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Giustizia, lunedì approda in aula la riforma della custodia cautelare

carceri 06 dicembre 2013

ROMA (Public Policy) - Lunedì approda in aula alla Camera la riforma della custodia cautelare, dopo il via libera della commissione Giustizia. La discussione generale è prevista a partire dalle 10,30. L'auspicio di Donatella Ferranti, presidente della commissione Giustizia, è che il provvedimento possa essere votato già in settimana.

"Nessun passo indietro quanto alle esigenze cautelari - commenta in una nota - ma sarà un grande passo avanti sul piano delle garanzie. Le esigenze cautelari non devono mai essere applicate in funzione di anticipazione della pena, noi abbiamo messo a punto un testo equilibrato, che riesce a tenere insieme da un lato il principio della carcerazione preventiva come 'extrema ratio' e dall'altro la tutela delle vittime e la sicurezza dei cittadini nei confronti dei gravi reati".

La riforma varata dalla commissione è "una riforma strutturale - spiega Ferranti - che potrà anche incidere sul sovraffollamento carcerario", perchè "rende più stringenti i presupposti e le motivazioni e amplia al contrario le misure alternative a disposizione del giudice inibendo il carcere se in corso di giudizio basteranno, ad esempio, il divieto di esercitare una professione e il ritiro del passaporto o l'obbligo di dimora".

"RISPETTARE PIENAMENTE LA PRESUNZIONE D'INNOCENZA"
L'obiettivo della proposta di legge, spiegano i firmatari nella relazione introduttiva, "è quello di affrontare la parte del problema carcerario connessa all'uso della detenzione in chiave preventiva". È pertanto necessario "ripristinare una cultura delle cautele penali fondate sul pieno rispetto della presunzione di innocenza", un obiettivo che richiede "anzitutto una modifica ad alcune delle regole previste dal codice di procedura penale". "Si può pensare - si legge ancora - di usare lo strumento cautelare come leva e stimolo per spingere il processo penale a raggiungere un più adeguato livello di efficienza e di celerità.

L'introduzione di un meccanismo che leghi la legittimità della protrazione della custodia cautelare alla celerità e all'efficienza del processo può costituire un valido contrappeso alle denunciate tendenze della prassi". Insomma, per i firmatari si tratta di "riallineare il sistema italiano agli standard previsti dalla Costituzione e a quelli previsti dalla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali".

La proposta non interviene, però, "sul limite edittale di pena per l'applicazione della custodia cautelare, oggi riferito dall'articolo 280 del codice di procedura penale ai reati puniti con la pena della reclusione superiore nel massimo a 4 anni"; si ritiene comunque, si legge, "che sia necessario riflettere sull'opportunità di 'alzare l'asticella'". (Public Policy)

GAV

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