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GIUSTIZIA, PROPOSTA PDL-RESPONSABILI PER LIMITARE IL RICORSO ALLA CUSTODIA CAUTELARE

02 luglio 2012

La custodia cautelare in carcere, in Italia, rappresenta una forma di tortura: bisogna limitarne il ricorso. E' quanto chiedono Pdl e Responsabili (primo firmatario Alfonso Papa, lui stesso detenuto 101 giorni in custodia cautelare in merito alla vicenda P4, nel 2011) in una proposta di legge per modificare il codice di procedura penale, presentata alla Camera ma non ancora assegnata alla commissione di competenza.

Sullo stesso tema, in commissione Giustizia, la settimana
scorsa è iniziata la discussione di tre testi abbinati, due
a firma di Rita Bernardini (radicale, eletta nelle fila del
Pd) e uno di tre deputati della Lega nord (primo firmatario
Roberto Cota, ora presidente della Regione Piemonte).

LA SITUAZIONE ATTUALE
Nel nostro Paese, afferma Papa, "in strutture fatiscenti e
inumane, oltre il 42% dei detenuti è costituito da persone
in attesa di giudizio, persone che in base alla Costituzione
sono da ritenere non colpevoli". Sono circa "26 mila i
detenuti tra appellanti e ricorrenti in Cassazione: di
questi ben 15 mila sono in attesa di giudizio".

Una problematica che incide anche sui conti pubblici,
aggiunge Papa: "Si pensi che soltanto nel 2011 lo Stato ha
versato 46 milioni di euro a titolo di indennizzo per
ingiusta detenzione". Non solo: in base ai dati della Corte
europea dei diritti dell'uomo, citati nella proposta, "nel
periodo compreso tra il 1959 e il 2010 l'Italia ha riportato
2.121 condanne, dovute principalmente (1.139) all'eccessiva
durata dei processi".

LA RECIDIVITA'
La proposta punta sulle misure alternative, e cita
i dati emersi da una ricerca del Dipartimento
dell'amministrazione penitenziaria secondo cui "il detenuto
a cui viene concessa una misura alternativa al carcere ha
una recidività minore rispetto a chi sconta la propria pena
in cella: trascorsi 7 anni dalla conclusione della pena, la
recidiva si colloca infatti intorno al 19% in caso di pena
alternativa, mentre raggiunge il 68,4% quando la stessa
viene eseguita in carcere". La conseguenza, secondo il
deputato napoletano, che è anche magistrato, è che il
carcere italiano "è un'esperienza che abbrutisce e che
spesso sforna potenziali criminali".

LA PROPOSTA DI LEGGE
Innanzitutto il testo mira a ridurre il ricorso alla
custodia cautelare in carcere "unicamente alle ipotesi di
reato per le quali appaia indispensabile", ovvero quando
appare "l'unica risposta in termini di sicurezza per la
collettività".

L'articolo 3 della proposta prevede l'obbligo, per il pm,
di "interrogare sempre l'indagato in stato di custodia alla
presenza di un giudice, anche dopo l'interrogatorio di
garanzia". Custodia in carcere che "non potrà superare i sei
mesi".

La proposta a firma Papa prevede anche modifiche relative
alla composizione del tribunale del riesame in caso di
"giudizio di secondo grado in sede cautelare": "Dovrà
svolgersi dinanzi a un collegio diverso da quello del primo
grado".

L'articolo 5 stabilisce che il pm è tenuto a richiedere
entro 30 giorni dall'esecuzione della custodia il giudizio
immediato per chiedere "la remissione in libertà", sempre
che la richiesta non pregiudichi "gravemente" le indagini.
Infine, i deputati del Pdl chiedono di separare i detenuti
in custodia cautelare da quelli condannati in via
definitiva: "Se già il condannato in via definitiva vive in
una condizione indecente, il carcere, per l'indagato
sottoposto a custodia cautelare, diventa una vera e propria
forma di tortura, di induzione alla confessione forzata e di
svilimento della dignità umana". (GAV)

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