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Eni, report X commissione Senato: capita in ritardo rivoluzione shale gas

shale gas 09 aprile 2014

ROMA (Public Policy) - "L'Eni ha capito con anni di ritardo la rivoluzione dello shale gas. Non si è mai trattato di entrare in questo business americano, ma di rivedere la contrattualistica take or pay alla luce del fatto che lo shale gas avrebbe reso permanente la forbice tra prezzi spot e prezzi take or pay che, invece, l'Eni si è a lungo illusa di chiudere".

Lo scrive la commissione Industria del Senato nella relazione che accompagna la risoluzione sulle nomine nelle società partecipate approvata ieri. La X commissione di Palazzo Madama ha infatti scritto un report dettagliato, sulla base delle audizioni e delle altre informazioni raccolte per l'esame della risoluzione, sui risultati delle gestioni delle principali aziende a partecipazione pubblica di suo interesse.

"Il bilancio di una compagnia oil and gas è condizionato dal prezzo del petrolio al quale è stato fin qui legato anche il prezzo del gas della maggior parte dei contratti take or pay. L'Eni ha detto e ripetuto che se il prezzo del barile sale di un dollaro, l'utile dell'Eni sale di 200 milioni di dollari. Scaroni ha negato valore a questa indicazione avvertendo che vale solo per variazioni ridotte in brevi periodi - spiega la commissione - In realtà, vi è una precisa relazione, dimostrabile per tabulas tra il prezzo del Brent e i risultati dell'Eni. Scaroni ha giustificato l'estensione della durata dei contratti take or pay con la Russia con il vantaggio di avere più tempo per poter vendere quanto già pagato ma non ritirato per mancanza di domanda. Resta da capire come si riuscirà a vendere l'invenduto dovendo comunque ritirare e pagare le quantità prefissate".

Il take or pay è una clausola inclusa nei contratti di acquisto di gas naturale, in base alla quale l'acquirente è tenuto a corrispondere comunque, interamente o parzialmente, il prezzo di una quantità minima di gas prevista dal contratto, anche nell'eventualità che non ritiri tale gas. Nel report si evidenzia anche come "la remunerazione totale dichiarata da Scaroni per il 2013 è pari a 4,5 milioni. Se aggiungiamo la quota annualizzata dei trattamenti di fine rapporto, essa sale a 5,6 milioni. Essa è pari a 73 volte il costo medio pro capite delle maestranze italiane. Nei suoi nove anni all'Eni Scaroni ha ricevuto e maturato oltre 45 milioni".

Sulla possibilità di nomina di persone indagate o con cause giudiziarie pendenti (è il caso dell'ad Eni Paolo Scaroni) la commissione scrive: "Il fatto che dopo 5 anni il reato oggetto del patteggiamento possa estinguersi ripulisce com'è giusto la fedina penale, ma non cancella la memoria che, assieme a tante altre considerazioni, forma la reputazione di un dirigente espresso dallo Stato".

Sulla situazione finanziaria dell'Eni la commissione scrive: "Il gruppo Eni ha un debito finanziario al netto della liquidità che è passato dai 10,5 miliardi del 2005 ai 15,3 miliardi del 2013. Il rating è di gran lunga il migliore tra i grandi gruppi italiani. L'incidenza sui mezzi propri e di terzi è scesa dallo 0,27 allo 0,25 per cento, avverte l'azienda. Va detto, a integrazione, che questo leggero miglioramento percentuale è dovuto a una rilevante serie di dismissioni che hanno ridotto la base industriale del gruppo. A cominciare dalla cessione della Snam che ha consentito sia di incassare 5,6 miliardi e di deconsolidare almeno 11 miliardi di debito".

E ancora: "L'utile del 2013, 5,2 miliardi, è sostenuto da rilevantissime plusvalenze nette, tra cui la cessione dell'Artic Gas, di parte del Mozambico e di altre attività patrimoniali, che saranno meglio leggibili quando sarà reso noto il bilancio. Va detto poi che tutti i settori sono in perdita, meno l'upstream che comunque guadagna meno". Infine i dati relativi ai Titoli subordinati rimborsabili (Tsr): "Nel periodo della gestione di Paolo Scaroni, l'Eni ha generato un Tsr medio annuo del 4,2 per cento contro un Tsr globale del settore del 6,3 per cento e, più in particolare, contro un TSR della francese Total pari al 5,4 per cento, della spagnola Repsol, pari al 2,7 per cento, dell'olandese Shell, pari all'8,6 per cento, dell'inglese Bp pari al 2,4 per cento delle americane Exxon Mobil e Chevron, pari rispettivamente all'8,2 per cento e al 12,4 per cento".

Il report ricorda che nella relazione alla commissione, Scaroni ha proposto un Tsr cumulato del 61% contando a partire dal 16 maggio 2005, giorno nel quale, ha detto, il suo nome è stato fatto con immediati effetti benefici sulle quotazioni, anziché dal giorno della nomina (1° giugno 2005). "Si ritiene non accettabile come unico punto di vista quello dell'ad dell'Eni per più di una ragione", scrive la commissione Industria che cita, tra le altre, il fatto che "la lista dell'Eni, poi, venne depositata e annunciata il 13 maggio" e che "in quelle settimane tutti i titoli ebbero un rialzo che consentirebbe un certo maquillage anche agli altri Ad". (Public Policy)

NAF

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