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Home restaurant, parla il ceo di Gnammo: la legge serve

pasta-home-restaurant 06 marzo 2017

di Francesco Ciaraffo

ROMA (Public Policy) - Meglio portare a casa una legge, con i suoi difetti, che nulla. "Io cammino in montagna e preferisco avere a disposizione un sentiero, piuttosto che non averlo".

Il sentiero di Cristiano Rigon, fondatore e ceo di Gnammo, è la pdl Home restaurant, all'esame della commissione Industria del Senato, che regola le cene organizzate in casa da cuochi non professionisti tramite un'app. E Gnammo è proprio una piattaforma che mette in contatto chi vuole mangiare con il cuoco. Insomma uno dei principali destinatari delle norme in questione.

Anche sul tema social eating si è osservata una dinamica ormai tipica dei fenomeni della sharing economy e dell'innovazione: i settori tradizionali chiedono regole su ambiti che, a parer loro, li minacciano; gli altri rispondono che norme troppo severe rischiano di bloccare l'innovazione. Insomma, le dinamiche cui abbiamo assistito, per esempio, tra taxi e Uber.

D. Partiamo proprio da qui. Che ne pensa della faccenda?

R. Penso che il digital divide italiano sia più culturale che tecnologico. Non credo che il Paese non voglia innovare, ma ci sono persone che non vogliono guardare avanti e si limitano a pensare: è sempre stato così, perchè cambiare?

D. E le istituzioni?

R. Posso dire che quando il legislatore si è approcciato al nostro tema è stato molto disponibile. Le commissioni della Camera mi hanno ascoltato in audizione due volte perchè stavano trattando di un tema che non conoscevano.

D. Parliamo della proposta. Le piace?

R. Intanto avere una legge sul tema significa riconoscere che il social eating è un'attività legale. Inoltre, il provvedimento ha aspetti positivi, come l'obbligo di assicurazione per il cuoco e la comunicazione in capo alla piattaforma della comunicazione delle unità immobiliari dove si svolgono le attività di home restaurant.

D. Invece cosa non va?

R. Il primo è il limite di 5mila euro annui di proventi. Si tratta anche di un possibile freno per lo sviluppo di un'enogastronomia tipica e locale. Un cuoco, infatti, potrebbe preferire una spesa low cost invece di una scelta di prodotti tipici magari leggermente più cari per contenere il prezzo del menù e quindi non raggiungere la soglia. Noi chiediamo di cancellare questa soglia e prevederne solo una sul limite massimo di pasti annui.

D. Il divieto di incrocio tra attività di home restaurant e attività turistico ricettive non professionali, come Airbnb, vi piace?

R. No, rischia di essere un limite allo sviluppo del settore. Capisco l'esigenza di evitare che i bed&breakfast possano arrivare ad offrire la pensione completa, cosa che non possono fare, ma si può specificare meglio la norma. Si potrebbe prevedere, ad esempio, che non si possano organizzare cene ad hoc tra gli ospiti della stanza e i partecipanti alla cena, ma che possano cena in occasione di eventi a cui partecipano altre persone. O ancora, specificare che non possa esserci corrispondenza tra utenti social eating e ospiti.

D. I ristoratori chiedono regole sul social eating perchè con la deregulation ci sarebbe una concorrenza sleale. Che ne pensa?

R. Questo è un mito da sfatare. Intanto chi va a mangiare a casa di un cuoco non professionista non smette di andare al ristorante. Inoltre, l'utente del social eating cerca un'esperienza diversa ripetto a quella del ristorante. Si tratta della volontà di conoscere nuove persone, il cibo è secondario.

D. La pdl è al momento congelata (dopo spiegheremo perché). L'instabilità politica rischia di far decadere la pdl. Meglio farla arrivare in porto o, viste le critiche mosse, spera che decada?

R. Se decade rimaniamo nel limbo con ripercussioni, e incertezze, anche sui controlli. Quindi meglio portarla in porto.

LA PROPOSTA E I NUMERI DI GNAMMO

Il provvedimento è stato approvato alla Camera ed è ora all'esame della commissione Industria dove però, come detto, è congelata. La pdl, infatti, è al vaglio della Commissione europea per escludere che ci siano incompatibilità con il diritto Ue, quindi l'esame parlamentare sarà fermo fino a maggio.

Il provvedimento prevede, tra l'altro, che le piattaforme tecnologiche dovranno registrare l'attività di home restaurant in un apposito registro elettronico almeno trenta minuti prima della fruizione del servizio. Inoltre, l'attività di home restaurant non può superare il limite di 500 coperti per anno solare, né generare proventi superiori a 5mila euro annui.

Previsto poi un divieto di incrocio tra attività di homerestaurant e attività turistico ricettive non professionali (come Airbnb). Il testo specifica che le disposizioni della legge "non si applicano alle attività svolte in ambito privato o comunque da persone unite da vincoli di parentela o di amicizia, che costituiscono attività libere e non soggette a procedura amministrativa". Sono oltre 215mila gli utenti scritti su Gnammo.

Di questi più di 5mila sono 'cuochi'. Dal 2012, in 20mila si sono seduti a tavola e hanno provato il servizio. Il costo medio di un pasto è di 25 euro. (Public Policy)

@fraciaraffo

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