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GIUSTIZIA, NAPOLITANO: I MAGISTRATI SIANO MENO DIFENSIVI SULLE RIFORME

napolitano 20 settembre 2013

GIUSTIZIA, NAPOLITANO: I MAGISTRATI SIANO MENO DIFENSIVI SULLE RIFORME

foto La Presse

INTERVENTO DEL CAPO DELLO STATO ALL'INCONTRO IN RICORDO DI LORIS D'AMBROSIO

(Public Policy) - Roma, 20 set - Parto naturalmente dal
titolo e dalla funzione di magistrato di cui Loris
D'Ambrosio era orgogliosamente portatore. Il titolo di
"impiegati pubblici", riferibile in Costituzione anche ai
magistrati, non dovrebbe mai essere usato in senso
spregiativo ma non può peraltro oscurare - da nessun punto
di vista - la peculiarità e singolare complessità delle
funzioni giudiziarie. L'ha detto il presidente della
Repubblica
intrvendo all'incontro di studio alla Luiss di
Roma, in ricordo del suo consigliere giuridico Loris
D'Ambrosio
.

"Non c'è nulla di più impegnativo e delicato - ha
continuato il capo dello Stato - che amministrare giustizia,
garantire quella rigorosa osservanza delle leggi, quel
severo controllo di legalità, che rappresentano - come ho
avuto più volte occasione di ribadire - 'un imperativo
assoluto per la salute della Repubblica'.

"Anche la considerazione della peculiarità di questa funzione, e
l'inequivoco rispetto per la magistratura che ne è
investita, sono invece stati e sono spesso travolti nella
spirale di contrapposizioni tra politica e giustizia che da
troppi anni imperversa nel nostro Paese".

"Il superamento di tale fuorviante conflitto, gravido di
conseguenze pesanti per la vita democratica in Italia - ha
sottolineato Giorgio Napolitano - ha rappresentato
l'obbiettivo costante del mio impegno fin dall'inizio del
mandato di presidente, e nessuno più di Loris D'Ambrosio mi
ha aiutato a definirne i termini e le condizioni".

"E nulla - ha aggiunto, riferendosi alla vicenda della presunta
trattativa tra mafia e Stato
nella quale fu coinvolto D'Ambrosio
- è stato più paradossale e iniquo che vedere anche Loris divenire
vittima di quello che il professor Fiandaca ha chiamato 'un perverso
giuoco politico-giuridico e mediatico'. La cui impronta
mistificatoria si è fatta risentire proprio oggi forse in
non casuale coincidenza con questo incontro".

"Ma pur nel non sopito sdegno e nel cocente rimpianto per
la tragica scomparsa di Loris D'Ambrosio - ha continuato il
presidente Napolitano - a noi tocca raccoglierne il
testimone. E cioè operare perché la politica e la giustizia,
e ancor più le istanze rappresentative dell'una e
dell'altra, cessino - dichiarai dinanzi al Csm già nel
febbraio 2008 - di 'concepirsi ed esprimersi come mondi
ostili, guidati dal sospetto reciproco, anziché uniti da una
comune responsabilità istituzionale'. Ci tocca operare in
questo senso, senza arrenderci a resistenze ormai radicate e
a nuove recrudescenze del conflitto da spegnere
nell'interesse del Paese. Forse - come qui si è detto -
passando attraverso 'un ridistanziamento tra politica e
diritto'. E molto importante è il contributo che ci si deve
attendere dalla magistratura".

"Lo sguardo di Loris D'Ambrosio - ha poi ricordato - è
stato sempre esigente, e non acritico, verso la sua casa,
verso il suo mondo: nella convinzione che ciò fosse
necessario nell'interesse della stessa magistratura e di un
suo rinnovato prestigio. Ne dovrebbe scaturire anche, tra i
magistrati, un'attitudine meno difensiva e più propositiva
rispetto al discorso sulle riforme
di cui la giustizia ha
indubbio bisogno da tempo e che sono pienamente collocabili
nel quadro dei princìpi della Costituzione repubblicana".
(Public Policy)

SPE

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