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Europa, italiani da europeisti a disincantati. Solo 50% pro euro

ue 13 giugno 2014

ROMA (Public Policy) - Più pessimisti verso l'Ue rispetto alla media Ue, oltre metà non si sente cittadino europeo e sono sempre meno quelli che sono favorevoli all'euro. Sono gli italiani di fronte all'Europa come emerge da una ricerca condotta dalla Rappresentanza Ue in Italia, realizzata attraverso circa 70 dibattiti tenuti in tutte le Regioni italiane tra ottobre 2013 e maggio 2014 ai quali hanno partecipato circa 12.000 cittadini.

Dalle discussioni è emerso che il 79% degli italiani non ritiene le proprie opinioni rappresentate dall'Ue. Una diffidenza che si crede ricambiata, poiché il 71% pensa che l'Ue abbia scarsa considerazione nei confronti degli interessi italiani. Più della metà si dice pessimista verso il futuro Ue (il 52% rispetto al 43% della media europea) e non si sente cittadino europeo (il 53%, era il 47% nel 2012). In calo rispetto al passato anche i favorevoli alla moneta unica, dal 59% del 2012 al 53% di oggi.

Dati che non hanno una rilevanza statistica o scientifica poiché non sono stati raccolti rispettando metodi di rilevazione sondaggistica, spiegano i curatori, ma evidenziano il passaggio da un europeismo convinto al disincanto. Il quadro che emerge non è uniforme a livello nazionale. Per fare qualche esempio, in molte Regioni dell'Italia settentrionale (Piemonte, Val D'Aosta, Trentino, Friuli-Venezia Giulia) i temi più affrontati sono stati quelli legati alle competenze dell'Ue e al concetto del "popolo europeo".

Queste percepivano l'identità europea come naturale. La medesima questione invece, posta in Veneto e Lombardia, suscitava prese di posizione attorno al tema dell'"Europa delle Regioni", con particolare riferimento all'importanza del riconoscimento della territorialità: l'identità europea viene percepita come l'ultimo livello dell'identità culturale dei cittadini veneti e lombardi, che la affermano solo dopo la loro identità regionale e nazionale.

Nel centro della penisola, in Toscana, Umbria ma anche in Emilia Romagna, i temi che hanno più animato il dibattito sono stati l'Europa sociale e la necessità di valorizzazione delle eccellenze territoriali a livello europeo. In Liguria e nel Lazio un tema molto sensibile è stato quello del rigore e della trasparenza nella gestione dei fondi Ue.

In Campania, Basilicata, Puglia e Sicilia si è registrato un forte sentimento di sfiducia, accompagnato da una forte preoccupazione riguardo al tema dell'immigrazione vista principalmente come un problema. Sorprendentemente lo stesso tema dell'immigrazione in Calabria suscitava piuttosto sentimenti di solidarietà e la convinzione che i migranti siano fonte di numerose opportunità. In Sardegna i dibattiti sono stati dominati dal tema della desertificazione industriale, legato a politiche comunitarie ritenute ostili.

A fronte di tutte queste sensibilità regionali, alcune tematiche sono state trasversali e percepite in modo abbastanza omogeneo su tutto il territorio nazionale: partendo dal concetto di "identità europea" si chiede l'armonizzazione dei programmi scolastici a livello dell'Ue, la creazione di un' "Europa sociale" e strumenti europei più incisivi nella lotta contro la disoccupazione, specie quella giovanile. (Public Policy)

FRA

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