al Senato.

D. CHE SPIEGAZIONE SI È DATA DELLA SUA CANDIDATURA?
R. La spiegazione che mi è stata data è la valorizzazione
della mia esperienza e competenze che mi sono formata
soprattutto negli ultimi quindici anni nel settore
dell'industria e della moda italiana, in particolare alla
guida dei tessili di tutta l'Europa, e che ora porterò nelle
istituzioni. Questa è anche la ragione per cui ho accettato
la sfida: portare l'esperienza del lavoro, della cultura,
dell'internazionalizzazione dentro le istituzioni.

D. IL PD SI CONFERMA CON QUESTA SUA CANDIDATURA COLLEGATO A
DOPPIO FILO CON LA CGIL OPPURE NO?
R. Ovviamente sono stata una dirigente della Cgil ma quello
che è importante è anche che ho operato in Europa
rappresentando tutti i sindacati, con una competenza in
particolare sul Made in Italy.

Come presidente del sindacato europeo ho operato per
politiche commerciali internazionali che si dessero regole
di reciprocità negli scambi, di equità, di apertura del
dialogo tra Unione europea e Cina e ho fatto un grande
lavoro per il contrasto alla contraffazione delle merci.

Ho aiutato a governare i processi di
internazionalizzazione, questo ha significato costruire
politiche evitando chiusure protezionistiche, affinché ci
fosse una presenza delle imprese italiane ed europee sui
mercati internazionali ma all'insegna dei diritti delle
lavoratrici e dei lavoratori, con il rispetto della
legislazione dell'Ilo (Organizzazione internazionale del
lavoro; Ndr) e in assenza di discriminazioni di genere. La
mia storia in particolare è sempre stata dalla parte delle
donne.

D. QUAL È IL BILANCIO DEL SUO MANDATO IN AMBITO EUROPEO?
R. Con luci ed ombre. Ho operato insieme al sistema di
rappresentanza delle imprese, tenendo insieme gli interessi
del lavoro e delle imprese.

Per esempio, il sistema di
rappresentanza delle imprese italiane ha trovato
significativi ostacoli in alcuni Paesi europei che non
vogliono la trasparenza e la tracciabilità delle merci che
entrano in Europa. La collaborazione tra organizzazioni dei
lavoratori e imprese ha molto aiutato la tenuta competitiva
di uno dei patrimoni più importanti per l'Italia che è
l'industria della moda.

Porto un grande bagaglio di esperienza e conoscenza della
struttura reale del lavoro e dell'economia del nostro Paese,
che ci rende ancora forti nel mondo se si fanno delle
politiche industriali e del lavoro adeguate ma anche
politiche europee, che sono fondamentali.

D. CON BERSANI HA GIÀ LAVORATO.
R. La mia esperienza sul terreno
dell'internazionalizzazione è ricominciata nel 1997 con Pier
Luigi Bersani ministro dell'Industria e dello Sviluppo
economico. Lì abbiamo definito, con il ministero e con il
sistema delle imprese e del sindacato le linee guida di
politica industriale per la moda italiana.

Ho avuto spesso Bersani come interlocutore da ministro,
quando è stato parlamentare europeo (dal 2004 al 2006; Ndr)
e sul terreno politico nazionale, ciascuno con il proprio
ruolo.

D. È TRA LE FONDATRICI DI SE NON ORA QUANDO, CI SARÀ SPAZIO
PER POLITICHE A FAVORE DEL WELFARE FEMMINILE E DEL LAVORO
DELLE DONNE IN UN EVENTUALE GOVERNO A GUIDA BERSANI?
R. Assolutamente sì, perché la prima grande straordinaria
novità che mi ha motivato e reso orgogliosa di accettare la
candidatura è che il mio partito ha fatto una scelta
difficile, coraggiosa e di grande innovazione: aver messo
nelle liste, eleggibili, ben posizionate il 40% di donne,
oltre ad aver fatto quasi la metà dei capilista tra Camera e
Senato (9 su 19 al Senato e 7 su 26 alla Camera; Ndr).

D. QUALI POLITICHE ATTENTE ALLE DONNE SARANNO PORTATE
AVANTI?
R. Sulle politiche si rimanda alla Carta d'Intenti, dove è
centrale il tema della ricostruzione di un Paese per donne e
uomini, con priorità al lavoro per donne e giovani, questo è
il programma di governo.

Sicuramente sarà un mio impegno non avere una politica
neutra, un welfare delle opportunità, considerare il welfare
un'infrastruttura economica materiale utile alla crescita
del paese. Penso a investimenti su asili nido e assistenza,
ai non autosufficienti che danno opportunità alle donne di
restare nel mercato del lavoro.

D. C'È UN COLLEGAMENTO TRA LA SCONFITTA ALLE PRIMARIE DI
SUO MARITO, ACHILLE PASSONI, SENATORE, E LA SUA CANDIDATURA?
R. Assolutamente no, sono due cose differenti. Io ho il mio
profilo, lui ha il suo. Questa è la tipica cultura e
atteggiamento italiani per cui si considera sempre la donna
'la moglie di'. Io e mio marito festeggiamo felicemente 32
anni insieme, un rapporto profondo di amore ma basato sulla
reciproca libertà e autonomia. Ho già sofferto, combattuto e
vinto nella Cgil (anche lui era sindacalista) il fatto di
farmi valere e riconoscere per ciò che sono e faccio.

La mia storia è conosciuta in Toscana da tante lavoratrici
e lavoratori, imprenditori e amministratori grazie al mio
impegno da sindacalista nel settore della moda italiana ed
europea, con buone pratiche come quelle di Ferragamo, del
distretto di Prato, delle filiere produttive della pelle e
del cuoio.

So che dovrò battere anche questa arretratezza culturale,
nessuno va a guardare la mia storia. È tipico di un Paese
che non è per donne, che non guarda al merito, alle
competenza ma guarda in modo improprio ai rapporti personali
e familiari. (Public Policy)

LAP

 

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