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Evaso Genova, Cancellieri: magistrato e carcere conoscevano la sua storia

cancellieri, m5s chiede ancora (senza successo) calendarizzazione sfiducia 20 dicembre 2013

ROMA - (Public Policy) - "Sia il magistrato di sorveglianza che il carcere di Genova erano perfettamente a conoscenza dell'intero percorso personale e criminale" di Bartolomeo Gagliano, il serial killer evaso dal carcere di Genova durante un permesso. Lo dice in aula alla Camera la Guardasigilli Annamaria Cancellieri, durante la sua informativa sul caso del detenuto evaso e poi ricatturato al confine con la Francia. "Risulta in modo evidente - aggiunge - come il giudice abbia avviato una istruttoria chiedendo all'istituto penitenziario e al servizio psichiatrico del carcere tutte le notizie necessarie proprio partendo dalla valutazione dell'ampio curriculum criminale di Gagliano".

Il ministro ci tiene "in particolare a precisare questo punto per sgombrare il campo dall'equivoco ingenerato dalle prime dichiarazioni rese dal direttore del carcere di Marassi, che sembrava sostenere che il carcere non aveva avuto conoscenza dell'intera storia criminale del detenuto. Cosa che è smentita dalla corrispondenza intercorsa tra la direzione del carcere e la magistratura di sorveglianza".Ma "mentre in una prima fase le istanze di permesso sono state tutte rigettate, con l'approssimarsi della data di liberazione di Gagliano, il giudice, sulla base dei pareri e delle relazioni richiamate, ha ritenuto di concedere i due permessi, proprio al fine di preparare il detenuto all'uscita definitiva dal carcere determinando la presa in carico da parte del locale dipartimento di salute mentale. Tuttavia non vi è dubbio che la vicenda ha destato allarme e preoccupazione nell'opinione pubblica". A tal proposito Cancellieri intende approfondire "ulteriormente l'accaduto", disponendo "che venga condotta una completa indagine conoscitiva".

LA DIFESA DELL'ISTITUTO Il ministro difende poi l'istituto del permesso premio, in quanto "costituisce insieme ad altre misure, come l'affidamento in prova, la semi libertà, il lavoro all'esterno, uno strumento essenziale per il reinserimento sociale dei detenuti secondo quanto disposto dall'articolo 27 della Costituzione". "I permessi - spiega - servono a coltivare, in prossimità dell'uscita dal carcere gli affetti familiari, a riprendere contatti con il territorio ed ad evitare che si ripresentino le condizioni che hanno condotto al delitto. Si tratta in altri termini di un meccanismo che deve produrre più, e non meno sicurezza". Nel 2010, sottolinea il ministro, "sono stati concessi 19.662 permessi e solo in 38 casi vi è stato un mancato rientro. Nel 2011 sono stati concessi 21.923 permessi con 48 mancati rientri e nel 2012 sono stati 25.275 permessi con 52 mancati rientri ed analoghi sono i dati del 2013. Si tratta di una percentuale di violazione dei percentuale di molto inferiore all'1% di violazione".

Cancellieri invita i deputati a "riflettere su questi dati. Se si cercano altri episodi di mancati rientri da permessi se ne troveranno. Qualcuno ha citato un fatto avvenuto qualche giorno fa a Pescara. Anche in questo caso sono in corso i necessari accertamenti. Dalle prime informazioni risulta comunque che il detenuto in questione sarebbe stato liberato nel giugno del 2014. Si tratta di numeri compatibili con i dati sopra riportati". "Non è, dunque, da un singolo episodio, sul quale ribadisco essere necessari ulteriori approfondimenti, che possono essere tratte conclusioni affrettate ed emotive sulla valenza complessiva di istituti irrinunciabili per l'attuazione del principio costituzionale della rieducazione della pena", conclude la Guardasigilli. (Public Policy)

GAV

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