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GIUSTIZIA, OCSE: PROCEDIMENTI VELOCI FANNO BENE AL DIRITTO E ALL'ECONOMIA

giustizia 21 giugno 2013

GIUSTIZIA, OCSE: PROCEDIMENTI VELOCI FANNO BENE AL DIRITTO E ALL'ECONOMIA

IL RAPPORTO DELL'ORGANIZZAZIONE PER LA COOPERAZIONE E LO SVILUPPO ECONOMICO

(Public Policy) - Roma, 21 giu - La durata media di un
procedimento civile in primo grado era nel 2012 di circa 107
giorni in Giappone (il Paese con la durata minore) e di 564
in Italia (il Paese con la durata maggiore). Il tempo medio
stimato per la conclusione di un procedimento in tre gradi
di giudizio era di 788 giorni, con un minimo di 368 in
Svizzera e un massimo di quasi 8 anni in Italia.
Sono dati contenuti in un rapporto dell'Ocse (l'Organizzazione
per la cooperazione e lo sviluppo economico che conta 35 Paesi
membri e ha sede a Parigi) sulla giustizia, presentato oggi al Senato.

"I sistemi giudiziari - scrivono gli analisti Ocse
-svolgono un ruolo importante nell'assicurare la difesa dei
diritti e nel promuovere le condizioni per lo sviluppo. Ad
essi è affidato il compito di garantire la tutela dei
diritti di proprietà e l'applicazione dei contratti.

Un'adeguata tutela dei diritti di proprietà incentiva il
risparmio e l'investimento, assicurando certezza dei
rendimenti derivanti da queste attività; un'efficace
applicazione dei contratti favorisce l'allargamento degli
scambi, scoraggiando comportamenti opportunistici e
riducendo i costi di transazione".

SERVE PIÙ INFORMATIZZAZIONE
In molti Paesi dell'Ocse vi sono margini per accrescere il
grado di informatizzazione degli uffici giudiziari.
La durata media dei procedimenti è più bassa e la produttività
dei giudici è più elevata nei Paesi che destinano una quota
maggiore del bilancio della giustizia all'informatizzazione.

"Le differenze tra Paesi nella durata dei procedimenti -
annota l'Ocse - risultano associate alla composizione della
spesa pubblica per la giustizia e ad alcune caratteristiche
dell'organizzazione e della governance degli uffici
giudiziari. In particolare, assumono rilievo: la quota del
bilancio per la giustizia destinata all'informatizzazione,
la diffusione di tecniche di gestione dei flussi (caseflow
management techniques) e la produzione di statistiche
all'interno degli uffici, la presenza di corti commerciali
specializzate".

COSTI E TASSI DI LITIGIOSITÀ
Aumenti di efficienza possono derivare da politiche volte a
ridurre la litigiosità. In molti sistemi vi sono, dice il
Rapporto, margini per ridurre i tassi d'appello. "I tassi di
appello sono più bassi nei Paesi in cui la possibilità di
proporre appello è subordinata a un giudizio di
ammissibilità da parte del giudice".

I costi di accesso alla giustizia (spese amministrative,
spese per esperti, compenso dell'avvocato) sono più alti nei
sistemi caratterizzati da durate più elevate dei
procedimenti. Una ragionevole durata dei procedimenti,
sottolinea l'Ocse, può quindi essere importante anche per
migliorare le condizioni di accesso al sistema.

"La domanda di giustizia - spiegano gli analisti - è
influenzata sia da fattori 'interni' al sistema quali i
costi di accesso e le regole di ripartizione delle spese tra
le parti, gli incentivi dei professionisti e la diffusione
di meccanismi alternativi di risoluzione delle controversie
(Adr), sia da fattori 'esterni' quali elementi culturali e
caratteristiche strutturali dell'economia".

Gli analisti calcolano anche la relazione tra tasso di litigiosità
e durata dei procedimenti. "L'analisi empirica - scrivono -
conferma l'esistenza di una relazione positiva e quantitativamente
rilevante tra litigiosità e durata dei procedimenti. Nel
caso dell'Italia, una riduzione del 35% si accompagnerebbe a
una riduzione del 10% della durata dei procedimenti".

MEGLIO CON TARIFFE LIBERE
A ridurre, comunque, i tassi di litigiosità
contribuirebbero, secondo l'Ocse, una minore diffusione
della corruzione e la liberalizzazione delle tariffe dei
professionisti.

"In alcuni Paesi - annotano gli analisti - il compenso
viene definito all'esito di una libera contrattazione tra
professionista e cliente, in altri il livello e la struttura
dei compensi sono regolati dalla legge o dalle
organizzazioni di categoria".

Dei 35 Paesi dell'Ocse per i quali si dispone
dell'informazione, la determinazione del compenso è libera
nel 29% dei casi, è regolata dalla legge nel 40% ed è
regolata dalle organizzazioni di categoria nel restante 31%.
"L'analisi empirica - aggiungono gli analisti -suggerisce
che il passaggio da un regime regolato a uno non regolato è
associato a una riduzione media della litigiosità da 2,9 a
0,9 casi ogni 100 abitanti".

Un altro fattore snellente è la prevedibilità delle
decisioni giudiziarie. "La possibilità di anticipare
l'interpretazione della regola che verrà stabilita dal
giudice - scrive l'Ocse - garantisce la certezza del diritto
e permette agli agenti economici di valutare le possibili
conseguenze legali delle loro azioni, consentendone una
corretta programmabilità". (Public Policy)

SPE

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