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GIUSTIZIA, DDL SULLE PENE DETENTIVE ALTERNATIVE AL CARCERE

depenalizzazione 29 novembre 2012

(Public Policy) - Roma, 29 nov - Si continua a discutere
oggi in Aula alla Camera il disegno di legge "Delega al
Governo in materia di sospensione del procedimento con messa
alla prova, pene detentive non carcerarie, nonché
sospensione del procedimento nei confronti degli
irreperibili". Il ddl è stato presentato il 29 febbraio 2012
dalla Guardasigilli Paola Severino, e ha iniziato il suo
iter in commissione Giustizia alla Camera il 29 marzo.

Dopo il parere positivo della commissione, il ddl è poi
approdato in Aula il 23 ottobre scorso. Entriamo nel merito
del provvedimento.

PENE DETENTIVE ALTERNATIVE
In materia di pene alternative al carcere, l'Aula della
Camera ha approvato l'articolo 1 del disegno di legge. Il
Governo è delegato ad adottare decreti per l'introduzione
delle pene non carcerarie nel codice di procedura penale.
Con il ddl è prevista l'introduzione di due nuove pene
detentive non carcerarie: la reclusione e l'arresto presso
l'abitazione o altro luogo di privata dimora. Queste pene
sono destinate a sostituire la detenzione in carcere in caso
di condanne per reati puniti con pene detentive non
superiori a quattro anni.

Il giudice in questi casi dovrà prevedere particolari
modalità di controllo, anche attraverso mezzi elettronici o
strumenti tecnici. La reclusione presso l'abitazione sarà
esclusa qualora non sia considerata idonea a evitare la
commissione di altri reati.

SOSPENSIONE DEL PROCEDIMENTO CON MESSA ALLA PROVA
Il disegno di legge prevede la sospensione del processo con
messa alla prova dell'imputato. È prevista in caso di reati
non particolarmente gravi (puniti con pene detentive non
superiori a quattro anni). La sospensione con messa alla
prova deve essere richiesta dall'imputato e deve essere
formulata non oltre la dichiarazione di apertura del
dibattimento di primo grado.

La messa alla prova
consiste in una serie di prestazioni, tra le quali
un'attività lavorativa di pubblica utilità (presso lo Stato,
le Regioni, le Province, i Comuni o presso enti o
organizzazioni di assistenza sociale e di volontariato), non
retribuita e di durata non inferiore a trenta giorni, anche
non continuativi.

Può inoltre comportare l'osservanza di obblighi relativi ai
rapporti con il servizio sociale o con una struttura
sanitaria, alla restrizione della libertà di movimento e al
divieto di frequentare determinati luoghi.

La sospensione del procedimento non può essere superiore a
due anni per i reati con pena detentiva e a un anno per i
reati con pena pecuniaria. Potrà essere concessa soltanto
una volta (o due, purché non si tratti di reati della
medesima indole) a condizione che il giudice ritenga che
l'imputato si asterrà dal commettere ulteriori reati.

La richiesta può essere presentata oralmente o per iscritto
fino all'apertura del dibattimento di primo grado nel
giudizio direttissimo. Se la richiesta avviene durante le
indagini preliminari, il giudice trasmette gli atti della
richiesta al pubblico ministero che darà o meno il consenso.

L'esito positivo della messa alla prova determina
l'estinzione del reato, che verrà dichiarato dal giudice
tramite una sentenza. In caso di esito negativo o di revoca
il pubblico ministero, nel determinare la pena, detrae un
periodo corrispondente a quello della prova eseguita. Tre
giorni di prova equivalgono a un giorno di reclusione o di
arresto.

SOSPENSIONE PROCESSI A IRREPERIBILI
Il ddl delega il Governo a garantire l'effettiva conoscenza
del processo da parte dell'imputato, attraverso la
sospensione del processo nei confronti degli irreperibili.
La delega prevede che la sospensione, durante il
dibattimento, comporta una sospensione della prescrizione
per un periodo pari a quello previsto per la prescrizione
del reato, dopo il quale ricomincerà a decorrere.

Questo periodo dovrà servire a portare il processo a
conoscenza dell'imputato. La sospensione del processo non
opera nei casi in cui si può presumere che l'imputato sia
venuto a conoscenza del procedimento e che vi si sia
sottratto volontariamente, ad esempio quando è stato
eseguito un arresto, un fermo o una misura cautelare o nei
casi di latitanti.

Il ddl modifica quindi il codice di procedura penale,
stabilendo che in questi casi, qualora non risulti possibile
effettuare la notificazione all'imputato assente, il giudice
deve sospendere il processo.

La sospensione del procedimento non opera nei casi di reato
di mafia, di terrorismo o degli altri reati di competenza
delle Direzioni distrettuali. (Public Policy)

SOR

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