Public Policy
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ESODATI, CAZZOLA: MOLTE VERITÀ SCOMODE, ORA SI DEVE RIFORMARE LA RIFORMA

16 aprile 2013

L'EX VICEPRESIDENTE DELLA COMMISSIONE
LAVORO IN UN EDITORIALE SU "IL FOGLIO"


(Public Policy) - Roma, 16 apr - Sono stati il governo e il
Parlamento ad aver presentato la possibilità di andare in
pensione sulla base dei vecchi requisiti, mettendo in piedi
un impianto di garanzie. "Lo Stato non ha mai stipulato un
patto con gli esodati e quindi non lo ha neppure violato".

Occorre "una correzione strutturale della riforma Fornero
nel senso di una maggiore gradualità e flessibilità, anziché
proseguire sulla impervia e non risolutiva via delle
deroghe".

Per Giuliano Cazzola, ex Pdl, candidato alle ultime
elezioni con Scelta civica e vicepresidente della
commissione Lavoro nell'ultima legislatura, nella vicenda
esodati ci sono "molte verità scomode di cui il governo non
vuole parlare". Quello degli esodati "si è trasformato in un
evento mediatico che ha travolto la politica ormai imbelle e
rinunciataria".

"Nella scorsa legislatura - scrive Cazzola in un editoriale
pubblicato dal Foglio - governo e Parlamento avevano
presentato la possibilità di andare in pensione sulla base
dei requisiti previgenti, a favore della grande maggioranza
(nel numero di 130mila) di coloro che si troveranno a essere
privi di copertura nel 2013 e nel 2014, stanziando 9,2
miliardi a regime. Oltre a questo nella legge di stabilità
per l'anno in corso è stato istituito (con un nuovo apporto
di 100 milioni) un apposito Fondo, da rifinanziare negli
anni avvenire, allo scopo di allargare le platee
interessate. È difficile comprendere perché a fronte di
meccanismi di salvaguardia ben definiti, la questione degli
esodati debba essere considerata un'emergenza nazionale da
sistemare".

"Sia chiaro - aggiunge - per come sono messe le cose, credo
che il problema meriti una particolare attenzione, perché è
vero che una riforma poco attenta ai problemi della
transizione come quella che porta il nome del ministro
Fornero ha creato delle situazioni difficili per tante
persone e le loro famiglie", però "va detto che lo Stato non
ha mai stipulato un patto con gli esodati. L'accordo di
esodo lo hanno negoziato loro stessi (o un sindacato per
loro conto) con un datore di lavoro prendendo a riferimento
il tempo rimanente all'accesso alla pensione (quasi sempre
di anzianità)".

Per Cazzola occorre "una correzione strutturale, una
riforma della riforma. Non avrebbe senso difendere a
oltranza la riforma più severa in Europa nello stesso
momento in cui si moltiplicassero le uscite di sicurezza per
anni e per centinaia di migliaia di soggetti".

"Perché il Paese vada avanti - continua - è giusto che sia
spezzato il circuito perverso che, partendo dalla cassa
integrazione e passando per la mobilità, accompagna
direttamente alla pensione ancora in grado di lavorare per
anni".

"Questa è la saldatura essenziale tra la riforma delle
pensioni e quella degli ammortizzatori sociali", conclude
Cazzola. "Qui sta il salto di qualità per lasciarsi alle
spalle l'Italia dei tanti diritti e pochi doveri, degli
accomodamenti a spese della collettività e aprire la strada
a un modello sociale in cui coloro che perdono il lavoro in
età matura abbiano la chance di nuove opportunità". (Public
Policy)

SOR

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