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ENERGIA, NFA RISPONDE A ZANONATO: PROPOSTA SUGLI INCENTIVI CONTROPRODUCENTE

Energia, collegato Manovra: salta la norma taglia-bollette 02 settembre 2013

ENERGIA, NFA RISPONDE A ZANONATO: PROPOSTA SUGLI INCENTIVI CONTROPRODUCENTE

(Public Policy) - Roma, 2 set - Il rimedio proposto dal
ministro dello Sviluppo economico Flavio Zanonato per
abbassare il costo dell'energia per il consumatore finale
(modificando il meccanismo di attribuzione degli incentivi
alla produzione da fonti di generazione rinnovabili)
potrebbe in realtà "determinare il paradossale risultato di
aggravare il peso di tali sussidi sulla bolletta elettrica e
di allungarne la durata della copertura attraverso il
gettito raccolto dai consumatori di energia elettrica".

È quanto temono i curatori del blog Noise from Amerika,
fondato, tra gli altri, dal presidente di Fare per fermare
il declino Michele Boldrin.

LA PROPOSTA DI ZANONATO
La proposta avanzata dal ministro dello Sviluppo economico
per ridurre il costo dell'energia elettrica, sottolinea NfA,
prevede "l'imposizione di un tetto di 9 miliardi di euro
annui ai prelievi in bolletta
per l'incentivazione della
generazione da fonti rinnovabili e la conseguente emissione
di bond - probabilmente da parte del Gestore dei servizi
energetici, l'organismo pubblico incaricato di amministrare
gli incentivi - per finanziare la parte eccedente i 9
miliardi".

In realtà, secondo Boldrin e gli altri, "una simile
emissione obbligazionaria ha l'effetto di rendere più lungo
l'orizzonte temporale
per cui gli incentivi continueranno a
gravare sulla bolletta elettrica con un aumento inoltre del
costo dell'incentivazione per la generazione da fonti
rinnovabili. Al costo degli incentivi andrebbe infatti
sommato il costo degli interessi sui bond. Secondo una stima
di Assoelettrica, tenendo conto di tali interessi, il costo
per l'incentivazione della generazione rinnovabile
passerebbe da un valore cumulato nel periodo 2010-2032 di
220 miliardi oggi stimati, a circa 250 miliardi di euro.
Inoltre, il debito legato agli incentivi si estinguerebbe
nel 2038 e non più nel 2032 per effetto del rimborso dei
bond a scadenza".

LA PROPOSTA DI NOISE FROM AMERIKA
"In bolletta si celano numerose forme di incentivazione
che, non sopperendo ad alcun fallimento di mercato, trovano
scarsa giustificazione - si legge nel post su NfA - se non
quella di beneficiare l'una o l'altra posizione
privilegiata. Se questi sussidi fossero eliminati, la
bolletta degli italiani ne percepirebbe un rilevante
alleggerimento
".

Tra gli incentivi alle fonti rinnovabili bisogna ricordare,
dicono Boldrin e gli altri, "che rientrano anche i sussidi,
introdotti nel 1992, ai cosiddetti impianti CIP6 vale a dire
agli impianti che producono da fonti rinnovabili e
assimilate. A parte la contraddizione in termini - dal
momento che fonti assimilate sono considerate gli impianti
come inceneritori o che usano i bitumi, o gli scarti delle
raffinerie che sono particolarmente inquinanti - l'incentivo
fornito agli impianti CIP6 (nel 2011 pari a 3.257 miliardi
di euro di cui il 28,2% alle rinnovabili vere e proprie e il
72,8% alle assimilate) è basato sul cosiddetto costo
evitato, e cioè sul costo che l'ex-monopolista avrebbe
sostenuto per costruire un nuovo impianto".

"Tale costo evitato è pari al valore del quantitativo di
gas che sarebbe stato necessario a produrre col metano il
kWh generato dall'impianto sussidiato. A oggi, grazie a un
intervento last minute dell'ex ministro Passera, tale valore
del gas è ancora parametrato all'andamento del prezzo del
greggio anziché - come suggerito dalla stessa Autorità per
l'energia elettrica e il gas alla luce delle recenti
evoluzioni del mercato del gas - all'andamento dei prezzi
spot del gas, che negli ultimi anni si è vistosamente
disaccoppiato. Orientamento che se seguito dal precedente
governo avrebbe consentito - secondo NfA - un risparmio
immediato di 500 milioni di euro".

"Analoghe considerazioni - si legge ancora - valgono per i
sussidi elargiti alle centrali a olio combustibile
, entrati
in vigore nel marzo di quest'anno, sotto forma di
remunerazione per rendersi disponibili a entrare in funzione
per ridurre il consumo di gas per la generazione elettrica a
fronte di alquanto improbabili emergenze gas".

E ancora: "Nessuna ragion d'essere trova il regime
tariffario speciale previsto per le Fs (pari a circa 300
milioni di euro per il 2011), e le agevolazioni previste per
il Vaticano e la Repubblica di San Marino".

Per NfA è infine "sorprendente" l'extra incentivo previsto
dal 2007 dall'Autorità per l'energia elettrica e il gas "per la
remunerazione degli investimenti effettuati da Terna volti a
sviluppare la capacità di trasporto necessaria a ridurre
congestioni tra zone di mercato e internazionali, e alla
realizzazione di progetti pilota relativi ai sistemi di
accumulo".

"Difficile - si legge - comprendere la ragion d'essere di
tale incentivo a fronte di investimenti che un monopolista
legale avrebbe l'obbligo di realizzare - fosse solo perché
oggetto dell'attività di Terna è lo sviluppo della rete di
trasmissione
- e a maggior ragione in un contesto per
definizione privo di rischi di mercato".

"In ultimo, la rimodulazione dell'ambito di applicazione
del sistema di agevolazioni su accise e oneri generali del
sistema elettrico per le imprese a forte consumo di energia
,
c.d. imprese energivore (le aziende che consumano
annualmente più di 2,4 GWh di energia elettrica e che hanno
un rapporto tra costo della sola elettricità e fatturato
pari almeno al 2%) operanti in settori maturi dell'economia
- come stabilito dal decreto del 5 aprile 2013 - potrebbe
portare a un alleggerimento non indifferente per le bollette
dei consumatori industriali avvantaggiandone la
competitività".

Sul come eliminare questi sussidi "guardando agli effetti
sul welfare complessivo occorrerebbe certo un'approfondita
riflessione - concludono Boldrin e gli altri - Ci aveva
provato Giavazzi
(Francesco, economista, nel 2012 chiamato
dall'allora premier Mario Monti a collaborare all'analisi di
spending review della spesa pubblica; Ndr) con la sua
proposta a fare una simile riflessione, ma sappiamo tutti
che fine ha fatto". (Public Policy)

GAV

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