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Epayment, la sicurezza vista dal Money2020 Europe

bancomat 06 aprile 2016

di Maurizio David Sberna

COPENAGHEN (Public Policy) - Tutto ruota intorno al principio di "Know Your Customer", conosci il tuo cliente.

Nei legislatori e regolatori nazionali sta montando sempre più la preoccupazione relativa all'utilizzo illecito di strumenti di pagamento per finanziare attività pericolose, come insegnano i recenti episodi di Parigi e Bruxelles dove - per mezzo di moneytransfer e carte prepagate non nominative - si è riusciti ad aggirare i controlli sulle identità.

Non solo sicurezza infrastrutturale e interventi in tema di cybersecurity, dunque, ma anche della necessità di una regolamentazione più effettiva per il controllo della reale provenienza dei fondi e maggior efficacia in termini di flussi informativi.

“La sicurezza dei pagamenti può essere divisa in due parti: una relativa allo strumento utilizzato ed un’altra relativa alla sicurezza dell’infrastruttura che trasporta i dati”, commenta Andrea Bianchi di TAS Group, azienda italiana quotata in borsa e leader mondiale nei sistemi informatici per pagamenti elettronici.

“Mentre nel secondo caso le infrastrutture hanno ormai raggiunto livelli di sicurezza altissimi a prova di cyberattacchi, nel primo caso le carte con chip e Pin, abbinate all’identificazione da parte della banca che emette lo strumento, rendono più sicura la transazione rispetto ad una carta con sola banda magnetica ma non annullano totalmente il rischio. Inoltre - continua - per gli acquisti online in Europa è sempre più diffusa la modalità della password per aggiungere un ulteriore step di sicurezza.

" Tuttavia il vero vulnus “è l'ipercomplessità delle norme sull’epayment, abbinate al trattamento differente della moneta elettronica in diversi Paesi Ue e ai diversi canali di vendita, che forniscono delle finestre per attività illecite e difficilmente rintracciabili.”

“Ci sono molte opportunità di trovarsi nei 'buchi neri' delle norme, create dalla combinazione di norme esistenti e di prossima emanazione, o ancora di cattiva trasposizione di norme chiare a livello europeo”, ha sottolineato Olivier Sery, Country Manager Spain, “tra cui l’utilizzo dei passaporti europei per le attività di moneta elettronica e le differenti richieste di documentazione tra un Paese membro e l’altro”.

Le innovazioni tecnologiche in tema di apparecchiature e riconoscimento del soggetto utilizzatore “possono aiutare ancora e meglio ad avere certezza su chi utilizza lo strumento di pagamento, ma non si può creare una soluzione tecnologica diverso per ogni Paese: si aiuta solo la confusione e l’allargamento delle maglie in cui introdurre comportamenti fraudolenti”, almeno secondo Luciano Cavazzana, Managing Director Eastern Europe e Africa di Ingenico, più grande produttore al mondo di Pos.

“La diffusione degli strumenti di pagamento alternativi al contante è la strada maestra - sottolinea Cavazzana - per avere sempre maggior trasparenza; e maggior trasparenza vuol dire maggior sicurezza , minor rischio di utilizzi criminosi. Più le norme saranno scritte in modo chiaro, maggiore sarà la rapidità e l’effettività della messa in pratica”.

Infine, per una volta la tecnologia e gli standard europei in termini di sicurezza sono molto più avanzati di quelli Usa: se, infatti, in Ue la carta chip, il pin e il documento di identità sono ormai prassi consolidata, oltreoceano si annidano i maggiori rischi per le frodi dovuti all’utilizzo pressoche’ esclusivo di carte a banda magnetica.

“Ma negli Usa si utilizza soltanto la carta di credito - sottolinea Bianchi - e il contratto di credito prevede un'assicurazione per le transazioni fraudolente prima che avvenga l’addebito in conto. Per cui, paradossalmente, c’è una tutela in più e questo spiega la maggior diffusione dello strumento". (Public Policy)

@mauridav

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