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GIUSTIZIA, SUI MAGISTRATI FUORI RUOLO TUTTI D'ACCORDO, DAL PD ALLA LEGA /FOCUS

fuori ruolo 12 aprile 2013

andrea orlando 2

(Public Policy) - Roma, 12 apr - C'è chi, come Andrea
Orlando del Pd (nella foto), parla di "una responsabilità politica"
precisa del Governo Monti; e chi, come Enrico Costa del Pdl,
usa una metafora non gentilissima nei confronti del ministro
per la Pa Filippo Patroni Griffi: "Abbiamo messo la volpe a
proteggere il pollaio".

Fatto sta che se Pd e Pdl riescono a malapena a dialogare
su vicende complesse come l'elezione del presidente della
Repubblica o sulla formazione del prossimo governo, sono
d'accordissimo su una vicenda che riguarda la magistratura e
in particolare la figura dei magistrati fuori ruolo (coloro
che non esercitano direttamente la professione, ma lavorano
provvisoriamente altrove). Non solo: anche la Lega, per
bocca di Nicola Molteni, è d'accordo con Orlando e Costa.

DI COSA STIAMO PARLANDO
La delega per il collocamento fuori ruolo della
magistratura è scaduta, come anticipato da Public Policy, il
28 marzo. Il Consiglio dei ministri del 27 avrebbe dovuto
adottare il decreto legislativo trasmesso alle Camere a fine
gennaio per i pareri delle commissioni competenti.

Dei due pareri richiesti al Parlamento, solo uno era stato
formulato, ed era quello della commissione Giustizia della
Camera. Tuttavia, a pregiudicare l'adozione del dlgs non è
stata l'assenza dei pareri di entrambe le Camere, perché il
Governo avrebbe potuto comunque licenziare definitivamente
il decreto senza il parere delle commissioni. La questione
ha trovato spazio, nei giorni scorsi, anche sulle colonne
del Corriere della sera, con un articolo di Gian Antonio
Stella e Sergio Rizzo ("La legge dimenticata sui magistrati
fuori ruolo").

La delega era prevista nel comma 67 dell'art. 1 della legge
anticorruzione (190/12). Il decreto legislativo era stato
deliberato dal Cdm il 22 gennaio scorso e trasmesso alle
Camere il 29 per il parere (non vincolante) delle
commissioni.

Secondo i dati forniti dallo stesso ministro della Giustizia
Paola Severino, alle commissioni riunite nella seduta del 12
marzo 2012, "i magistrati in servizio sono 8.734. Fra questi
227 sono collocati fuori ruolo. I magistrati fuori ruolo collocati
presso gli uffici del ministero della Giustizia sono 91.

I magistrati fuori ruolo collocati in altre amministrazioni
sono 108. In particolare, con riferimento alla durata dei
fuori ruolo il periodo va da un anno fino, in alcuni limitati
casi, a più di venti anni.

LE REAZIONI DEI PARTITI
Alla Camera, dove la commissione Giustizia la scorsa
legislatura aveva lavorato sul tema elaborando anche un
parere, la notizia non è passata inosservata. Alla prima
occasione, la seduta d'aula del 9 aprile, sia Pd (con
Orlando, che è il responsabile Giustizia) e Pdl (con Costa
che era capogruppo Pdl in commissione), che la Lega (con
Molteni (ieri capogruppo in commissione, oggi tesoriere) si
sono fatti sentire, con toni non proprio concilianti.

ORLANDO: UN FATTO GRAVE E UNA SCELTA SBAGLIATA
"La volontà del Parlamento è stata complessivamente
disattesa - ha esordito Orlando rivolto alla presidente
Laura Boldrini - lasciando un vuoto legislativo o
significativo su un tema in cui in quest'aula si era molto
discusso".

Per il politico spezzino la scelta del Governo Monti è
"molto grave e non vorrei che passasse il messaggio che è
stata compiuta con il consenso del Partito democratico". Il
Governo, ha proseguito il responsabile Giustizia del Pd, "si
è assunto una responsabilità politica, seppure
nell'esercizio di una fase in cui sarebbe chiamato ad
esercitare funzioni solo di ordinaria amministrazione".

Ancora una volta, per Orlando, "si è persa un'occasione
importante per mettere ordine su un tema cruciale: quando
una funzione giurisdizionale diventa incompatibile con una
funzione amministrativa". Una scelta sbagliata soprattutto
"in una fase storica nella quale il tema del conflitto
d'interessi è evocato ovunque".

COSTA: ABBIAMO MESSO LA VOLPE A PROTEGGERE IL POLLAIO
A tirare direttamente in ballo il ministro Patroni Griffi
(che nella vita è magistrato e che ha avuto incarichi
istituzionali sia con Prodi che con Berlusconi) è stato
Enrico Costa del Pdl: "Abbiamo messo la volpe a proteggere
il pollaio: perchè probabilmente da noi oggi il ministro
raccoglie proteste, mentre nell'ambito della magistratura
amministrativa raccoglierà applausi".

Una cosa che l'ex capogruppo del Popolo della libertà in
commissione Giustizia ha definito in aula "inaccettabile",
il ministro "non può giocare di prestigio", puntando "a
compiacere altri poteri che sono diversi rispetto
all'esecutivo e al legislativo".

Costa parla di magistratura amministrativa perchè le
condizioni che la Camera aveva posto al governo riguardavano
proprio "sacche che non erano coperte dal provvedimento".
Ovvero: parte della magistratura amministrativa.

MOLTENI: ATTEGGIAMENTO PILATESCO DEL GOVERNO
Duro anche l'intervento del deputato del Carroccio: "La
censura va in modo particolare al ministro Patroni Griffi e
va anche nei confronti del ministro della Giustizia Paola
Severino, la quale si era impegnata particolarmente durante
l'attività parlamentare, che si è protratta per parecchio
tempo, a dare una soluzione a questa situazione".

"Prendiamo atto - ha detto Molteni - dell'atteggiamento che
oserei definire pilatesco da parte del Governo". Secondo la
Lega Nord infatti, "poter riallocare 250 magistrati (227;
Ndr) avrebbe potuto rappresentare un'occasione e
un'opportunità ulteriore e migliore per poter efficientare
al meglio il sistema giustizia".

GIACHETTI: FOTOGRAFIA PLASTICA DEL CONFLITTO D'INTERESSI
Ultimo a prendere la parola sull'argomento è stato
l'attuale vice presidente della Camera del Pd, Roberto
Giachetti. Proprio colui che per primo (anzi per secondo:
prima era arrivata una proposta dei Radicali) era
intervenuto sull'argomento presentando un emendamento poi
trasformatosi in un articolo aggiuntivo alla legge
anticorruzione.

"Ecco, una fotografia plastica - ha detto in aula Giachetti
- di cosa sia il conflitto d'interessi risiede nel fatto che
casualmente uno dei due ministri che si doveva occupare di
questa vicenda è un ministro che per fare il ministro è in
fuori ruolo". Per l'ex esponente radicale "quando dicevamo
(il Pd; Ndr) che era assai difficile che titolari di una
situazione di questo tipo avrebbero potuto in modo
disinteressato fare una regolamentazione vera, ciò,
purtroppo, si è dimostrata esattamente la realtà". (Public
Policy)

GAV

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