Public Policy
Facebook Twitter Feed RSS

Giustizia, i penalisti: quella di Orlando non è una vera riforma

Magistrati 26 agosto 2014

ROMA (Public Policy) - Quella che il governo si appresta a varare "non è una vera riforma della giustizia". Lo ha dichiarato il presidente dell'Unione Camere Penali, Valerio Spigarelli, all'esito dell'incontro avuto questa mattina con il ministro Andrea Orlando. Perché si possa parlare di una reale riforma di struttura, ha precisato Spigarelli, occorrono "interventi che assicurino la terzietà del giudice, un efficace controllo sull'obbligatorietà dell'azione penale,oltre che un corretto ed equilibrato rapporto tra il giudiziario e gli altri poteri dello Stato".

Dalle anticipazioni ricevute da Orlando nell'incontro di oggi, l'Unione dei penalisti italiani rileva "alcune fortissime criticità". In particolare, ha sottolineato Spigarelli, "nonostante obiettivi aggiustamenti rispetto alle anticipazioni dei giorni scorsi, non sono assolutamente condivisibili le previsioni in tema di prescrizione, con la sospensione della stessa in caso di condanna, per due anni in appello e uno in Cassazione, senza però l'eliminazione di 'doppi binari', ivi incluse le ipotesi speciali per reati colposi, ovvero delle ipotesi di interruzione, o ancora senza l'introduzione di qualche forma di controllo giurisdizionale sui tempi di esercizio dell'azione, incredibilmente, visto che quasi il 70% dei casi di prescrizione si verifica negli armadi delle Procure".

Manca poi a detta del presidente delle Camere penali, una verifica delle modalità di iscrizione nel registro notizie di reato dei pm. Inoltre, "viene ridotto drasticamente il diritto di difesa prevedendo la sola ipotesi della violazione di legge come titolo di ricorso per Cassazione nei casi di doppia conforme di condanna; allo stesso modo l'appello, non più a forma libera ma per ipotesi tipizzate, nasconde l'intento di falcidiare finanche il secondo grado di giudizio".

Anche sulle intercettazioni le ipotesi allo studio non appaiono condivisibili dai penalisti "Invece di imboccare la strada più semplice, cioè quella di sanzionare la pubblicazione in violazione di un divieto che già è previsto, quello dell'art. 114 del codice di procedura penale, si vuole estendere l'area della segretezza, con l'effetto non secondario di complicare, se non vanificare, il diritto di difesa".

Su altri aspetti che potrebbero entrare nella riforma anticipati da Orlando le Camere penali sono più positive. Ad esempio sulla responsabilità civile dei magistrati, "mantenuta dal ministro - commenta Spigarelli - a dispetto del cannoneggiamento ipercorporativo dell'Anm e dei suoi 'house organs', ma anche sull'abbandono di ipotesi di allungamento generalizzato della prescrizione ordinaria, "che si voleva portare sic et simpliciter ad 8 anni, in contrasto con l'auspicata brevità dei processi".

Ma soprattutto sottolinea il rappresentante degli avvocati difensori, "viene finalmente avanzata l'ipotesi di modifica dell'articolo 103 del codice di procedura, con il divieto trascrivere le intercettazioni 'occasionali' tra difensore ed indagato, la quale non è ancora 'l'inviolabilità assoluta' postulata da noi anche sulla scorta della sentenza deldela Corte costituzionale che si occupò della vicenda Napolitano, ma rappresenta sicuramente la presa d'atto di un gravissimo problema, quello della sistematica violazione della segretezza delle conversazioni tra gli avvocati e i loro assistiti, che le camere penali stanno denunciando in questi anni anche a suon di astensioni".(Public Policy) LEP

 

© Riproduzione riservata