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FISCO, BOCCIA (PD): FLOP DELLA TOBIN TAX, TROPPE OPERAZIONI RIMASTE FUORI

DELEGA FISCALE, LA CARICA DEI 270 EMENDAMENTI 11 giugno 2013

FISCO, BOCCIA (PD): FLOP DELLA TOBIN TAX, TROPPE OPERAZIONI RIMASTE FUORI

(Public Policy) - Roma, 11 giu - "Confermo, la tassa sulle
transazioni finanziarie sta andando male. La ragione è
evidente. Troppe operazioni sono rimaste fuori dall'area di
imposizione del tributo che in pratica così com'è si applica
solo alle azioni e ai derivati su azioni. Sono rimasti fuori
i titoli di Stato, ma soprattutto le operazioni di
speculazioni e i day trader".

Risponde così Francesco Boccia presidente della commissione
Bilancio della Camera, in quota Pd, intervistato da Italia
Oggi sui risultati della Tobin Tax (che dovrà essere versata
il prossimo 16 luglio) e sulle prossime riforme economiche
da attuare, dall'Imu alla spending review.

Per Boccia il "flop" della tassa sulle transazioni
finanziarie "è evidente". La sua posizione è sempre stata
quella di "applicare un'aliquota molto pià bassa (0,01%) ma
su tutto". La Tobin tax, infatti, incasserà non più di 300
milioni, diversamente da quando previsto dal Governo Monti
che l'ha introdotta a partire dallo scorso 1° marzo. Con la
sua introduzione si contava di incassare 85 milioni di euro
al mese, quasi un miliardo di euro all'anno.

"Il gettito modesto - spiega Boccia - crea problemi di
tenuta per le casse dello Stato, soprattutto in un periodo
in cui il Governo Letta è impegnato a trovare risorse per
finanziare l'alleggerimento della pressione fiscale sui
cittadini". Tuttavia, prosegue, "se in Europa si dovesse
arrivare a una sintesi adeguata su alcuni temi finora
divisivi (la Germania è contraria alla tassazione di
derivati, la Francia alle operazioni di intraday e l'Italia
vuole salvare i titoli di Stato; Ndr), si potrebbe anche
prendere in considerazione l'idea di una sospensione della
Tobin tax fino al 2015 in attesa che l'Ue si dia regole
comuni".

Sulla riforma dell'Imu da realizzare entro agosto, gli
orientamenti della maggioranza sono di "accorpare - spiega -
in un solo tributo Imu e Tares". L'obiettivo è "realizzare
un tributo sulla casa che non tenga conto solo del valore
dell'immobile ma anche dei servizi che riceve dal Comune".

E sulla possibilità di una nuova spending review aggiunge:
"Siamo contrari alla logica dei tagli lineari, ma al tempo
stesso crediamo che debba essere il Parlamento a farsi
carico di indicare al Governo la strada su dove e come
tagliare". Quindi secondo il deputato Pd deve essere il
Parlamento (e non il Governo) a farsi carico dei tagli: "La
mia - conclude - è una sfida che voglio lanciare assieme al
presidente della commissione Bilancio del Senato Antonio
Azzolini. In questo modo non si scaricherebbe più sul
Governo l'onere dei tagli, ma sarebbe lo stesso Parlamento a
farsene carico. E questo darebbe più forza all'azione di
razionalizzazione". (Public Policy)

SOR

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