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L'audizione di Giuliano Ferrara sul finanziamento pubblico

il foglio 12 febbraio 2015

ROMA (Public Policy) - "La possibilità di avere avuto un terzo dei ricavi dalle vendite, un terzo dalla pubblicità e un terzo dei ricavi dalle sovvenzioni pubbliche è stata per noi una benedizione". Lo ha detto l'ex direttore del Foglio, Giuliano Ferrara, nel corso di un'audizione in commissione Cultura alla Camera, nell'ambito dell'esame della proposta di legge del Movimento 5 stelle sull'abolizione del finanziamento pubblico all'editoria.

Ferrara, direttore fino a fine gennaio quando ha lasciato il posto a Claudio Cerasa, ha sottolineato come il gruppo che dirigeva non abbia "mai preteso niente ma solamente aderito a una legge dello Stato. Ci sembrava che non ci fosse niente di cui vergognarci, che dovevamo fare bene il nostro lavoro culturale al di là dei conti di ragioneria editoriale. Ma non abbiamo mai preso quell'attitudine di redazione in lotta per i contributi pubblici, che altri hanno legittimamente".

Secondo l'ex ministro (I Governo Berlusconi, nel 1994), "oggi le sovvenzioni sono molto inferiori a prima, ce ne siamo fatti una ragione e abbiamo capito che il modello di business doveva cambiare e stiamo cercando con risultati non disperanti nuovi finanziatori disposti a mettere i soldi nell'impresa per farla durare". Il Foglio, nato nel 1996, "ha fatto la sua corsa in un regime di relativa indipendenza e di relativa libertà", ha detto ancora Ferrara, secondo cui "non esiste la stampa libera con la schiena dritta, il contropotere, queste sono sciocchezze ideologiche".

In merito all'online, l'ex direttore ha detto di avere intuito con grande anticipo le potenzialità della rete ma non fino al punto di capire "che sarebbe diventato il destino e il futuro dell'informazione". Ora il quotidiano ha un sito "attivo", diventato "a pagamento perchè ci sembrava un po' immorale fare un giornale e poi ritrovarcelo gratuitamente su Twitter e Facebook fin dalla prima mattina".

SULLA DEMOCRAZIA LIBERALE 
"Un articolo di feroce scarnificazione dell'Eni sul nostro giornale - ha poi spiegato Ferrara rispondendo alla domanda di un deputato in merito (anche) ai rapporti tra grandi gruppi e quotidiani - non lo troverete, l'Eni è un nostro interlocutore, è gentile, ci ha sempre dato da inserzionista secondo le regole del mercato un buon appoggio pubblicitario".

"Ma queste cose i lettori le capiscono, non troverete mai una cosa feroce contro la Fiat sulla Stampa, mai sul Corriere della sera contro gli industriali della moda. Io credo - ha detto ancora l'ex direttore del Foglio - che la democrazia liberale sia fatta della possibilità per molti soggetti di esprimere punti di vista parziali, e in questo è compresa anche la democrazia liberale del sistema economico".

LA CARTA STAMPATA E L'OPERA LIRICA
E ancora: secondo Ferrara "La carta stampata farà la fine dell'opera lirica, che è un po' una riserva protetta in tutto il mondo. Io ovviamente non sono la Callas e non pretendo di esserlo", però immagino un tipo di finanziamento perchè la carta stampata "è un grande pezzo di cultura, di cultura popolare, che molta gente ama, ci sono persone che non rinunceranno mai a comprare il giornale" cartaceo.

Ferrara, rispondendo a una domanda (o meglio: a un ragionamento) di Luisa Bossa del Pd, ha poi precisato: "La carta scompare, è vero, ma Corriere e Repubblica guadagnano ancora, quindi siamo ancora al di qua della frontiera della cancellazione. Però il problema del rinnovamento c'è". (Public Policy) GAV

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