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F-35, SEL-M5S-SC-PD: L'ITALIA FUORI DAL PROGRAMMA, SÌ SOLO AL "PEACEKEEPING"

F-35, DEBERTOLIS: SI TRATTA DI UNA GRANDE IMPRESA INDUSTRIALE 24 giugno 2013

F-35, SEL-M5S-SC-PD: L'ITALIA FUORI DAL PROGRAMMA, SÌ SOLO AL "PEACEKEEPING"


SONO 166 I FIRMATARI DELLA MOZIONE CHE OGGI SARÀ DISCUSSA A MONTECITORIO


(Public Policy) - Roma, 24 giu - Cancellare l'Italia dal
programma di realizzazione dell'aereo da caccia Joint Strike
Fighter F-35 e procedere a un'attenta ridefinizione del
modello di difesa italiano sulla base del dettato
costituzionale, sostenendo il ruolo di "peacekeeping"
(mantenimento della pace) per le Forze armate.


Queste alcune delle richieste di impegno al Governo
contenute in una mozione a firma Sel, M5s, Pd e Scelta
civica. La mozione, presentata a prima firma da Giulio
Marcon (Sel), verrà discussa oggi in aula a Montecitorio.


"Il progetto per la realizzazione di questo velivolo - si
legge nella mozione - è frutto di un accordo tra gli Stati
Uniti e 8 Paesi partner, tra cui l'Italia, che prevede la
realizzazione di 3.173 velivoli per un costo complessivo
stimato di 396 miliardi di dollari [...] il costo stimato di
ogni singolo aereo e di circa 190 milioni". Secondo i 166
firmatari il programma presenta "diverse criticità
costantemente evidenziate sia dal Government Accountability
Office (Gao) che dal Pentagono".


E aggiungono: "Oltre all'inarrestabile lievitare dei costi
ed i ritardi del programma nel tempo, si sono riscontrati
molti problemi tecnici che, da un lato, portano a continui
abbassamenti degli standard operativi e, dall'altro, al
lievitare dei costi". Tra le criticità riscontrate la
mozione ne elenca quattro: "I problemi del casco del pilota,
la vulnerabilità ai fulmini, i problemi al motore che hanno
portato allo stop dei voli dell'aereo, la denuncia dei
piloti dell'incapacità di combattere non avendo nessuna
chance di successo in uno scontro reale".


E ancora: "Anche tra i Paesi partner crescono i dubbi su
questo progetto, tanto che, la Gran Bretagna deciderà il
numero degli aerei da acquistare dopo la pubblicazione
del Defence and Security Review, nel 2015; l'Olanda ha
avviato un' inchiesta parlamentare a seguito di un pesante
voto contrario al progetto; l'Australia non userà il F-35
come piattaforma esclusiva acquistando anche altri aerei;
la Turchia ha rinviato l'acquisto dei primi F-35; la Norvegia ha
minacciato di ripensare le sue scelte sul JSF; la Danimarca
ha riaperto la gara per decidere entro il 2015 di quale
aereo dotarsi ed il Canada ha sospeso la gara per l'acquisto
del nuovo caccia".


La mozione impegna il Governo anche ad attivare la
riconversione dell'industria bellica, al fine di
salvaguardare i posti di lavoro che verrebbero a mancare con
la sospensione della produzione di nuove armi, di chiedere
alla Nato e agli Stati Uniti la rimozione di tutti gli
ordigni nucleari presenti in Italia e di investire i
risparmi in opere pubbliche "finalizzati alla messa in
sicurezza degli edifici scolastici, alla tutela del
territorio nazionale dal rischio idrogeologico e alla
realizzazione di un piano pluriennale per l'apertura di
asili nido".


Il programma prevede per l'Italia la produzione di 90 aerei
(contro i 131 iniziali del 1998) che andranno a sostituire
tre tipi di velivoli: i Tornado, gli AM-X e gli AV-8 B.
Il programma del F35, concludono i deputati, "è diventato
un progetto dal costo elevato a fronte di prestazioni
peraltro incerte e non corrispondente alle esigenze
difensive del nostro Paese, con ricadute industriali ed
occupazionali molto lontane dalle aspettative, che rischia
anche di compromettere le politiche di disarmo". (Public
Policy)


SOR

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