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Gas, il Mise assicura sulla rete adriatica: nessun rischio

gas 07 aprile 2015

ROMA (Public Policy) - Nessun pericolo per la rete Adriatica, il gasdotto in fase di realizzazione per collegare - energeticamente parlando - il sud al nord Italia: né sul piano delle emissioni, né su quello idrogeologico e sismico, né sul piano autorizzativo. È stata questa - in sintesi - la risposta del vice ministro dello Sviluppo economico Claudio De Vincenti a una interrogazione, presentata in commissione Industria al Senato da Enza Blundo (M5s), sulle possibili criticità del progetto.

COS'È LA RETE ADRIATICA 
Ha spiegarlo è lo stesso De Vincenti: "È una iniziativa di potenziamento del sistema di trasporto del gas dal sud dell'Italia verso il nord, progettata in base ai programmi di utilizzo dei punti di entrata esistenti e alle iniziative in atto o previste dagli operatori del settore gas per crearne di nuovi, ad esempio Tap e impianti di Gnl". "La rete Adriatica - ha aggiunto il vice ministro - è costituita dai seguenti cinque tratti di gasdotti funzionalmente autonomi: Massafra-Biccari, autorizzato, costruito e in esercizio; Biccari-Campochiaro, autorizzato e in fase di costruzione; Sulmona-Foligno, procedimento in corso; Foligno-Sestino, procedimento in corso; Sestino-Minerbio, procedimento chiuso con esito favorevole, con il decreto di autorizzazione in fase di emissione.

Segnala che tra Campochiaro e Sulmona esiste un gasdotto già completato e in esercizio". "È inoltre prevista la realizzazione a Sulmona di un impianto di compressione del gas della potenza di circa 33 MW, la cui ubicazione è posta in corrispondenza della rete esistente dei metanodotti di Snam Rete Gas, che già oggi confluiscono a Sulmona - ha proseguito De Vincenti - Ogni tratto è funzionalmente autonomo; può quindi esistere indipendentemente dagli altri e garantisce quota parte degli obiettivi complessivi della Rete Adriatica".

IL PUNTO SULLE AUTORIZZAZIONI AMBIENTALI
"Tutti i tratti hanno ottenuto la pronuncia di compatibilità ambientale favorevole del ministero dell'Ambiente", ha spiegato il numero due del Mise. "Dal 2011 la società proponente Snam Rete Gas è unicamente tenuta a redigere un piano decennale delle previsioni di sviluppo della rete in funzione della domanda e dell'offerta e della sicurezza degli approvvigionamenti, per la quale non è prevista alcuna approvazione da parte del ministero - ha aggiunto De Vincenti - Ne deriva l'inapplicabilità della Vas, non solo alla Rete Adriatica, ma anche a tutti i gasdotti che Snam ha in corso di progettazione (naturalmente tutti soggetti a Via)".

"In merito, viceversa alla necessità di sottoporre i differenti progetti a una Via unitaria, deve lamentarsi il consolidato orientamento giurisprudenziale che individua nell'autonomia funzionale dell'opera, rispetto ad altre, sia pure connesse, il discrimine tra un frazionamento artificioso del progetto e una sua corretta rappresentazione ai fini valutativi ambientali - ha proseguito De Vincenti - Infatti, si ribadisce, che la decisione di dividere la rete Adriatica in lotti funzionali non è il frutto di un'arbitraria scelta del proponente, ma risponde a concrete esigenze di ordine tecnico ed economico. Tale scelta, inoltre, ha consentito alle amministrazioni competenti una più penetrante e puntuale valutazione dei singoli tratti".

I RISCHI IDROGEOLOGICI E SISMICI
"Ulteriore motivo di preoccupazione, più volte richiamato, afferisce al rischio sismico delle aree della aree attraversate dal metanodotto - ha spiegato il vice ministro - Il tracciato dei metanodotti è stato definito scegliendo i lineamenti morfologici e geologici più sicuri (fondovalle, terrazzi, dorsali, ecc.) e comunque lontani dalle aree interessate, anche solo potenzialmente, da dissesti idrogeologici". "Nello specifico, le principali strutture sismogenetiche, quali, per esempio, quelle presenti nel territorio aquilano attivatesi in occasione del terremoto del 6 aprile 2009, non vengono mai interessate dall'opera in progetto.

In sede progettuale, inoltre - ha aggiunto - sono stati presi in considerazione dalla società proponente gli effetti diretti di un sisma potenziale sulle tubazioni interrate, sottoponendo il metanodotto in progetto a verifica strutturale allo scuotimento a sismico (shaking) seguendo le indicazioni della normativa americana Asce (American society of civil engineers) Guidelines for the Sismic Design of Oil and Gas Pipeline Systems 1984".

"Da essa si evince che, nelle aree ad elevata sismicità, le dimensioni di progetto adottate per la trincea di posa della condotta, unitamente alle caratteristiche di duttilità e flessibilità delle tubazioni in acciaio, permettono alla tubazione di sopportare agevolmente le eventuali deformazioni indotte dal sisma. I risultati di tali verifiche hanno, di fatto, evidenziato l'idoneità dello spessore della tubazione a sopportare le sollecitazioni trasmesse dal movimento transitorio del terreno durante l'evento sismico", ha concluso il vice ministro. I

RISCHI DELLE SOSTANZE INQUINANTI
"Per quanto attiene alla presunta concentrazione di sostanze inquinanti emesse dall'impianto di compressione, in ragione della particolare conformazione orografica della valle su cui verrebbe ad insistere l'impianto, si fa presente - ha spiegato De Vincenti - che le emissioni prodotte sono costituite dagli ossidi di azoto (NOx) e dal monossido di carbonio (CO) e provengono sostanzialmente dal processo di combustione del gas naturale nelle turbine a gas".

"Nello studio di impatto ambientale - si legge ancora nella risposta del viceministro - la Snam Rete gas ha effettuato idonee simulazioni sulla dispersione di codeste emissioni in atmosfera. Le simulazioni, che hanno tenuto in considerazione la conformazione del territorio e le caratteristiche meteo-climatiche dell'area (compresi i ristagni dell'aria), hanno confermato che i livelli di concentrazione delle emissioni sono molto bassi e comunque circoscritti alle immediate vicinanze dell'impianto".(Public Policy) NAF

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