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GIUSTIZIA, LENTEZZA DISPUTE COMMERCIALI: ITALIA TRA I 20 PEGGIORI AL MONDO

SENATO, LA NUOVA COMMISSIONE ANTIMAFIA  /SCHEDA 15 novembre 2012

(Public Policy) - Roma, 15 nov - In Italia (campione: 13
città) la risoluzione di una disputa commerciale richiede in
media 41 fasi processuali, per una durata totale di 1.400
giorni e un costo complessivo pari al 26,2% del valore della
controversia. Lo rileva il rapporto Doing Business 2013
della Banca mondiale, che misura i progressi economici dei
Paesi che fanno parte dell'istituzione con sede a Washington.
La performance di queste città, si legge, "è ben al di
sotto di quella degli altri Paesi dell'Unione europea, dove
la media è di 32 fasi processuali e 547 giorni, pari al
21,5% del valore della controversia". Nel mondo, invece, il
nostro Paese si piazza al 155° posto su un totale di 185
Paesi.

LE DIFFERENZE TRA LE CITTÀ
Tra le 13 città ci sono grosse differenze: per esempio,
risolvere una disputa commerciale è più facile a Torino (855
giorni, per il 22,3% del valore della controversia) che a
Bari, dove i tempi sono quasi il doppio rispetto alla media
e il costo è più elevato: 2.022 giorni e 34,1%.

A ROMA E NEL RESTO DEL MONDO
I 1.210 giorni necessari a Roma (la business city più
grande in Italia) fanno sì che il nostro Paese si posiziona
tra i 20 peggiori Paesi sui 185 analizzati dal Doing
Business. In Europa, peggio di noi, solo la Slovenia. Per lo
stesso tipo di processo sono necessari 390 giorni in
Francia, 394 giorni in Germania e 510 giorni in Spagna.

I RITARDI
La maggior parte dei ritardi si verifica durante la fase di
dibattimento, che può durare da un minimo di circa 2 anni a
un massimo di 4. L'ostacolo maggiore è costituito dal rinvio
dell'ultima udienza: infatti, "sebbene dopo questa fase
processuale la legge imponga ai giudici un limite temporale
per l'emissione della sentenza, gli stessi debbono
deliberare contemporaneamente su numerosi casi e, potendo
ricorrere a uno scarso supporto amministrativo, sono
solitamente obbligati a rinviare l'ultima udienza per un
periodo che varia da 5 mesi a 3 anni. Anche l'esecuzione
della sentenza richiede molto tempo".

I COSTI PER LO STATO
Nel 2008 la Corte europea dei diritti dell'uomo di
Strasburgo ha riscontrato 53 violazioni dell'articolo 6 da
parte dell'Italia per procedimenti troppo lunghi (solo la
Turchia ha fatto peggio). Nonostante l'approvazione, nel
2001, della legge Pinto (che ha introdotto il diritto di
presentare reclamo in caso di violazione del termine
ragionevole del processo) non ha, si legge nel rapporto,
condotto "ad una reale soluzione del problema, giacché con
la sola eccezione di Torino, i processi civili nel Paese
durano ancora più di 3 anni".
A seguito dei numerosi reclami, la Pa italiana è stata
condannata a pagare più di 300 milioni di euro di
risarcimenti per il periodo compreso tra il 2001 e il 2009.

I COSTI DELLE CONTROVERSIE
Il costo della risoluzione di una disputa commerciale nelle
città oggetto d'analisi è pari, come detto, "al 26,2%del
valore della controversia, uno dei più elevati nell'Unione
europea". A titolo comparativo, la risoluzione di una
disputa rappresenta il 9,7% del valore della controversia in
Lussemburgo, il 14,4% in Germania e il 17,4% in Francia. In
Italia gli onorari legali sono la componente che pesa
maggiormente sul costo (17,2% del valore della controversia)
e sono notevolmente più cari che in Germania (6,6%), Francia
(10,7%) e Spagna (12,7%).

LE MISURE PRESE A TORINO
La Banca mondiale ricorda come nel 2001 il presidente del
tribunale di Torino Mario Barbuto abbia lanciato il
Programma Strasburgo, un piano volto alla riduzione degli
arretrati e all'eliminazione di tutte le cause non concluse
dopo 3 o più anni. Tre le direttive principali per giudici e
cancellieri: dare priorità alle cause iscritte a ruolo da
più tempo; classificare ed etichettare fisicamente tutti i
fascicoli (targatura) in base alla data di avvio del
procedimento; seguire la strategia "first in, first out"
(primo fascicolo a entrare, primo a uscire).

"Grazie all'introduzione di queste buone pratiche - si
legge nel rapporto - nel 2010 i casi più vecchi di tre anni
rappresentavano solo il 5% di tutte le cause del tribunale
del capoluogo piemontese. L'esempio di Torino non è passato
inosservato: nel luglio 2011 il ministero della Giustizia
ha deciso di replicarne la strategia e ha ordinato a tutti i
tribunali di presentare un piano per la riduzione degli
arretrati giudiziari". (Public Policy)

GAV

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