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FEMMINICIDIO, PERCHÉ IL DECRETO È DA CAMBIARE

donne 10 settembre 2013

Ministero Lavoro - rapporto sul mercato del lavoro degli immigrati

Sono partite oggi e si concluderanno domani le audizioni
nell'ambito del decreto Femminicidio (che comprende anche
altre norme su protezione civile, furto e Province) nelle
commissioni Affari costituzionali e Giustizia della Camera
(nella foto La Presse la viceministra al Lavoro con delega alle Pari
opportunità Cecilia Guerra).

FEMMINICIDIO, ANM: DECRETO NON COERENTE MA CI SONO NOTE POSITIVE
"ARRESTO IN FLAGRANZA STRUMENTO CHE RIMANE CIRCOSCRITTO"

(Public Policy) - Roma, 10 set - "Asistematicità" e "perdita
di una visione di coerenza con l'intero sistema penale
sostanziale e processuale". Sono queste le critiche generali
mosse dall'Anm (Associazione nazionale magistrati) e dal suo
presidente Rodolfo Maria Sabelli, di fronte alle commissioni
Giustizie e Affari costituzionali di Montecitorio che
l'hanno audito nell'ambito del decreto sul Femminicidio.

Non una bocciatura ma un allineamento alla posizione della
Corte di Cassazione espressa nella relazione dell'Ufficio
del massimario. Sabelli prende in considerazione alcuni
punti: l'aggravante della violenza assistita da minori
sarebbe da estendere "per tutti i reati caratterizzati da
violenza fisica", il concetto di "relazione affettiva" pone
"non poche difficoltà interpretative" e andrebbe specificato
meglio, per lo stalking attraverso mezzi informatici, serve
una riformulazione: "Noi suggeriamo il carattere di
pubblicità che può rendere aggravante questo illecito".

L'Anm si esprime anche sulle nuove norme cautelari e in
particolare sull'arresto in flagranza: "Non condividiamo le
critiche: è uno strumento circoscritto". Poi si domandano
"quali sono le ragioni dell'intervento sulle misure
cautelari da comunicare alla vittima? Consentire
interlocuzione o prendere provvedimenti preventivi? Se la
ragione è l'interlocuzione, come ci sembra, saremmo di
fronte a un'estensione del contraddittorio cautelare", che
attualmente appare "poco regolato".

Sul piano pratico, l'obbligo di notifica alla vittima dei
provvedimenti che la magistratura prende nei confronti
dell'aggressore, "crea dei problemi, dovuti alla difficile
reperibilità della persona offesa, dobbiamo pensare a una
nomina obbligatoria del difensore. Se si vuole dare comunque
tutela alla persona offesa, si può pensare che sia più
efficace la notifica ai servizi sociali". Per Sabelli le
notifiche, inoltre, "producono un appesantimento del
procedimento".

FEMMINICIDIO, UNIONE CAMERE PENALI: DECRETO DA RISCRIVERE, SOLO PROPAGANDA

(Public Policy) - Roma, 10 set - Un intervento
"propagandistico e simbolico" che "crea più problemi di
quelli che vorrebbe risolvere", che va "profondamente
ripensato". È il presidente dell'Unione camere penali
Valerio Spigarelli che in audizione di fronte alle
commissioni Giustizia e Affari costituzionali della Camera
si esprime sul decreto Femminicidio.

Propongono emendamenti "in massima parte soppressivi" ma,
ci tiene a chiarire Spigarelli, "la nostra presa di
posizione in nessuna maniera vuole disconoscere il problema
della violenza domestica o di genere o che lo minimizza. Ma
è una presa di posizione che riguarda la tecnica
legislativa, il modo di produzione legislativa nel nostro
Paese".

Non piace alle Camere penali: l'introduzione di "relazione
affettiva" che è una definizione non "tassativa,
interpretabile in molte maniere, in contrasto con la
tassatività che dovrebbe avere la legislazione penale",
l'irrevocabilità della querela ("Sarà una soluzione che
produrrà degli effetti antitetici rispetto alle ragioni che
l'hanno introdotta, avremo meno denunce di quello che la
norma si propone"), l'allontanamento dalla casa del violento
("Questa norma amplia i poteri della polizia giudiziaria che
in uno stato di diritto deve essere intervento residuale") e
il ritiro della patente come misura accessoria nei confronti
dello stalker, definita "criminogena".

Poi si critica l'aggravante per la violenza assistita da
minori che sarebbe già prevista. Non va bene nemmeno la
denuncia anonima ("Un sistema penale avanzato rigetta l'idea
stessa della denuncia anonima" dice Spigarelli) e aggiunge
il collega Matteo Pinna che per quanto riguarda i reati di
stalking per via informatica è "irragionevole che il danno
sia superiore rispetto a forme di intrusione fisiche, come i
pedinamenti, che ci sembrano più gravi".

Per Pinna con il decreto "si peggiora la posizione della
persona offesa e si appesantiscono inutilmente procedure che
andrebbero alleggerite, in moltissimi passaggi poi le norme
si traducono in un'arretramento delle garanzie difensive".

FEMMINICIDIO, ASS. UOMINI MALTRATTANTI: PREVEDERE RIABILITAZIONE VIOLENTI

(Public Policydel ) - Roma, 10 set - "Un singolo atto di
violenza deve essere base sufficiente per allontanare il
coniuge violento". Alessandra Pauncz, responsabile del
centro di ascolto "Uomini maltrattanti onlus", commenta il
decreto Femminicidio, in particolare la definizione di
violenza domestica dove si parla di "violenza non episodica".

Il centro attualmente segue 200 uomini maltrattanti, che
intraprendono un percorso di almeno un anno. "Mi ha colpito
che nel decreto non si facesse riferimento all'articolo 16
della convenzione di Istanbul dove si parla di recupero
dell'uomo violento. Le donne vittime spesso lo chiedono, gli
uomini sono seriali, per le donne che si allontanano la
violenza non si interrompe, con la separazione può
aumentare, se sono padri dobbiamo interrompere la violenza
trasmessa come messaggio d'amore".

L'associazione chiede quindi di introdurre la possibilità
di programmi di trattamento per gli uomini. Pauncz
sottolinea che secondo dati Istat sono "milioni le persone
in Italia interessate dal problema della violenza", dal 20
al 30% delle donne e quindi in uguale percentuale sono gli
uomini violenti.

FEMMINICIDIO, CARRANO (DIRE): SERVONO RISORSE PER PROTEGGERE LE DONNE

(Public Policy) - Roma, 10 set - "Il decreto legge non
riconosce il ruolo strategico e fondamentale dei centri
antiviolenza. Sono completamente assenti, anche se sono
l'unica esperienza in Italia a seguire la donna con una
metodologia". Così Titti Carrano, presidente di Dire, una
rete che raccogliere 60 centri antiviolenza, davanti alle
commissioni Giustizia e Affari costituzionali alla Camera.

"Aspettavamo una legge organica con un adeguato sostegno ai
centri antiviolenza, ma abbiamo delle norme penali e un
contenuto eterogeneo", continua Carrano, che punta il dito
contro il fondo della Presidenza del Consiglio, "totalmente
insufficiente".

"Non siamo in presenza di alcun allarme sociale, la
violenza contro le donne è un fenomeno strutturale" aggiunge
Carrano commentando il Piano straordinario contro la
violenza di genere previsto dal decreto. Per Dire bisogna,
inoltre, riconoscere la violenza intrafamigliare come causa
del mancato affidamento dei figli: "Sono molti i casi di
padri maltrattanti che uccidono bambini solo per vendetta
contro le donne".

Dire è dura anche sulla decisione del governo di introdurre
l'irrevocabilità della querela perché la protezione della
vittima "al momento è una responsabilità che lo Stato non è
in grado di assumersi, comporterebbe una rete funzionante ed
estesa di aiuto su tutto il territorio nazionale, un numero
di case rifugio finanziato".

Ma, al momento, "non esiste un serio programma di
protezione della vittima e di contrasto della violenza".
Ricorda Carrano il numero di posti letto delle case rifugio:
500, quando "ne dovremmo almeno avere 5711", secondo le
raccomandazioni del Consiglio d'Europa. (Public Policy)

LAP

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