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Hacking Team e il caso Regeni: l'ultima risposta del Mise

hacking team cybersecurity 26 aprile 2016

ROMA (Public Policy) - "Confermo che il ministero recentemente in relazione alle mutate condizioni politiche, ha comunicato all'impresa Hacking Team che al posto della autorizzazione globale individuale, che è stata, pertanto, revocata, dovrà ora, nel qual caso intendesse esportare i propri prodotti duali in Paesi terzi alla Ue, utilizzare lo strumento dell'autorizzazione specifica individuale. Le successive esportazioni di beni dual use che la citata società volesse realizzare nel futuro, potranno essere conseguite solo se rilasciate su parere del comitato consultivo emesso di volta in volta, sulla base di uno specifico ordine o contratto".

A dirlo è stato il sottosegretario al ministero dello Sviluppo economico Ivan Scalfarotto rispondendo, in commissione Attività produttive, a un'interrogazione presentata dalla deputata di Scelta civica Adriana Galgano.

L'interrogazione riguardava i rapporti tra Hacking Team, la società di cybersecurity con sede a Milano, e l'Egitto.

"I suoi sistemi di controllo remoto (Rcs Galileo) permettono di monitorare le comunicazioni degli utenti internet, decifrare i loro file e le loro e-mail criptate, registrare le conversazioni telefoniche, Skype e altre comunicazioni Voice over IP, attivare a distanza microfoni e videocamere sui computer presi di mira, tenere sotto controllo telefoni cellulari (telefonate, rubriche, sms, spostamenti, calendari eccetera), leggere e rilevare anomalie nel modo dei social network", spiegava la deputata dell'interrogazione, sostenendo che uno di questi software potrebbe essere stato usato per tenere sotto controllo Giulio Regeni, il ricercatore italiano ucciso in Egitto.

Tuttavia, rispondendo alla domanda se il ministero abbia approfondito a quale organizzazione governativa egiziana fosse destinato il software esportato dalla Hacking Team, "evidenzio che - ha aggiunto Scalfarotto - essendo l'autorizzazione rilasciata di tipo globale individuale, quest'ultima, non prevede un approfondimento preventivo sull'end user da parte dell'Autorità che emette il provvedimento autorizzativo".

Il sottosegretario ha ricordato come i software di intrusione siano inseriti in un regolamento Ue (il n. 1382 del 24 ottobre 2014) per i quali - come nel il Trojan Rcs Galileo prodotto e commercializzato da Hacking Team - vige un regime di esportazione che richiede una specifica licenza.

Si tratta di beni duali, ossia beni sensibili che possono avere un utilizzo civile lecito ed uno o più impieghi collegati alla proliferazione delle armi di distruzione di massa.

"Per continuare ad esportare i propri prodotti, la Hacking Team ha richiesto il 5 marzo 2015 un'autorizzazione di tipo 'globale individuale' al Mise - ha aggiunto Scalfarotto - al fine di poter vendere tale prodotto e la tecnologia informatica necessaria per la sua installazione in vari Paesi. La relativa licenza è stata poi rilasciata il 3 aprile 2015 per una serie di Paesi, tra cui l'Egitto".

Il sottosegretario ha evidenziato che ogni autorizzazione per l'export dei beni dual use tecnology deve essere accompagnata da un parere favorevole di un comitato consultivo composto dai rappresentanti del ministero degli Esteri, dell'Economia, della Difesa, dell'Interno, dell'Istruzione, della Salute, dell'Agenzia delle dogane e dello Sviluppo economico.

"La presenza di rappresentanti delle citate amministrazioni - ha sostenuto Scalfarotto - consente di avere uno spettro di valutazione molto completo e relativo ad ogni aspetto dell'operazione di esportazione medesima, compreso il rispetto dei diritti umani". (Public Policy) NAF

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