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Energia, bene schema dlgs su rifiuti nucleari, ma servono correzioni

Stefano da Empoli 13 dicembre 2013

ROMA - (Public Policy) - (di Stefano da Empoli) A breve Camera e Senato dovranno pronunciarsi sullo schema di decreto legislativo che attua la direttiva 2011/70/Euratom, che istituisce un quadro comunitario per la gestione responsabile e sicura del combustibile nucleare esaurito e dei rifiuti radioattivi.

Tra i non addetti ai lavori pochi sanno che i rifiuti radioattivi pregressi ammontavano al 31/12/2012 a 32.400 mc mentre quelli futuri, risultato delle attività ancora da realizzare di dismissione delle centrali non più funzionanti ma anche degli usi non energetici, sono stimati nei prossimi 40 anni in ben 57.800 mc (dati forniti da SOGIN nel corso dell’audizione del 14 novembre scorso dinnanzi alle commissioni Ambiente e Attività Produttive della Camera). Numeri che dovrebbero spingere il più velocemente possibile a percorrere il complesso iter per la costruzione di un Deposito unico nucleare, già previsto dal D.Lgs n.31/2010.

E fortemente voluto dalla legislazione comunitaria, che all’art.1 della direttiva Euratom chiede di “evitare di imporre oneri indebiti alle future generazioni”, derivanti da una gestione poco efficiente e sicura del ciclo del combustibile, oggi frammentato in Italia in una miriade di siti che non potranno mai raggiungere gli standard richiesti a un Deposito unico nazionale. Occorre fare presto (ma bene) anche perché il processo per la costruzione del deposito prevede un periodo di circa 4 anni per la localizzazione del sito e il rilascio dell’Autorizzazione Unica e altri 4 anni circa per la progettazione esecutiva e la costruzione.

Insomma, se tutto dovesse procedere speditamente, l’Italia avrebbe un Deposito funzionante non prima del 2021, anche se è la stessa SOGIN a prevedere che i tempi con ogni probabilità si allungheranno. Tenendo presente che già oggi tutti i Paesi a noi limitrofi hanno già depositi in funzione o in fase di sviluppo/autorizzazione (per non parlare della Norvegia che, pur non avendo mai avuto centrali nucleari in funzione, si è dotata già del deposito). Il decreto legislativo proposto rimuove un ostacolo importante sulla strada del Deposito: l’istituzione di un’Autorità di regolamentazione indipendente, che ci impone la legislazione comunitaria e che viene individuata in quello che sarà l’Ispettorato nazionale per la Sicurezza Nucleare e la radioprotezione (ISIN).

Un nome non del tutto adeguato ai compiti dell’Autorità, che vanno oltre le funzioni di controllo, ma che forse serve ad esorcizzare il più possibile i timori della popolazione su attività molto sensibili, sottolineando la forte attenzione al tema della sicurezza e della relativa vigilanza. Al di là delle questioni nominalistiche, le modalità di nomina e le regole di governance previste ci fanno pensare più a un’agenzia che ad un’autorità indipendente vera e propria. Si immagina infatti un vertice composto da un direttore, rinnovabile una volta, e da una consulta costituita da 3 esperti ai quali sono assegnati compiti specifici.

Le nomine ricadono nell’esclusiva titolarità del Governo, senza voto parlamentare neppure consultivo. Particolarmente stringenti appiano le previsioni di incompatibilità, soprattutto perché sembrano applicarsi non solo all’esercizio delle funzioni, come sarebbe normale immaginare, ma anche alle condizioni vigenti al momento della nomina (“non può essere nominato Direttore, né componente della Consulta”). Il che, se letteralmente inteso, rischia di restringere il campo solo a funzionari pubblici o ad esperti che non svolgano attività professionale o di consulenza né diretta né indiretta (sostanzialmente delle mosche bianche).

Peraltro, abbastanza singolarmente, vista l’apparente rigidità di questa previsione, nulla si dice su eventuali incarichi successivi alla scadenza del mandato (ben più pericolosi nel minare eventualmente l’indipendenza di direttore e membri della consulta). Non si prevede infatti nessun divieto di ricoprire incarichi presso soggetti privati o svolgere attività professionali a partire dal giorno successivo alla scadenza. Rigidità che ci paiono ingiustificate riguardano anche le risorse umane, in particolare l’apparente impossibilità di assumere personale al di fuori delle amministrazioni pubbliche (ex ISPRA o proveniente da ministeri o altri enti).

Dato che si immaginano giustamente modalità di finanziamento provenienti dagli esercenti interessati (sull’esempio di molte Autorità indipendenti), che affiancano le risorse attualmente assegnate al Dipartimento nucleare dell’ISPRA, non si capisce appieno la ratio di questi vincoli. Che rischia di privare l’ISIN di competenze specifiche e di restringerne il capitale umano di elezione a un bacino troppo limitato. Tra l’altro si sta parlando di non più di 60 unità, di cui è giusto prevedere che una parte importante derivi da ISPRA o da altre amministrazioni, dunque altre risorse sarebbero per definizione in numero molto limitato.

Al di là di questi dubbi, che il passaggio parlamentare potrebbe contribuire a mettere in luce e a risolvere, è importante che il provvedimento sia approvato al più presto, per evitare all’Italia la reprimenda comunitaria e per iniziare il lungo e difficile percorso verso il traguardo del Deposito unico nazionale, che è l’unica garanzia per evitare di scaricare sulle future generazioni le scelte (o le non scelte) di quelle precedenti. (Public Policy)

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