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Finanziamento pubblico, l'alternativa 'tedesca'

germania 22 gennaio 2014

ROMA (Public Policy) - Un modello di finanziamento pubblico delle forze politiche ispirato all'esperienza tedesca e nettamente alternativo al progetto messo a punto da Palazzo Chigi. È la proposta formulata dai parlamentari del Partito democratico Ugo Sposetti e Miguel Gotor, rappresentanti delle aree legate a Massimo D'Alema e Pier Luigi Bersani e che apre il nutrito pacchetto di emendamenti al decreto legge governativo all'esame della commissione Affari costituzionali del Senato.

Esame che comincerà oggi alle 14. Al contrario di tutte le altre ipotesi di modifica del testo base che prevede l'abrogazione entro il 2017 degli stanziamenti a carico del bilancio e introduce forme di contribuzione volontaria fiscalmente agevolate, il progetto concepito dai rappresentanti della sinistra interna al Pd punta a riscrivere dalle fondamenta le regole sui contributi economici ai partiti. Rilanciando la filosofia delle elargizioni statali vincolate al rispetto di rigorosi parametri di trasparenza e democrazia, il documento prevede, entro il 1° luglio del terzo anno successivo alle elezioni parlamentari, "una relazione per valutare eventuali revisioni critiche".

REQUISITI STRINGENTI PER ACCEDERE AI FONDI PUBBLICI
Pilastro della disciplina ideata dall'ex tesoriere dei DS è la registrazione dello Statuto dei partiti presso il Parlamento italiano, che conferisce a gruppi e fondazioni personalità giuridica. Requisiti essenziali sono la rappresentanza minima nelle Camere o nelle assemblee regionali, oppure il raggiungimento di almeno il 3 per cento dei voti nelle ultime elezioni politiche; il rispetto dei valori della Costituzione repubblicana, della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza, dello Stato di diritto e dei diritti dell'uomo, delle persone appartenenti a minoranze; la partecipazione al voto per il Parlamento nazionale o l'intenzione di farlo; l'assenza di scopi di lucro.

Analoghe condizioni vengono richieste per la registrazione delle fondazioni politiche, che devono essere collegate nello Statuto e negli obiettivi a un partito riconosciuto. Le regole concernenti la democrazia interna governano l'ammissione, l'elenco, le dimissioni, l'esclusione dei membri del partito; i diritti e i doveri legati alla partecipazione; la garanzia del diritto di rappresentanza; i diritti di voto; il funzionamento dell'assemblea generale; l'elezione democratica e i poteri, responsabilità, composizione degli organi direttivi e la legittimità dei loro processi decisionali; i criteri per la selezione dei candidati e l'elezione dei titolari di cariche pubbliche; la procedura di modifica dello Statuto. Assicurano regole di trasparenza soprattutto contabile, il rispetto della vita privata e la protezione dei dati personali degli aderenti.

IL RUOLO CENTRALE DEL PARLAMENTO
L'elenco aggiornato dei componenti di un partito, si legge nel documento, è trasmesso al Parlamento ogni anno. Le Assemblee verificano, su richiesta di un quarto dei membri di una delle Camere in rappresentanza di almeno tre gruppi o su istanza di ogni persona fisica e giuridica, la sussistenza di condizioni e requisiti minimi per il riconoscimento giuridico delle forze politiche e delle loro fondazioni. Prima di pronunciarsi, il Parlamento ascolta gli esponenti della formazione interessata. Nell'eventualità di radiazione di un partito dal registro ufficiale, decade automaticamente anche la fondazione collegata.

L'ACCESSO AI CONTRIBUTI STATALI
Un partito politico registrato, in stato di piena legalità, rappresentato in Parlamento da almeno un proprio esponente, può richiedere un finanziamento pubblico. La cui entità in termini assoluti non è specificata. Contributi e sovvenzioni statali non possono superare il 90% delle spese annue rimborsabili di un partito, e il 95% dei costi indicati ogni anno nel bilancio di una fondazione, tenuta a corredare la domanda di fondi con il programma annuale di lavoro. Gli stanziamenti complessivi vengono così ripartiti: il 15% è diviso in parti uguali fra tutte le formazioni e i pensatoi; l'85% è suddiviso in proporzione alla consistenza dei gruppi parlamentari.

LE REGOLE SUI VERSAMENTI VOLONTARI
La proposta Gotor-Sposetti ammette per partiti e fondazioni la possibilità di donazioni ad opera di persone fisiche o giuridiche. Prevedendo per ogni donatore un tetto massimo di 25mila euro all'anno. Al momento della presentazione del bilancio annuale al Parlamento, gruppi politici e think-tank trasmettono un elenco di tutti i finanziatori privati con i versamenti corrispondenti, indicandone la natura e il valore. È vietato accettare contributi anonimi, provenienti dalle risorse di gruppi parlamentari e da imprese con forte valenza pubblica.

Le donazioni compiute da esponenti del partito non possono superare il 40 per cento del suo bilancio annuale. Analoga prescrizione riguarda le fondazioni, verso cui è impossibile "girare" fondi destinati ai partiti. Per i versamenti volontari effettuati a livello nazionale o transnazionale vengono previste le stesse agevolazioni fiscali in vigore per le donazioni elargite alle Onlus.

IL BILANCIO DEI PARTITI
L'utilizzo delle risorse statali da parte dei partiti, rimarca il progetto normativo, deve essere vincolato al finanziamento di campagne politico-elettorali. Entro sei mesi dalla fine dell'esercizio finanziario, gruppi e fondazioni presentano i bilanci annuali riguardanti entrate e spese, attività e passività. Il rendiconto deve essere accompagnato da una relazione contabile redatta da un organismo indipendente autorevole. Su richiesta della Corte dei conti - ma non in forma obbligatoria - essi trasmettono documenti e informazione ritenute necessarie dall'organo di giurisdizione contabile per esercitare le funzioni di controllo sulla legittimità delle spese. Controllo condiviso con il Parlamento e che può essere svolto nelle sedi delle formazioni politiche.

LE SANZIONI PREVISTE
Se il Parlamento reputa che un partito politico o una fondazione non abbiano rispettato i valori della Costituzione repubblicana, abbiano subito una condanna definitiva per violazione degli interessi finanziari dello Stato, abbiano violato le norme minime di democrazia interna, li può radiare dal registro. Revocando in tal modo ogni contributo pubblico e recuperando i fondi non utilizzati relativi agli anni precedenti. Le ammende, scrivono i parlamentari del Pd, devono essere "efficaci e dissuasive" ma non possono oltrepassare il 10 per cento del bilancio annuale del partito o della fondazione.(Public Policy)

EDP

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