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"Giustizia sociale e innovazione contro la disoccupazione": parla il fondatore di Sbilanciamoci!

giustizia 04 dicembre 2013

ROMA (Public Policy) - (di Ludovica Tartaglione) - La situazione del mercato del lavoro in Italia è grave, ma è ancora possibile invertirne la rotta. Non bastano incentivi e sgravi fiscali. Bisogna agire sulla causa principale del problema: il declino della domanda aggregata e la ripresa dell’economia nel suo insieme, secondo un nuovo paradigma fatto di innovazione, sostenibilità e giustizia sociale. Così spiega Mario Pianta, professore di Politica economica all'Università di Urbino e tra i fondatori della campagna Sbilanciamoci!

D. PROFESSORE, QUANTO E' GRAVE LA SITUAZIONE ATTUALE, COSA DICONO GLI ULTIMI DATI SULLA DISOCCUPAZIONE?
R.
Il problema della disoccupazione è diventato esplosivo  in Italia, così come negli altri paesi europei, per effetto della depressione dell’economia. Basti pensare che, rispetto ai livelli pre-crisi, la produzione industriale è calata del 25%. Secondo l’ultima rilevazione Istat, la disoccupazione è al 12,5%. Ma questo dato nasconde alcune realtà.

Come ad esempio i lavoratori in cassa integrazione e tutte le persone sfiduciate che, viste le difficoltà, hanno rinunciato a cercare un lavoro. Contando anche tutte queste situazioni, si arriva a un tasso di disoccupazione totale e reale di circa il 18%. Tra l’altro bisogna ricordare che la situazione è critica anche tra chi un lavoro già ce l’ha. Un contratto di lavoro su quattro è precario. I giovani che riescono ad entrare nel modo del lavoro con un contratto a tempo indeterminato sono una rarità.

Tutto ciò rende la struttura occupazionale fragile. Al Sud, poi, la situazione è ancora più grave, il tasso di disoccupazione giovanile arriva a superare in alcune aree anche il 40% e si contano circa 2 milioni di giovani Neet (Not in Education, Employment or Training) che, formalmente, non studiano né lavorano.

D. COSA PENSA DELLE MISURE DEL GOVERNO PER L’OCCUPAZIONE?
R.
Le misure del Governo affrontano un problema illusorio: il costo del lavoro. Si parla sempre di riduzione del cuneo fiscale, di incentivi monterari all’assunzione dei precari etc. La prospettiva è sempre quella di intervenire sul mercato del lavoro dal lato dell’offerta (i lavoratori), abbassandone il costo. Ma il vero problema è un altro. Le imprese non assumono perché i loro beni e servizi non hanno sbocco sul mercato. E’ un problema di domanda a livello aggregato.

D. QUALE INTERVENTO DI POLICY SI DOVREBBE ADOTTARE, DUNQUE?
R.
Serve una vera e propria politica della domanda e della spesa in senso keynesiano. Sappiamo tutti che la spesa pubblica in Italia è un problema: si avvicina agli 800 miliardi di euro l’anno e rappresenta il 45% del Pil. Ma tasse e tagli ai servizi, come abbiamo visto, non portano da nessuna parte. Occorre rovesciare le politiche di austerità, stabilire un piano di investimenti pubblici mirati e tagliare le spese davvero inutili.

D. QUALI SONO, NELLO SPECIFICO, GLI INVESTIMENTI PUBBLICI MIRATI E LE SPESE INUTILI DI CUI PARLA?
R.
Con la campagna Sbilanciamoci! abbiamo proposto alcuni interventi ben definiti su questi due fronti. Per quanto riguarda gli investimenti pubblici, lo Stato potrebbe investire in settori utili allo sviluppo e alla sostenibilità ambientale e sociale del nostro Paese: energia fotovoltaica, messa in sicurezza del territorio, riconversione civile dell’industria militare, asili nido, edilizia scolastica etc. È questo il tipo di investimenti che crea posti di lavoro, sostiene la domanda e fa sviluppare l’economia di un paese verso il suo ideale.

I soldi per finanziare questi investimenti si possono trovare facendo dei tagli ragionati alla spesa pubblica. Si potrebbero tagliare, ad esempio: 4000 milioni, riformando e riducendo le forze armate; 800 milioni, riducendo l’acquisto di armamenti tra cui i caccia F35 di cui si parlava qualche mese fa; 740 milioni, ponendo fine alla missione militare in Afghanistan;  500 milioni, cancellando i fondi alle scuole private; 2000 milioni, riducendo la spesa nella pubblica amministrazione con l’uso di software open source; 1000 milioni, riordinando le convenzioni nella sanità privata.

D. E CON LE ENTRATE FISCALI, INVECE, SI PUÒ RECUPERARE QUALCOSA?
R.
Ci sono ampi margini di intervento anche guardando i conti pubblici da questo lato. Abbiamo calcolato che si potrebbero recuperare quasi  18 miliardi di euro con un’imposizione fiscale sulla ricchezza e sulle rendite finanziarie, una maggior progressività delle imposte e con la tassazione dei diritti televisivi e delle emissioni di CO2. (Public Policy)

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