Public Policy
Facebook Twitter Feed RSS

Gibe III e gli indigeni in Etiopia: Della Vedova 'rassicura' Sel

etiopia diga gibe III 19 ottobre 2015

ROMA (Public Policy) - "La cooperazione italiana non ha finanziato la costruzione della diga Gibe III", sul fiume Omo in Etiopia. "In secondo luogo, non abbiamo elementi in grado di comprovare che finanziamenti della cooperazione italiana siano stati utilizzati direttamente o indirettamente per realizzare progetti di reinsediamento 'forzoso' delle popolazioni locali. Posso però assicurare che, ove tali elementi dovessero in futuro emergere, essi verranno certamente tenuti in debita considerazione e valuteremo l'opportunità di sospendere eventuali finanziamenti ancora in corso".

Lo ha detto, rispondendo a un'interrogazione di Sel in commissione Esteri alla Camera, il sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova.

Secondo Arturo Scotto, capogruppo di Sinistra ecologia e libertà e primo firmatario, "migliaia di indigeni tra cui i Suri, i Mursi, i Bodi ed i Kwegu" sono stati sfrattati dalle loro terre a causa della "costruzione della diga Gibe III, appaltata dal governo etiope alla società italiana Salini Costruttori nel luglio 2006, e allo sviluppo dell'agricoltura commerciale nella bassa Valle dell'Omo, grazie ad un piano di irrigazione reso possibile dalla diga stessa".

Della Vedova ha risposto pure a un'altra delle preoccupazioni di Sel, ovvero che il denaro del programma Promotion of Basic Services (PBS III) - a cui l'Italia contribuisce, insieme, tra gli altri, ad Unione europea, Banca africana di sviluppo e Banca mondiale - "venga usato, direttamente o indirettamente, per finanziare i nuovi 'villaggi' e/o i servizi in essi forniti, che rendono tecnicamente possibile il piano di 'villaggizzazione' e quindi i trasferimenti" delle comunità indigene.

Il sottosegretario ha precisato che "si tratta della più importante iniziativa di cooperazione in Etiopia con un finanziamento complessivo di 5 miliardi di euro. È un progetto sulla cui utilità vi sono pochi dubbi a livello della comunità dei donatori. Durante il 2015, due missioni sul campo hanno inoltre messo in evidenza i significativi passi in avanti compiuti e l'importanza strategica del programma quale strumento fondamentale per la lotta alla povertà ed il raggiungimento degli obiettivi del Millennio in Etiopia. Segnalo poi che un rapporto della Banca mondiale dello scorso febbraio ha escluso che il programma sia alla base di spostamenti coercitivi di popolazione". (Public Policy) GAV

© Riproduzione riservata